Articolo da Associazione Consumatori - AECI
Se stai notando offerte a prezzo fisso che spariscono, prezzi che cambiano da un giorno all’altro e fornitori che “rivedono” PCV e spread sul variabile, non è paranoia: è il mercato che sta prezzando il rischio. E quando il rischio aumenta in Medio Oriente, il contatore europeo dell’energia comincia a correre.
Negli ultimi giorni l’escalation tra Stati Uniti, Israele e
Iran ha alzato bruscamente la tensione sulle rotte energetiche, con lo Stretto
di Hormuz finito al centro del problema: parliamo di un passaggio cruciale
per petrolio e gas (soprattutto LNG).
Perché un conflitto con l’Iran può far aumentare i prezzi
anche in Italia
L’Italia non compra “direttamente” energia dall’Iran per
sentirne l’effetto. Il punto è un altro: petrolio e gas hanno prezzi globali,
e quando una rotta strategica è a rischio, il costo si alza ovunque. Anche se
fisicamente le molecole arrivano da altre parti, il prezzo lo decide il
mercato.
In questa fase incidono soprattutto 4 leve:
1) Rischio Hormuz: se le navi si fermano, il prezzo sale
Le minacce/azioni che rendono difficoltoso il transito nello
Stretto di Hormuz mettono pressione immediata su petrolio e LNG, perché è un
collo di bottiglia energetico mondiale.
2) “Premio paura” su petrolio e carburanti
Quando sale la tensione, il petrolio incorpora un “premio di
rischio” anche prima che ci sia una vera carenza fisica. Risultato: rialzi più
rapidi su benzina e diesel e, a cascata, su trasporti e prezzi al
consumo. In Italia lo si vede spesso prima ai distributori e poi nelle
bollette.
3) Il gas europeo può impennarsi (e trascinarsi dietro
luce e riscaldamento)
Il gas in Europa è molto sensibile a tutto ciò che riguarda
LNG e rotte marittime. In queste ore diversi osservatori hanno registrato forti
movimenti sui prezzi del gas europeo legati alle tensioni e ai timori sulle
forniture.
4) Costi “invisibili” che crescono: assicurazioni, noli,
logistica
Anche senza blocchi totali, basta l’aumento dei costi
assicurativi e dei noli per alzare il costo finale dell’energia. È una tassa di
guerra non scritta: non la vota nessuno, ma la paghi lo stesso.
Cosa aspettarsi sulle bollette: scenario realistico
(senza profezie)
Nessuno può dirti oggi “aumenterà del X%” con certezza:
dipende da durata e intensità della crisi. Però i meccanismi con cui i rincari
arrivano in bolletta sono abbastanza prevedibili.
Offerte a prezzo fisso: meno scelta e prezzi più alti
Quando il mercato è instabile, i fornitori tendono a:
- chiudere
le offerte a prezzo fisso (non più sottoscrivibili),
- ripubblicarle
più care,
- ridurre
sconti e promozioni per proteggersi.
È esattamente il comportamento “normale” di chi non vuole
vendere oggi un prezzo che domani potrebbe diventare una perdita.
Offerte a prezzo variabile: PCV e spread diventano la
zona dove “si recupera”
Se il fornitore non può (o non vuole) far apparire un prezzo
energia altissimo, spesso aumenta:
- spread
(la maggiorazione sull’indice),
- PCV
(quota fissa di commercializzazione).
Traduzione: guardi PUN/PSV e ti sembra ok, poi ti “mangiano”
con quote fisse e maggiorazioni. È qui che molti consumatori si fanno male.
Perché la luce può aumentare anche se “è elettricità”
Perché una parte importante dell’elettricità europea è ancora legata al gas (produzione termoelettrica e prezzo marginale). Se il gas sale, spesso il prezzo all’ingrosso dell’energia segue.
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Fonte: Associazione Consumatori - AECI
Autore: Associazione Consumatori - AECI
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Articolo tratto interamente da Associazione Consumatori - AECI







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