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sabato 7 marzo 2026

Il mistero dell'aurora del 1582: perché il cielo bruciò sopra l'Italia?



Articolo da Blog INGVambiente

Addi’ 6 di marzo del 1582, ad un’ora di notte, essendo ‘aria quasi tempestosa, fiammeggiò una vampa di fuoco sopra Casale, e parve che tutto il cielo e la stessa città ne abbruciasse; il fiume pareva pure tutto di sangue, e la vampa lasciò una striscia nell’aere, che durò sino alle otto della stessa notte.

Così V. De Conti descrive, nelle sue Notizie storiche della città di Casale del Monferrato, un evento che dovette impressionare profondamente chi lo osservò. Quelle “vampe di fuoco” che coloravano il cielo e tinge­vano di rosso il fiume non erano presagi divini né incendi lontani, ma l’espressione visibile di una delle più intense tempeste geomagnetiche documentate prima dell’era strumentale: l’aurora polare del marzo 1582.

Tra il 6 e l’8 marzo di quell’anno, i cieli di molte località a medie e basse latitudini furono illuminati da un fenomeno straordinario e inconsueto. Oggi sappiamo che si trattò di un evento globale, ricostruito grazie a cronache, disegni e testimonianze raccolte in diverse parti del mondo.

Una tempesta magnetica prima dell’era degli strumenti

Nel 1582 non esistevano osservazioni dirette del campo magnetico terrestre. L’osservazione sistematica del geomagnetismo inizierà solo dopo la metà del XIX secolo. Tutto ciò che conosciamo di quell’evento si basa dunque esclusivamente su descrizioni di testimoni oculari.

Le intense luci rosse furono osservate in Asia orientale — in Cina e Giappone — ma anche in Germania, Portogallo, Italia e in molte altre regioni europee. In Asia il fenomeno fu visibile fino a latitudini intorno ai 35° N, grosso modo alla latitudine di Tokyo. In Europa, invece, le testimonianze più meridionali si collocano tra Lisbona (38° N) e Madrid (40° N).

Questa differenza geografica non è casuale.

L’ovale aurorale e la dinamica della tempesta

La spiegazione potrebbe essere collegata alla variazione temporale dell’estensione dell’ovale aurorale, l’area a forma di anello posizionata intorno al polo geomagnetico terrestre dove è possibile vedere le aurore polari. L’ovale aurorale non ha una forma definita, ma dipende dall’attività magnetica in corso: si espande verso l’equatore durante la fase principale della tempesta, mentre si contrae durante la fase di ripresa.

Poiché le aurore sono visibili nel lato notturno della Terra, è possibile ricostruire, in base alle testimonianze, che la fase principale della tempesta del 1582 abbia avuto luogo quando il settore dell’Asia orientale era al buio (alta attività magnetica, estensione dell’ovale aurorale verso l’equatore) e sia terminata quando al buio era il settore europeo (attività magnetica in diminuzione e contrazione dell’ovale aurorale verso latitudini più alte).

L’osservazione dell’aurora in Italia

In Italia l’aurora fu osservata a Casale Monferrato e Rimini durante l’intera notte del 6 marzo e a Cortona per alcune ore nella notte del 7. Le cronache parlano di “fiamme di fuoco” e di un cielo color sangue. Il colore rosso è un elemento ricorrente nelle descrizioni e indica che l’evento fu particolarmente intenso.

Un dettaglio significativo è che il fenomeno si verificò in un periodo di luna piena. La luce lunare, normalmente, rende più difficile osservare un’aurora. Il fatto che sia stata descritta come così luminosa suggerisce che si trattò di un evento di grande energia.

Nella stessa notte, manifestazioni aurorali furono segnalate a Zurigo, Gottinga, Provins, Parigi, Azay-sur-Cher, Anversa e Londra. L’ampiezza geografica delle osservazioni conferma il carattere globale della tempesta.

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