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martedì 31 marzo 2026

Israele approva l'impiccagione di prigionieri palestinesi nel contesto di una nuova escalation regionale



Articolo da ANRed

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su ANRed 

Il parlamento israeliano, la Knesset, ha approvato una legge che autorizza la pena di morte accelerata per impiccagione per i prigionieri palestinesi condannati per l'omicidio di israeliani in casi classificati come "terrorismo". Questa misura eccezionale, persino all'interno del sistema legale israeliano, arriva in un momento di crescente repressione contro la popolazione palestinese. Nel frattempo, il genocidio a Gaza continua. Oltre 9.000 prigionieri palestinesi, tra cui 360 bambini, temono esecuzioni di massa. In diverse città israeliane si sono svolte proteste contro la "guerra infinita" e il "sionismo", represse violentemente. (Di ANRed.)

Il regolamento stabilisce condizioni altamente discutibili dal punto di vista legale: non richiede un verdetto unanime per emettere una sentenza, non contempla la possibilità di grazia e fissa un periodo di esecuzione di soli 90 giorni dalla data della sentenza. Ciò apre la strada a esecuzioni accelerate in un sistema ripetutamente denunciato dalle organizzazioni internazionali per la sua strutturale discriminazione nei confronti dei palestinesi.

Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha celebrato pubblicamente l'approvazione della legge, tentando persino di stappare una bottiglia di champagne all'interno dell'edificio del parlamento, in una scena parzialmente contenuta dal personale di sicurezza.

Oltre 9.300 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane

Secondo i dati diffusi da organizzazioni per i diritti umani, attualmente più di 9.300 palestinesi sono detenuti nelle carceri israeliane, tra cui almeno 350 minori e 66 donne. Diverse segnalazioni descrivono la loro detenzione in condizioni che violano i diritti fondamentali, compresa la detenzione amministrativa senza processo.

L'approvazione di questa legge desta preoccupazione per la possibilità che centinaia di questi prigionieri possano essere giustiziati a breve.

Le Nazioni Unite hanno avvertito che la pena di morte obbligatoria costituisce una violazione diretta del diritto alla vita, oltre a contraddire le norme fondamentali del diritto internazionale. Anche i ministeri degli esteri europei hanno espresso critiche, sebbene senza annunci concreti di sanzioni o tattiche di pressione.

Escalation militare: attacchi in Libano e tensioni con l'Iran

Parallelamente a questi progressi legislativi, Israele ha intensificato negli ultimi giorni gli attacchi contro il Libano meridionale, una dinamica che acuisce il conflitto regionale. I recenti bombardamenti hanno colpito aree in cui operano forze legate a Hezbollah, aumentando il rischio di una guerra aperta al confine settentrionale di Israele. La resistenza libanese ha già registrato oltre cento attacchi contro le forze israeliane, tra cui la distruzione di veicoli blindati.

Nel frattempo, sono stati registrati nuovi lanci di missili dall'Iran verso il territorio israeliano, in quella che diversi analisti interpretano come una risposta indiretta nel quadro di un conflitto che si sta già estendendo oltre Gaza e minaccia di assumere una dimensione ancora più regionale.

Proteste contro la guerra all'interno di Israele

In questo contesto di crescente militarizzazione, stanno emergendo dissidenti anche all'interno di Israele. Circa un migliaio di persone hanno manifestato sabato scorso in diverse città del Paese contro quella che hanno definito una nuova "guerra perpetua".

Le proteste si sono svolte in oltre 30 località, tra cui Tel Aviv, Haifa, Gerusalemme e Beersheba, con lo slogan "Per tutte le nostre vite". Le manifestazioni sono state organizzate da ex membri del parlamento in collaborazione con organizzazioni pacifiste come Standing Together, Peace Now e Women Wage Peace. Sono stati inoltre esposti striscioni antisionisti.

Secondo gli organizzatori, le manifestazioni sono state represse violentemente dalla polizia. "Attivisti di destra e polizia hanno ricevuto l'ordine di effettuare arresti e mettere a tacere il dissenso", ha dichiarato Standing Together. Secondo le notizie, almeno otto persone sono state fermate, sebbene le autorità non abbiano confermato ufficialmente il numero.

Nella piazza Habima di Tel Aviv, uno dei principali punti di ritrovo, i manifestanti hanno esposto immagini di bambini uccisi negli attacchi israeliani in vari territori, tra cui Iran, Libano e Cisgiordania occupata. Ad Haifa, città particolarmente colpita dai combattimenti, sono stati srotolati striscioni con slogan come "Netanyahu è un pericolo per Israele" e "Il sionismo è morte".

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Fonte: ANRed

Autore: ANRed - Agencia de Noticias RedAcción

Articolo tratto interamente da ANRed - Agencia de Noticias RedAcción


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