menù

sabato 1 settembre 2012

Come togliere la verifica parola sulla piattaforma Blogger (versione aggiornata)

Avevo già pubblicato a febbraio, una guida per togliere la verifica parole dai post su Blogger; adesso con gli ultimi aggiornamenti è diventato ancora più semplice e senza fare tanti giri.
Ecco il procedimento per rimuovere questa funzionalità:

  •   Andare nella bacheca principale.

  • Aprire il menù a tendina e cliccare su impostazioni.
  • Cercare la voce post e commenti.

  • Una volta aperta la pagina, trovare la voce mostra test di verifica e impostare su no.

  • Dopo questa operazione, andare in alto a destra e salvare le impostazioni.


Se la procedura è stata eseguita correttamente, scomparirà la verifica parole dai vostri post.
 
 

Citazione del giorno


"Ognuno vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei."

Niccolò Machiavelli
 
 
 

Il MUOS di Niscemi e le future guerre


Articolo da Il Corsaro - l'altra informazione

La Sicilia è l’ombelico del Mediterraneo, un pregio della natura alla mercé della storia e delle sue guerre. Negli ultimi trent’anni una grossa parte dei piccoli e grandi conflitti armati del globo hanno avuto come teatro il Mar Mediterraneo e tuttora l’attività militare in queste zone è ai massimi livelli d’attenzione.
In un'era in cui i conflitti armati stanno prendendo una piega sempre più disumana e disumanizzante, la Sicilia oggi continua a pagare a caro prezzo, per il suo futuro e per la sua salute, la s/fortunata posizione geografica. A Niscemi, provincia di Caltanisetta, l’area naturale “Sughereta” (Sito d’Importanza Comunitaria – SIC) sta lasciando posto alla costruzione del MUOS (Mobile User Objective System). Il MUOS di Niscemi è una delle quattro basi terrestri che fanno parte di un programma gestito dal Dipartimento della Difesa statunitense prevede la realizzazione di basi con sistemi di comunicazione satellitari ad altissima frequenza (UHF) per permettere telecomunicazioni sempre più veloci. In parole povere, si parla di mega antenne capaci di ricevere e moltiplicare gli ordini per i droni, gli aerei senza pilota, avanguardia della tecnologia militare nelle guerre del XXI secolo. I droni in Sicilia ci sono già, sono a Sigonella (Catania), nella base militare Nato definita, non a caso, "The Hub of the Med": parcheggiati nell’aeroporto militare ci sono già i modelli di Global Hawk, Predator e Rea.
I lavori del terminale terrestre di Niscemi (gli altri terminali si trovano in Australia, Virginia e Hawaii) sono quasi completi. Tuttavia, prima che il Muos diventi operativo ci vorranno altri due o tre anni di tempo per la messa in orbita dei necessari satelliti di collegamento. Una volta attivato il sistema – tre antenne circolari con un diametro di 18 metri e due antenne radio di 150 metri circa –, sulle teste di tutti noi e soprattutto dei siciliani ci sarà un enorme microonde capace da un lato di interferire pericolosamente con le altre trasmissioni civili, ad esempio con la strumentazione di bordo dei voli di linea, e dall’altro di generare un campo elettromagnetico molto poco salutare per gli abitanti del luogo. Nel luglio del 1967, a bordo della portaerei Us Forrestal nel Golfo del Tonchino, le radiazioni emesse dal radar di bordo della nave fecero innescare e detonare un missile in dotazione ad un caccia F-14 provocando la morte di 134 militari. L’ARPA Sicilia ha già effettuato una serie di rilevamenti sulle emissioni della stazione di radiotrasmissione di Niscemi, che hanno rilevato dei valori di campo elettrico già vicini al livello di attenzione per la salute umana.
La popolazione e i sindaci dei comuni limitrofi al MUOS hanno iniziato a far sentire la loro voce: sono scesi ripetutamente in piazza negli ultimi mesi e sono stati presentati degli esposti sui danni ambientali e sulla realizzazione dei lavori presso la Procura di Caltagirone. I comitati popolari si stanno moltiplicando e tre consigli provinciali (Catania, Ragusa e Caltanissetta) si sono dichiarati contrari al nuovo progetto.
La Sicilia, purtroppo, non è nuova a queste storie. Il 4 aprile del 1982 a Comiso, un paese a pochi chilometri da Niscemi, scesero in piazza centomila persone contro la costruzione di una base militare che doveva accogliere 112 missili Cruise a testata nucleare. I missili di Comiso erano il segnale che il nuovo fronte dei conflitti si spostava nel Mediterraneo. Trent' anni dopo la storia va avanti, l’aeroporto di Comiso non ha più i missili ed è stato riconvertito ad uso civile ma non è mai entrato in funzione. In compenso la guerra del terzo millennio ora sta sbarcando a Niscemi.
Il prezzo che la Sicilia continua a pagare con le guerre del Mediterraneo è altissimo, l’ultimo conflitto in Libia ci ha mostrato come il controllo militare sull’isola sia molto forte: spazi aerei civili limitatissimi durante il conflitto, voli dirottati su altri aeroporti e una terra che improvvisamente diventa la portaerei e la rampa di lancio dei caccia militari di mezzo mondo. Il MUOS si fa simbolo di una duplice sconfitta: perdono i siciliani in termini di salute e territorio, perde la politica italiana in autonomia e potere decisionale.
I droni, il MUOS, le antenne, i satelliti costituiscono i nuovi attori della guerra globale contemporanea. Una guerra in cui il grilletto sarà premuto sempre meno dall’uomo e in cui ordini e ordigni saranno affidati ai computer. In cui l’automatizzazione dei conflitti e la loro virtualità possono portare a danni e tragedie sempre più imprevedibili e incontrollabili.

Link e Fonti:

http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/

http://www.nomuosniscemi.it/
 
 

Autore: Gabriele Caforio


Licenza: Licenza Creative Commons
Quest' opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.


Articolo tratto interamente da Il Corsaro - l'altra informazione


Photo credit kmodicas caricata su YouReporter


 
 

Danza delle stelle


Questo video è stato girato nello Joshua Tree National Park e nell’antica foresta Bristlecone, durante la pioggia meteorica delle Perseidi. In questo filmato noterete: antichi alberi, fulmini, arcobaleni, meteore, la Via Lattea e tante stelle. Vi consiglio come sempre la visione a schermo intero e in HD.


Ascendance from Henry Jun Wah Lee on Vimeo.


Photo e video credit  caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons



Il governo spagnolo dissangua la sua popolazione per salvare le banche private

P1020294

Articolo da Tlaxcala

Il salvataggio di BFA-Bankia attraverso la nazionalizzazione delle sue perdite e dei suoi attivi tossici, seguito da una richiesta storica di aiuti pubblici per 19 miliardi di euro (23,5 miliardi complessivi, contando gli aiuti già ricevuti), ha fatto precipitare la Spagna in un’isteria politica ritmata dalla pressione finanziaria delle scadenze fissate dai creditori. L’annuncio del governo Rajoy, il 9 giugno scorso, di un piano di salvataggio che potrebbe toccare i 100 miliardi di euro (circa il 10% del PIL) destinato a risanare l’intero settore finanziario spagnolo, in precedenza rifiutato, mette i mercati e le istituzioni finanziarie internazionali sotto pressione. A Roma, Washington, Parigi e Bruxelles si susseguono riunioni dell’Eurogruppo, del G20 o videoconferenze incapaci di placare la frenesia degli speculatori che si scatenano sul mercato del debito. Nel frattempo la popolazione subisce nuove misure antisociali che le impongono una precarietà sempre più severa.
 
BFA-Bankia, la quarta banca del paese in termini di capitalizzazione di borsa con oltre 10 milioni di clienti e circa 380.000 azionisti, è al centro crisi. Rappresenta il 10% del sistema finanziario spagnolo ed è forse la più esposta ai crediti immobiliari a rischio. Per questo è considerata come una banca ‘sistemica’: il suo fallimento potrebbe portare al tracollo l'intero settore bancario e, più in là, l’insieme dell’economia del paese. Bankia, o più esattamente BFA-Bankia, è nata alla fine del 2010 ed è il frutto di una sapiente miscela che permette di isolare gli attivi immobiliari problematici dalle sette casse di risparmio raggruppate all’interno della casa madre BFA (Banco Financiero y de Ahorros). Quest’ultima, aiutata dallo Stato, opera come la «bad bank» di Bankia. Lo Stato si fa garante della montagna di attivi immobiliari incerti in seno a BFA mentre la sua filiale Bankia, sbarazzata da questo ingombro, tenta di attirare il capitale dei piccoli investitori per la sua uscita in borsa. L’obiettivo è chiaro: trasferire i rischi derivati dalla bolla immobiliare dal settore privato a quello pubblico. I contribuenti, i clienti danneggiati e tutti coloro che sono stati incoraggiati a diventare piccoli azionisti con raccomandazioni irresponsabili saranno toccati direttamente; ma nel complesso sarà ancora la popolazione spagnola nel suo insieme a fare le spese di un debito privato diventato pubblico. Ancora una volta i banchieri hanno l’occasione di salvare le loro scommesse indecenti, nonostante siano responsabili di investimenti ad alto rischio che sboccano su perdite astronomiche. I governi successivi di Zapatero (PSOE, sinistra liberale) e Rajoy (PP, destra liberale creata dal franchista Manuel Fraga) hanno deciso di portar loro soccorso liberandoli dal rischio insostenibile derivato dalla bolla immobiliare con un’iniezione di denaro prelevato direttamente dal bilancio dello Stato, a scapito dei settori vitali come la previdenza sociale, l’istruzione, la sanità o ancora la lotta contro gli incendi. Lo Stato, indebitato per salvare le banche, si trova costretto a operare dei tagli di bilancio che colpiscono lo stato previdenziale per colmare il deficit che ne consegue. Ecco la trappola del debito che vogliamo denunciare.
 BFA-Bankia, d’altronde, criticata perché nel suo organo di direzione ci sono degli ex membri attivi del Partito Popolare |1|, in particolare nell’ex Caja Madrid oggi inghiottita da BFA, rappresenta un caso esemplare che coinvolge politici e banchieri al servizio della finanza.
 

1º settembre 1923 - Un terremoto devasta Tokyo e Yokohama facendo circa 100.000 vittime


Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Il grande Terremoto del Kantō (関東大震災, Kantō daishinsai?) colpì la pianura del Kantō sull'isola maggiore giapponese del Honshū la mattina del 1º settembre 1923 alle 11:58. Fu stimato che il sisma ebbe una magnitudo pari a 7,9 con l'epicentro sotto la baia di Sagami. Secondo le testimonianze, la durata è stata fra i 4 ed i 10 minuti.
Il terremoto devastò Tokyo, il porto di Yokohama, e le prefetture circostanti di Chiba, Kanagawa, e Shizuoka, e causò grandi distruzioni in tutta la regione del Kantō.
Le morti causate dal sisma sono stimate fra 100.000 e 142.000, mentre i dispersi, presumibilmente deceduti, furono 37.000.
Siccome il terremoto avvenne all'ora di pranzo, quando molte persone stavano utilizzando il fuoco per cucinare, i danni furono incrementati da incendi che divamparono in numerosi luoghi. I fuochi crebbero rapidamente a causa del forte vento del tifone che si stava avvicinando dalla costa della Penisola di Noto nel nord del Giappone ed alcuni di essi si svilupparono in incendi di grandi dimensioni che interessarono intere città. Questi incendi provocarono la fusione dell'asfalto delle strade, intrappolando ed uccidendo molte persone che tentavano la fuga; tuttavia, l'episodio singolo che vide il più grande numero di morti fu quando circa 38000 persone radunate in uno spazio aperto a Rikugun Honjo Hifukusho a Tokyo, vennero incenerite da un tornado di fuoco proprio quando credevano di essersi ormai messe in salvo. Il terremoto provocò la rottura delle riserve di acqua, rendendo più difficili lo spegnimento dei fuochi che durarono anche due giorni, fino alla mattina del 3 settembre, quando si spensero per mancanza di combustibile. Gli incendi furono la più grande causa di morte.

Continua la lettura su Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Questo articolo è pubblicato nei termini della GNU Free Documentation License. Esso utilizza materiale tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Addio di Giovanni Pascoli



Addio!

Dunque, rondini rondini, addio!
Dunque andate, dunque ci lasciate
per paesi tanto a noi lontani.
È finita qui la rossa estate.
Appassisce l'orto: i miei gerani
più non hanno che i becchi di gru.
Dunque, rondini rondini, addio!
Il rosaio qui non fa più rose.
Lungo il Nilo voi le rivedrete.
Volerete sopra le mimose
della Khala, dentro le ulivete
del solingo Achilleo di Corfù.
Oh! se, rondini rondini, anch'io. . .
Voi cantate forse morti eroi,
su quest'albe, dalle vostre altane,
quando ascolto voi parlar tra voi
nella vostra lingua di gitane,
una lingua che più non si sa.
Oh! se, rondini rondini, anch'io . . .
O son forse gli ultimi consigli
ai piccini per il lungo volo.
Rampicati stanno al muro i figli
che al lor nido con un grido solo
si rivolgono a dire: Si va?
Dunque, rondini rondini, addio!
Non saranno quelle che le case
han murato questo marzo scorso,
che a rifarne forse le cimase
strisceranno sopra il Rio dell'Orso,
che rugliava, e non mormora più.
Dunque, rondini rondini, addio!
Ma saranno pur gli stessi voli;
ma saranno pur gli stessi gridi;
quella gioia, per gli stessi soli;
quell'amore, negli stessi nidi:
risarà tutto quello che fu.
Oh! se, rondini rondini, anch'io. . .
io li avessi quattro rondinotti
dentro questo nido mio di sassi!
ch'io vegliassi nelle dolci notti,
che in un mesto giorno abbandonassi
alla libera serenità!
Oh! se, rondini rondini, anch'io . . .
rivolando su le vite loro,
ritrovando l'alba del mio giorno,
rimurassi sempre il mio lavoro,
ricantassi sempre il mio ritorno,
mio ritorno dal mondo di là!

 Giovanni Pascoli