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lunedì 30 marzo 2026

L'onda No Kings travolge la Capitale: 300mila in piazza a Roma

Articolo da GlobalProject

Trecentomila persone hanno inondato e bloccato Roma per il concerto e la manifestazione No Kings.

Quando si portano trecentomila persone in piazza ci sono pochi commenti da aggiungere, perché significa innanzitutto che lo spazio nazionale - e internazionale - No Kings ha uno spirito maggioritario. Nei due giorni di mobilitazione – 27 e 28 marzo – si è consolidato un passaggio politico rilevante. Una mobilitazione capace di tenere insieme musica e politica in una dimensione transnazionale, e di esprimere una forte presenza giovanile, evidente fin dalla testa del corteo: la stessa che nei mesi scorsi ha animato le piazze per la Palestina e che ha inciso nella sconfitta referendaria del governo Meloni. C’è poi un dato tutto politico: quella del 28 marzo è stata la prima grande piazza di massa dopo il movimento dello scorso autunno. Nelle parole d’ordine e nella composizione si legge una continuità evidente. Una disponibilità che oggi si conferma e inizia a organizzarsi, trovando nuove forme di espressione e di forza.

A questo si aggiunge la dimensione internazionale: 500 mila persone a Londra, 9 milioni in decine di città degli Stati Uniti, e poi ancora Atene, Monaco, Lisbona, Parigi. La lotta contro autoritarismo e regime di guerra segna un momento di enorme avanzamento collettivo.

Il concerto alla Città dell'Altra Economia

In una fase in cui la repressione del dissenso fa da contrappunto all’economia di guerra, e le destre europee cercano disperatamente di duettare con i re del mondo, l’appuntamento No Kings! non poteva che aprirsi con un grande concerto gratuito, che ha permesso a migliaia di persone di riunirsi alla vigilia del corteo nazionale, nato sulla scia di quanto stavano facendo Kneecap e Fontaines D.C. a Londra.

Un concerto tanto più urgente, quanto più la produzione e la diffusione di cultura, ancor prima di ricevere l'attacco frontale del governo Meloni, sembrano perdere il proprio carattere sociale e politico. Basti pensare alla deriva verso cui va il mercato musicale, sottoposto a un controllo monopolistico che persegue esclusivamente il proprio profitto.

Ma il monopolio della musica e della cultura non si realizza solo attraverso gli algoritmi delle piattaforme. Passa anzitutto dall'attacco sferrato agli spazi sociali: luoghi che tentano – nella viva contraddittorietà del tessuto sociale – di proporre un'offerta musicale non finalizzata al solo profitto, ma alla creazione di socialità alternativa, accessibile, che non arretra dinnanzi all'offensiva delle destre fasciste, vecchie e nuove. Ed è anche grazie alla disponibilità di questi spazi che ha ripreso a suonare un ritmo diverso, che ha unito il palco del 27 marzo al corteo dell'indomani, a cui hanno preso parte più di trecentomila persone.

In strada: contro re, regine e guerre

Il primo appuntamento del 28 marzo è stata la Marcia degli Invisibili, che ha denunciato ciò che spesso si tenta di nascondere: tutte le persone razzializzate e marginalizzate, senza cittadinanza e diritti (neppure formali) che cadono vittima di re, regine e caporali. In centinaia, dall'ombra del Colosseo, hanno raggiunto Piazza della Repubblica, dove confluivano a mano a mano migliaia di persone.

Mentre Roma veniva raggiunta da tutte le persone che hanno dato corpo al corteo No Kings!, nelle prime ore del 28 marzo si è attivata la consueta macchina poliziesca dei controlli preventivi. Una prassi consolidata che assume spesso, oggi come cent'anni fa, la forma di controlli ingiustificati e senza senso: uno spreco di tempo e risorse, se il loro scopo non fosse palesemente l'intimidazione. Come nel caso della perquisizione preventiva subita da Ilaria Salis, deputata al Parlamento europeo, nella cui camera di albergo si è presentata la Polizia, all'alba, per un controllo preventivo – come quelli previsti dall'ultimo decreto sicurezza.

Nonostante questi tentativi di contenimento, una folla oceanica si è ripresa le città di Roma nel pomeriggio. A partire dal concentramento in Piazza della Repubblica fino al blocco della tangenziale, un corteo nazionale variegato e compatto ha espresso un’opposizione ferma al governo Meloni e alle corti in cui siedono i re e le regine del mondo. 

Ancora un no, forte e chiaro

Sin dall'intervento che ha inaugurato il corteo, è stato sottolineato lo stretto legame della manifestazione No Kings! con la vittoria del no al referendum sulla riforma della giustizia – che avrebbe spianato la strada a una trasformazione ancora più autoritaria dello Stato italiano. Ancora più stretto è il filo che ha unito il corteo all'ultima stagione di opposizione all'economia di guerra, che negli scorsi mesi ha scandito a più riprese una promessa inequivocabile: contro la guerra, blocchiamo tutto. 

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Autore: redazione GlobalProject
Licenza: Creative Commons (non specificata la versione

Articolo tratto interamente da GlobalProject  

Video credit Radio Onda d'Urto caricato su X


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