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venerdì 6 marzo 2026

Oltre il silenzio: come le parole preparano il terreno alla violenza




Articolo da InGenere.it

Dagli ambienti virtuali alla comunicazione politica delle destre, il linguaggio violento e sessista della "manosfera" permea ormai il dibattito pubblico, alimentando discorsi d'odio contro le donne e usando una retorica antifemminista per riaffermare la supremazia dei maschi bianchi attraverso un ritorno all'ordine patriarcale tradizionale. Un fenomeno che dagli Stati Uniti si è esteso anche all'Europa, Italia inclusa

Negli ultimi anni il linguaggio della misoginia, del razzismo e dell’omotransfobia ha smesso di essere confinato alle frange più estreme del web, diventando parte integrante della comunicazione politica mainstream. Influencer, opinion leader e rappresentanti politici attingono sempre più spesso a un immaginario condiviso, fatto di determinismo biologico, ideologia patriarcale e delegittimazione dei diritti civili. 

Basti pensare alla retorica utilizzata da figure come Charlie Kirk, l'influente attivista di destra ucciso in un campus in Utah il 10 settembre 2025; Andrew Tate, imprenditore e influencer statunitense che si autodefinisce "assolutamente misogino" e "assolutamente sessista"; o Nick Fuentes, influencer antisemitaanti-transmisogino e razzista

La loro comunicazione violenta e conservatrice alza l’asticella della violenza nel dibattito pubblico, sfocia dall’istituzionalizzata e legittima discussione politica per approdare a discorsi voyeuristici e discriminatori. Un tipo di narrazione tossica che si fa megafono di un modello preciso: quello del maschio bianco eterosessuale percepito come vittima di una società “troppo femminista”.

Si tratta dello stesso modello di mascolinità che vige all’interno della “manosfera”, un termine ombrello che definisce un fenomeno digitale popolato prevalentemente da uomini, che si riuniscono in diverse community attorno a blog o piattaforme. Tra i principali gruppi si possono annotare: il Men’s Rights movement concentrato sui diritti legali e sociali degli uomini; i Men Going Their Own Way, sostenitori del separatismo maschile; gli Incel o celibi involontari, che attribuiscono il loro insuccesso sentimentale alle donne – attratte, secondo la loro ideologia, principalmente dai soldi e dal potere; i Pick-Up Artists, che insegnano tecniche per aumentare il successo sessuale o sentimentale con le donne, e infine la filosofia Red Pill che sostiene il sostanziale svantaggio maschile nella società. 

Tutte queste comunità usano una retorica antifemminista e si articolano intorno alla stessa premessa: la necessità per gli uomini di ritornare agli assetti patriarcali passati, di ricostruire un’identità maschile ormai lacerata e deteriorata dal cambiamento sociale e dalle riforme femministe. L’assunto fondamentale di questa narrazione è che le donne e il movimento femminista abbiano determinato negli ultimi decenni un progressivo declino dell’autorità e della virilità maschile. L’obiettivo è dunque restaurare il patriarcato con una separazione netta e chiara dei ruoli di genere, e ripristinare la condizione di subalternità della donna rispetto all’uomo. 

Il risultato di tale narrazione si manifesta in due spinte contrarie, ma complementari: da un lato, l’autorappresentazione degli utenti come vittime e martiri di una società femminista che ha rotto i canonici equilibri di potere. Dall’altro, si assiste a un processo di reificazione e deumanizzazione delle donne, definite non persone, “np”. In alcuni forum avviene la condivisione non consensuale di materiale intimo o di informazioni sensibili. In altri, gli utenti si scambiano consigli su come violentare e stuprare le donne.

Questo fenomeno è già di per sé allarmante nel mondo virtuale, ma ciò che lo rende davvero preoccupante è la sua estensione al mondo reale. Il problema si aggrava e si autoalimenta quando questi modelli di mascolinità vengono adottati da esponenti politici o personaggi pubblici e diffusi a un pubblico maggiore. Secondo il modello a due fasi (two-step flow model of communication) di Paul Lazarsfeld, non sono infatti i mass media a influenzare direttamente gli utenti, ma sono gli opinion leader che rielaborano un messaggio e lo trasmettono a un pubblico più vasto. 

E qui ritorniamo a Charlie Kirk e agli altri influencer della destra americana, che non hanno fatto altro che riadattare le istanze della manosfera affinché queste risultassero vendibili all’opinione pubblica, rafforzando così opinioni già esistenti e radicate. I contenuti dei loro discorsi sono leggermente edulcorati o mascherati di “ironia”, ma la matrice è la stessa, così come la comunicazione e il linguaggio utilizzati. Trump stesso non ha mai nascosto le sue considerazioni profondamente misogine e razziste, perfettamente in linea con la visione del mondo dei suprematisti bianchi e dell’alt-right. La propaganda del presidente americano va ad attingere proprio nelle sottoculture digitali per alimentare il proprio bacino elettorale. Trump, infatti, appariva in dirette streaming o collaborava direttamente con influencer di riferimento delle nuove generazioni per generare entusiasmo e influenzare quella parte di elettorato giovanile (in particolare maschile) che altrimenti sarebbe rimasto escluso dalla politica tradizionale. I risultati della sua propaganda si sono poi visti nei voti e nelle preferenze politiche espresse dai giovani uomini americani alle elezioni del 2024.  

L’alt-right, Trump e la manosfera parlano tutti la medesima lingua conservatrice, xenofobica, antifemminista e sessista. Alla radice di questa narrazione c’è una visione eteronormativa del mondo e una convinzione comune: che lo scopo fondamentale dell’uomo sia dominare e procreare. Questo comporta, oltre alla deumanizzazione della donna, anche l’esclusione totale delle persone Lgbtqia+ e la marginalizzazione delle comunità razzializzate. E qui sta la differenza tra l’espressione di idee e la diffusione di discorsi d’odio, ovvero, secondo la definizione data da Treccani, qualsiasi "espressione di odio rivolta, in presenza o tramite mezzi di comunicazione, contro individui o intere fasce di popolazione (stranieri e immigrati, donne, persone di colore, omosessuali, credenti di altre religioni, disabili, ecc.)".

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Fonte: InGenere.it 

Autore: 
Giorgia Suem


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Articolo tratto interamente da 
InGenere.it 

Immagine generata con intelligenza artificiale


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