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giovedì 29 maggio 2025

Perché una parola semplice come il no entrasse a far parte del vocabolario...


"Perché una parola semplice come il no entrasse a far parte del vocabolario delle donne italiane bisognò aspettare gli anni Settanta, quando le donne in piazza, gridando a gran voce lo slogan «io sono mia», affermarono come assoluta ed esclusiva la libertà di disporre di se stesse e del proprio corpo. Era e resta ancora difficile abbattere il condizionamento di decine d'anni di educazione al consenso. Mentre l'uomo per generazioni è stato incoraggiato sin da bambino a essere volitivo e perentorio – e probabilmente più manifestava la propensione al rifiuto, più di lui si diceva che avesse «carattere» – alle bambine si insegnava invece la virtù dell'obbedienza, a essere compiacenti, inculcando in loro l'idea che il no fosse scortesia e il rifiuto superbia e presunzione di sé. In questo modo le donne sono cresciute con l'idea di essere una specie consenziente, ma ha finito per radicarsi anche negli uomini l'errata convinzione che le donne quando dicono no in realtà vogliano dire forse, e quando dicono forse è perché in fondo desiderano dire sì. Su questo sfondo culturale, i rifiuti delle donne non sono quasi mai considerati una cosa seria."

Michela Murgia


Il segnale di aiuto (Signal for Help) contro la violenza domestica, un piccolo gesto può salvarvi la vita

La violenza domestica è un problema grave che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Le vittime di violenza spesso si trovano in una situazione di isolamento e paura, e possono essere reticenti a chiedere aiuto.

Per facilitare la richiesta di aiuto da parte delle vittime, è stato creato un segnale di aiuto internazionale

Il segnale consiste nel piegare verso il palmo della mano il pollice, tenendo le altre quattro dita in alto, per poi chiuderle a pugno coprendo il pollice. Questo gesto assomiglia a un semplice saluto con la mano, quindi è difficile da individuare da parte dell'aggressore.

Se vedete qualcuno fare questo gesto, è importante che interveniate. Potete farlo in diversi modi:


Chiamate le forze dell'ordine
Contattate un centro antiviolenza (numero 1522)
Parlate con la persona in privato e offritele il vostro supporto

Non rimaniamo indifferenti davanti a questo gesto, se invece siete vittime di violenza domestica, non esitate a chiedere aiuto, ogni secondo può essere importante.


Sul prato di maggio di Giuseppe Fanciulli


Sul prato di maggio 

E' bello sostare sul prato di maggio.

Il profumo dell'erba novella e dei fiori freschi ti riempiono

 di fragranza:

 la vista delle pecore mansuete che

brucano e del pastore che zufola o intaglia ti allieta

l'anima e ti fa amare la vita. ..

Bisogna sostare sul prato di maggio per temprarsi le membra

e per rinfrancarsi l'anima.

Questo è il mese piu adatto.

Beato chi se lo può godere sui prati fioriti e festosi;

è il mese di Maria, la madre nostra comune.

La sua casta presenza tra la gaiezza dei prati

in fiore non può che renderci fiduciosi e felici.

Giuseppe Fanciulli 


Nei nostri momenti più bui


"Nei nostri momenti più bui, non abbiamo bisogno di soluzioni o consigli. Ciò che desideriamo è semplicemente una connessione umana, una presenza tranquilla, un tocco delicato. Questi piccoli gesti sono le ancore che ci tengono fermi quando la vita esagera."

Ernest Hemingway



Non mi piace la solitudine...


 “Non mi piace la solitudine. Mi fa paura. Mi fa paura la mia immaginazione che mi porta a pensare a cose che non esistono.”

Romy Schneider

Penso che "Easy Rider"...


"Penso che "Easy Rider" potrebbe essere stata la prima volta che qualcuno ha realizzato un film usando la musica trovata invece di una colonna sonora orchestrale. Nessuno aveva davvero usato la musica in un film prima, tranne che suonare in radio o quando qualcuno stava cantando in una scena."

Dennis Hopper


Sono Strega...

"Per cui sono Strega. Sono Strega perché sono diversa, sono unica, sono un’altra, sono me stessa, sono fuori dalle righe, sono fuori dagli schemi, sono a-normale… sono io!

Sono Strega perché sono fiera del mio essere animale-donna-zingara-artista e … folle ingegnere della mia vita.

Sono Strega perché so usare la testa, perché dico sempre ciò che penso, perché non ho paura della parola pericolosa e pruriginosa, della parola potente e possente.

Sono Strega perché spesso dò fastidio alle Sante Inquisizioni di questo strano millennio, di questo Medioevo di tribunali mediatici e apatici.

Sono Strega perché i roghi esistono ancora e io – prima o poi – potrei finirci dentro."

Franca Rame

C'è un modo di scrivere...

JB (26382234996)

"C'è un modo di scrivere in cui includi semplicemente tutte le strade intorno a casa tua e tutte le persone che incontri. In realtà li chiami autobiograficamente nella canzone. Beh, quella canzone è molto difficile da viaggiare nel tempo. Potrebbe non durare nel suo significato. Potrebbe non toccarti ogni volta perché quelle persone ed eventi svaniscono e potrebbero significare qualcosa per la tua vita e la tua comprensione di quella vita. Mi piace che le cose siano più universali."

Jeff Buckley

Photo credit richoz, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Strage Heysel: 40 anni dopo

Table commemorating Heysel tragedy

Quarant'anni sono trascorsi da quella drammatica sera del 29 maggio 1985, quando lo stadio Heysel a Bruxelles si tramutò in un teatro di incubi durante la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. In quella notte, una carica degli hooligan inglesi scatenò una ressa nel settore Z, che causò la morte di 39 persone e il ferimento di più di 600 tifosi, tutti lì per sostenere la propria squadra del cuore.

L'angoscia e l'orrore di quella serata sono indimenticabili, poiché la gioia dello sport fu macchiata dalla violenza e dalla tragedia. Molti di quei tifosi non tornarono mai alle loro case, e ancora oggi quella ferita è aperta, un avvertimento per tutti noi affinché restiamo attenti contro la violenza negli stadi.

Nonostante tutto, la partita si disputò in un'atmosfera irreale e gravosa di tensione, con la Juventus che vinse 1-0 grazie a un rigore di Platini. Ma quella coppa è intrisa di sangue e dolore, e i festeggiamenti finali appaiono quasi un'assurdità rispetto a quanto accaduto.

Commemorare oggi quei 39 tifosi e i molti feriti non solo vuol dire onorare la loro memoria, ma anche impegnarsi a costruire un calcio e uno sport più sicuri, lontani dalla violenza e dal fanatismo cieco. Il ricordo è l'unica via per evitare che tragedie simili si ripetano.

L'autore di questo post, si è riservato il diritto di restare in anonimato, quindi non verrà rivelata l'identità e la fonte.

Autore: Anonimo

Licenza: pubblicato e concesso su richiesta dell'autore

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Photo credit Randy110912, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons


Il coraggio



"Senza voler toglier nulla a quel genere di coraggio che porta alcuni uomini a morire, non dobbiamo dimenticare quegli atti di coraggio grazie a quali gli uomini vivono.
Il coraggio della vita quotidiana è spesso uno spettacolo meno grandioso del coraggio di un atto definitivo
Ma resta comunque una miscela magnifica di trionfo e di tragedia
Un uomo fa il suo dovere a dispetto delle conseguenze personali, nonostante gli ostacoli il pericolo e le pressioni, e questo è il fondamento della moralità umana.
In qualsiasi sfera dell’esistenza un uomo può essere costretto al coraggio, quali che siano i sacrifici che affronta seguendo la propria coscienza: la perdita dei suoi amici, della sua posizione, delle sue fortune e persino della stima delle persone che gli sono care.
Ogni uomo deve decidere da sé qual è la via giusta da seguire; le storie che si raccontano sul coraggio degli altri ci insegnano molte cose, possono offrirci una speranza, possono farci da modello, ma non possono sostituire il nostro coraggio.
Per quello ogni uomo deve guardare nella propria anima."

John Fitzgerald Kennedy


mercoledì 28 maggio 2025

Puoi colpirmi con le tue parole...


"Puoi colpirmi con le tue parole, puoi tagliarmi con i tuoi occhi, puoi uccidermi con il tuo odio, ma ancora, come l'aria, mi solleverò."

Maya Angelou


Nuovo femminicidio, trovata morta la ragazza di 14 anni di Afragola



Articolo da Voce di Napoli

Le tenebre si addensano sul caso della povera Martina Carbonaro, la giovane vita spezzata ad Afragola. Un drammatico epilogo giunge con la confessione del fidanzato, il diciannovenne Alessio Tucci, il quale avrebbe finalmente ceduto di fronte all’evidenza delle riprese di sorveglianza che immortalavano gli ultimi istanti della sua compagna nei pressi del centro commerciale «I Pini».

Ora, Alessio Tucci si trova in stato di fermo per omicidio volontario, stretto nella morsa dei carabinieri e della Procura di Napoli Nord. L’orrore trapela dalle indiscrezioni sulle modalità brutali con cui avrebbe posto fine alla vita di Martina: una furia cieca che si sarebbe abbattuta sul suo capo con colpi di pietra, seguita dal macabro tentativo di nascondere il corpo in un vecchio armadio abbandonato.

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Fonte: Voce di Napoli

Autore: redazione Voce di Napoli

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.


Articolo tratto interamente da 
Voce di Napoli



Referendum dell'8 e 9 giugno 2025: cinque si per i diritti


Video credit CGIL MODENA caricato su YouTube


Le amicizie


"Le amicizie più belle non nascono sotto le stelle, brancolano nel buio, s'incontrano e poi osservano il cielo. Le amicizie migliori sono quelle che nascono nei modi più strani, dietro un pc, tramite un messaggio, durante uno scambio di pensieri... ci si conosce giorno per giorno, pregi e difetti, attimi veri. L'amicizia, quella vera, riesce a stare dentro una cornice come un affresco sui muri delle cattedrali più belle. L'amicizia, quella vera, non chiede ma dà e riesce a vivere come quegli affreschi senza tempo."

Anonimo

Frase tratta da varie fonti e di autore ignoto


Treni persi



"Credo nei treni persi e che per ogni treno perso ne seguano tanti da non perdere, e non di certo per riagguantare il primo o semplicemente per non restare a piedi, ma perché mentre aspetti il prossimo probabilmente incontrerai qualche ritardatario come te."

Anonimo


L’isola dei sentimenti


"C’era una volta un’isola dove vivevano tutti i sentimenti e i valori degli uomini: il Buon Umore, la Tristezza, il Sapere… così come tutti gli altri, incluso l’Amore.

Un giorno venne annunciato ai sentimenti che l’isola stava per sprofondare, allora prepararono tutte le loro navi e partirono, solo l’Amore volle aspettare fino all’ultimo momento. Quando l’isola fu sul punto di sprofondare, l’Amore decise di chiedere aiuto.

La Ricchezza passò vicino all’Amore su una barca lussuosissima e l’Amore le disse: “Ricchezza, mi puoi portare con te?”
“Non posso, c’è molto oro e argento sulla mia barca e non ho posto per te.”

L’Amore allora decise di chiedere all’Orgoglio che stava passando su un magnifico vascello, “Orgoglio ti prego, mi puoi portare con te?”
“Non ti posso aiutare, Amore…” rispose l’Orgoglio, “qui è tutto perfetto, potresti rovinare la mia barca”.

Allora l’Amore chiese alla Tristezza che gli passava accanto “Tristezza ti prego, lasciami venire con te”.
“Oh Amore” rispose la Tristezza, “sono così triste che ho bisogno di stare da sola”.

Anche il Buon Umore passò di fianco all’Amore, ma era così contento che non sentì che lo stava chiamando.

All’improvviso una voce disse: “Vieni Amore, ti prendo con me”.
Era un vecchio che aveva parlato. L’Amore si sentì così riconoscente e pieno di gioia che dimenticò di chiedere il nome al vecchio.

Quando arrivarono sulla terra ferma, il vecchio se ne andò. L’Amore si rese conto di quanto gli dovesse e chiese al Sapere: “Sapere, puoi dirmi chi mi ha aiutato?”
“È stato il Tempo” rispose il Sapere.
“Il Tempo?” si interrogò l’Amore, “Perché mai il Tempo mi ha aiutato?”.
Il Sapere pieno di saggezza rispose: “Perché solo il Tempo è capace di comprendere quanto l’Amore sia importante nella vita”."


Anonimo


Proverbio del giorno

 


Acqua e chiacchiere non fanno frittelle.


L'humour è l'antidoto per tutti i mali


"L'humour è l'antidoto per tutti i mali. Credo che il divertimento sia importante quanto l'amore. Alla fin fine, quando si chiede alla gente che cosa piaccia loro della vita, quello che conta è il divertimento che provano, che si tratti di corse di automobili, di ballare, di giardinaggio, di golf, di scrivere libri. La vita è un tale miracolo ed è così bello essere vivi che mi chiedo perché qualcuno possa sprecare un solo minuto!"

Patch Adams


La vita non è un filo diritto

Kylie Minogue - Summer 2019 - Step Back In Time Tour - Castlefield Bowl - Manchester - 11.07.19 - 122

"La vita non è un filo diritto, ci sono curve, alti e bassi, cose più interessanti e cose meno, basta solo sorridere alla vita e amare la gente più che si può."

Kylie Minogue

Photo credit J.E.T. 603, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons


Il potere dell'amore di Anne Brontë





Il potere dell'amore

Amore, davvero la tua forza è potente
Così, da solo, tale lotta da sopportare
Tre contro uno, e mai cessare
Morte, e Follia, e Disperazione!
Non è la mia forza che mi ha salvato;
La salute, la speranza e la forza d'animo,
se non per amore, mi avevano deluso da tempo;
Il cuore e l'anima erano sprofondati sottomessi.

Spesso, nella mia selvaggia impazienza,
ho perso la mia fiducia nel Cielo,
e la mia anima si è agitata e ha lottato,
come un vaso spinto dalla tempesta;

Ma la voce del mio amato
nel mio orecchio è parsa dire
: "Oh, abbi pazienza se mi ami!"
E la tempesta è passata.

Quando esaurito dal pensiero stanco,
la vista e il pensiero si stavano indebolendo,
E la mia mente cominciò a vagare,
E il mio cervello cominciò a vacillare,

Poi quelle mani protese per salvarmi
Sembrarono richiamarmi indietro
Quegli occhi scuri mi implorarono così tanto
Di riprendere il regno della mia ragione,

Che non potevo non ricordare
Come erano le sue speranze fisso su di me,
e, con uno sforzo determinato,
Rose, e scosse il mio spirito libero.

Quando la speranza lascia il mio spirito stanco
Tutto il potere di trattenerla Andata
Quella voce amata così forte mi prega:
'Per amor mio, continua a sperare'

Che, subito la mia forza si rinnova,
Anche se la disperazione mi ha schiacciato,
posso spezzare la sua legami a pezzi,
e sfidare il suo cipiglio mortale.

Quando, da notti di agitazione irrequieta,
giorni di tristezza e di cure struggenti,
dolore e debolezza, ancora in aumento,
sembrano sussurrare "la morte è vicina",

e quasi gli do il benvenuto,
sapendo che avrebbe portato la liberazione,
stanco di questa lotta inquieta,
desiderando per riposare in pace,

poi uno sguardo di affettuoso rimprovero
ordina a tali desideri egoistici di fuggire
e una voce di musica ineguagliabile
mormora "ama la vita per me!"

Risvegliato alla forza e al coraggio appena nati,
Dolore e dolore, io getto via,
Salute e vita, Seguo acutamente,
La potente Morte è tenuta a bada.

Sì, amore mio, sarò paziente!
Fermo e audace sarà il mio cuore:
Non temere: anche se questa vita è triste,
posso sopportarla bene per te.

Lascia che i nostri nemici continuino a piovere su di me
torti crudeli e scherno beffardo;
È per te che il loro odio mi perseguita,
e per te sarà sopportato!

Anne Brontë


Strage di piazza della Loggia: per non dimenticare





28 maggio 1974, ore 10,12: una bomba esplode sotto i portici di Piazza della Loggia mentre era in corso una manifestazione antifascista. L'attentato provocò la morte di otto persone e il ferimento di altre centodue.


Questo blog non dimentica!


martedì 27 maggio 2025

Il prezzo dell’indifferenza: la tragedia di Gaza che molti fingono di non vedere


Tanti optano per ignorare o sminuire il genocidio che si sta compiendo a Gaza, e questo silenzio risuona anche tra i blogger e gli utenti dei social media, i quali sembrano far finta che nulla stia accadendo, nonostante le prove e le testimonianze dirette che emergono ogni giorno.

Tale indifferenza è invero molto rischiosa, dato che molti genocidi, nel corso della storia, hanno preso le mosse proprio dal silenzio e dall'assenza di reazione da parte della comunità globale e dell'opinione pubblica. Vari attivisti, con coraggio, stanno impiegando i social per rendere nota la realtà di Gaza, aggirando la censura e le restrizioni imposte da molte piattaforme. Tramite video, immagini e racconti diretti, queste voci denunciano il genocidio e le atrocità in atto, cercando di infrangere il muro di indifferenza e disinformazione che sovente imperversa online.

A Gaza, sta avendo luogo una sistematica pulizia etnica, un'eliminazione di ogni risorsa vitale, con la sospensione degli aiuti umanitari e continui bombardamenti.

Non è ammissibile consentire che il silenzio e l'indifferenza si facciano complici di tale tragedia. È di vitale importanza che tutti, anche chi dispone di una voce sui social, smettano di ignorare la situazione e inizino a denunciare con forza ciò che sta avvenendo.


Il diritto a non sprecare la vita



Articolo da Outras Palavras

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su Outras Palavras


La lotta per la dignità esige nuove linee guida. Esercitare un'attività lavorativa attinente. Non lasciarti catturare dai social media. Non sprecare ore in trasporti precari. Non lasciare che la nostra breve esistenza venga consumata da un sistema corrotto

Di Ladislau Dowbor | Traduzione: Antonio Martins 1

Se la si guarda onestamente, un essere umano
non ha bisogno di molto per vivere

Olga Tokarczuk 2

Il problema economico non è – se guardiamo al futuro –
il problema permanente dell’umanità

John Maynard Keynes, 1930 3

Questa è la vita oggi: un flusso costante e infinito
di disconnessioni e spazzatura autoreferenziale
che passa davanti ai nostri occhi e lascia i nostri cervelli
alla velocità di un touchscreen

Tim Wu, citando Mark Manson


Dopotutto, non è poi così lungo. Se vivessi fino a 90 anni, sarebbero circa 33.000 giorni... e come passano in fretta! Ma è il capitale vitale con cui nasciamo e dobbiamo sfruttarlo al meglio. È il nostro bene più prezioso, il tempo della nostra vita, il nostro bene fondamentale. La maggior parte delle volte siamo troppo impegnati per pensarci. Ma non preoccupatevi, ci sono altri che si prendono cura di lui. Questa doveva essere la nostra vita...

Quasi un secolo fa, John Maynard Keynes aveva una visione chiara della struttura del tempo per i suoi nipoti: se fossimo stati abbastanza saggi, grazie al progresso tecnico, 15 ore di lavoro alla settimana sarebbero state sufficienti per garantire il necessario. Sebbene il brano sia stato più volte citato, mi concedo il piacere di riproporne le idee:

“L’amore per il denaro come bene materiale, in contrasto con l’amore per il denaro come mezzo per raggiungere i piaceri e le realtà della vita, sarà riconosciuto per quello che è: una disgustosa morbosità, una di quelle inclinazioni semi-criminali e semi-patologiche che vengono presentate con un brivido agli specialisti in malattie mentali.”

Il progresso tecnico ha avuto un'accelerazione ben superiore a quanto lui immaginasse, ma siamo fermi. Ciò che produciamo è ampiamente sufficiente a garantire a tutti una vita comoda e prospera. In India, le persone lavorano 56 ore; in Brasile, 39; negli Stati Uniti, 38; in Francia, Italia e Spagna, 35; e nei Paesi Bassi, 29 4 . Questa recente riduzione dell'orario di lavoro è in gran parte limitata all'Europa occidentale e i progressi sono lenti. In paesi come l'India, il numero è sconcertante e in Brasile sottostima gli straordinari e i secondi lavori. Ne abbiamo bisogno?

Affermare che è necessario produrre i beni e i servizi di cui abbiamo bisogno, condizione fondamentale per l'espansione del PIL, è assurdo. Nell'esempio brasiliano, per una popolazione adulta di circa 140 milioni, ci sono solo 45 milioni di posti di lavoro formali nel settore privato e 13 milioni di posti di lavoro nel settore pubblico, per un totale di 58 milioni. Ma nel settore informale lavorano 40 milioni di persone, con un reddito pari alla metà di quello del settore formale e una bassa produttività. Ci sono sette milioni di disoccupati e sei milioni che hanno smesso di cercare lavoro, il che equivale a più di 40 milioni di capacità lavorativa sottoutilizzata. Quindi una parte della popolazione è oberata di lavoro e un'altra è sottoccupata. In altri Paesi, soprattutto in Africa, le cifre sono peggiori: in Algeria, il settore informale rappresenta il 70% della forza lavoro.

Perché abbiamo un'organizzazione delle attività produttive così stupida e inefficiente? In pratica, ci affidiamo al neoliberismo e speriamo che "i mercati" e la loro mano invisibile risolvano il problema. E se utilizziamo le politiche pubbliche per generare attività utili, ci troveremo di fronte alle proteste del mondo aziendale, come se stessimo privando il loro "diritto" al monopolio delle attività economiche. È pura stupidità, ma in espansione. Benvenuti nel trumpismo e nell'oligopolio snob della tecnologia. È tempo di tornare alla realtà: viaggiare su Marte non è sicuramente la soluzione. Non è un sogno: il dibattito francese travailler moins pour travailler tous [lavorare meno affinché tutti lavorino] dimostra che una pianificazione razionale della distribuzione delle attività produttive è alla nostra portata.

L’Employment Guarantee Act indiano, che garantisce 100 giorni di lavoro retribuito all’anno a ogni adulto – inizialmente una misura rurale, poi ampliata – sta generando maggiore crescita e una migliore distribuzione dell’attività economica. La Cina garantisce che ogni amministrazione locale abbia un team che individui le opportunità di inclusione produttiva nel territorio, andando ben oltre la Bolsa Família in Brasile (che è sostanzialmente un trasferimento di reddito, essenziale ma insufficiente). E non dimentichiamo il lavoro gratuito delle donne, che si prendono cura della casa, dei bambini e degli anziani: un contributo che equivarrebbe al 9% del PIL mondiale se fosse retribuito con stipendi medi. Abbiamo davvero bisogno di rivoluzionare l'intera struttura, e aspettare la mano invisibile è infantile.
Da dove cominciare? Sicuramente riducendo l'orario lavorativo formale e creando iniziative pubbliche. È assurdo che in ogni località ci siano così tanti compiti utili da svolgere e così tante mani inattive. E, naturalmente, passare a un reddito di cittadinanza universale, in modo che i poveri non debbano accettare lavori precari: ciò innalzerà lo standard generale, ridurrà le disuguaglianze e promuoverà cambiamenti utili. Più persone contribuiscono ad attività utili e più tempo per tutti.

Ma una nuova serie di sfide nell’organizzazione del nostro tempo – che evidenzia come esso sia la risorsa centrale delle nostre vite – risiede nella sua manipolazione e appropriazione da parte della cosiddetta industria dell’attenzione 5 . Secondo Tim Wu, "mentre un tempo il commercio dell'attenzione implicava transazioni primitive e individuali, oggi catturare l'attenzione umana e rivenderla agli inserzionisti è diventato un pilastro della nostra economia. Il modo in cui impieghiamo le risorse brutalmente limitate della nostra attenzione modellerà le nostre vite in modi a cui la maggior parte di noi preferirebbe non pensare. Rischiamo, senza rendercene pienamente conto, di vivere vite che sono meno nostre di quanto immaginiamo".

L'argomento va ben oltre la semplice cattura della nostra attenzione. "Uno sviluppatore ha scritto che la pubblicità online e il monitoraggio comportamentale sono fuori controllo: sono spaventosamente invadenti, eccessivi, fastidiosi, insicuri e stanno peggiorando a un ritmo allarmante". In questo secolo, la risorsa più importante da conservare e proteggere sarà la nostra coscienza e il nostro spazio mentale.

È importante ricordare che si tratta di un settore redditizio: il 98% delle ingenti fortune di Facebook e degli altri prodotti Meta deriva dal marketing. Ogni centesimo di tutto questo è incluso nei prezzi che paghiamo per prodotti e servizi, poiché la pubblicità è parte dei loro costi. Ad esempio, i prodotti Johnson & Johnson hanno il 27% dei costi pubblicitari. Come dimostrano Maggie Berg e Barbara Seeber, dopo un'interruzione il cervello impiega in media 15 minuti per riconcentrarsi, il che è estremamente faticoso 6 .

Poiché il potere contrattuale è concentrato su poche piattaforme, sono queste a dettare i prezzi. Google è stata citata in giudizio: "La causa sostiene che l'azienda sfrutta la sua posizione dominante per imporre tariffe eccessive agli inserzionisti, prelevando almeno 30 centesimi di ogni dollaro che dovrebbe essere destinato ai siti che li servono. Ciò ha permesso all'azienda di guadagnare decine di miliardi di dollari ogni anno dalla sua tecnologia pubblicitaria e di ricavarne la maggior parte del fatturato totale . 7 Jonathan Haidt ci ha fornito un'analisi cruciale di come questa invasione della nostra capacità di attenzione influisca su bambini e adolescenti, in particolare con gli smartphone, con capacità di attenzione giornaliere che vanno dalle cinque alle otto ore, e spesso di più. I bambini vengono catturati e manipolati per massimizzare il loro coinvolgimento . 8

Gli effetti sono sconvolgenti. Tra il 2010 e il 2020 i casi di depressione grave tra gli adolescenti sono aumentati del 145% tra le ragazze e del 161% tra i ragazzi. La crescita è stata simile per entrambi i sessi (circa il 150%) ed è stata osservata in tutte le etnie e classi sociali. Ciò riguarda anche gli studenti universitari. In uno studio del 2023 condotto su studenti universitari statunitensi, il 37% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi ansioso "sempre" o "la maggior parte del tempo", mentre un altro 31% ha affermato di sentirsi così "circa la metà del tempo". Ciò significa che solo circa un terzo degli studenti universitari ha dichiarato di sentirsi ansioso meno della metà del tempo o mai. Haidt parla dello “tsunami attuale di ansia e depressione”. 9

Il libro di Maggie Berg e Barbara Seeber menzionato prima parla proprio di riprendere il controllo sul tempo, il tempo della nostra vita. La maggior parte di noi (e lo sperimento in prima persona come professore universitario) è spinta a cercare freneticamente come gestire programmi contrastanti, oltre all'estenuante frammentazione dell'attenzione quando dovremmo essere rilassati e creativi. E dobbiamo fare i conti con le continue intrusioni degli interessi commerciali, alcuni dei quali ammiccano di proposito per rendermi difficile concentrarmi sul testo che sto leggendo. Questa è la libertà, secondo i magnati dei media. Per loro, ovviamente, e con i nostri soldi. Se ho bisogno di qualcosa, cerco informazioni, non marketing. E non ho bisogno di marketing per cose di cui non ho bisogno.

Ci sono altre dimensioni, naturalmente. Nella periferia di San Paolo, gli abitanti impiegano dalle quattro alle sei ore per spostarsi. In totale trascorrono dalle 14 alle 15 ore fuori casa ogni giorno. Hanno bisogno di vivere in un posto dove la vita è economica, il che di solito significa lontano dal lavoro. Si svegliano alle cinque per essere al lavoro alle otto, tornano a casa tardi la sera e si addormentano sul divano, guardando roba inutile in TV o sul cellulare. Sono di nuovo le cinque del mattino. Vita familiare? Cultura? Tempo libero? In Brasile il matrimonio dura in media 14 anni.

Torniamo al punto centrale: le nostre sfide non sono economiche, nel senso di correre di più e produrre di più, ma di organizzazione sociale e politica. Nessun “libero mercato”, nessuna mano invisibile o discorso neoliberista ci porterà da nessuna parte. Stiamo arrivando a un punto in cui dobbiamo organizzarci attorno alle questioni essenziali. Una società progettata sulla base del benessere della famiglia, della riduzione delle disuguaglianze, della minore distruzione del nostro ambiente e di un processo decisionale incentrato su questi temi. La chiamavano gestione basata sui risultati, ma in fondo pensavano solo ai soldi.

Sono un insegnante. È facile immaginare che io non guadagni una fortuna. Ma quello che ho è abbastanza, e per me una vita più prospera non significa più soldi, ma più tempo, perché una volta soddisfatti i bisogni materiali di base, la felicità risiede nell'avere tempo per godersi la famiglia, gli amici e un buon libro. I miliardari? Si sono abituati a prenderci i soldi, a prendersi il nostro tempo e a infiltrarsi nel nostro cervello, nella nostra attenzione cosciente, compresa quella dei nostri figli. Tuttavia, la questione del tempo è essenziale quanto l'accesso al benessere materiale di base. Possiamo avere entrambi

1 Pubblicato originariamente sulla rivista inglese Meer

2 Olga Tokarczuk – “I libri di Giacobbe” (romanzo) – Riverhead Publishers, 2023 – (Premio Nobel per la letteratura 2018). Citazione da pagina 108 dell'edizione originale polacca, Ksiegi Jakubowe.

3 John Maynard Keynes – “Le possibilità economiche per i nostri nipoti” – (1930).

4 Kayla Zhu – “Paesi con gli orari di lavoro più lunghi” – Visual Capitalist, 12 dicembre 2024. (Data adeguata allo standard brasiliano)

5 Tim Wu – “I mercanti dell’attenzione: la corsa epica per entrare nelle nostre menti” – Alfred A. Knopf, New York, 2016.

6 Maggie Berg e Barbara Seeber – “Teacher in No Hurry” – Matrix Publishing, San Paolo, 2024.

7 The Guardian, 4 settembre. 2024 – “Causa antitrust contro Google negli USA”.

8 Visual Capitalist – “L’uso dei social media da parte degli adolescenti”.

9 Jonathan Haidt – “La generazione ansiosa” – Companhia das Letras, San Paolo, 2024. (Il titolo dell’edizione brasiliana è stato mantenuto)


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Fonte: Outras Palavras

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Fame e malnutrizione: una crisi senza fine



Articolo da Info Cooperazione

Il nuovo Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari (GRFC), pubblicato alcuni giorni fa dalla FAO e dai partner della Rete Globale contro le Crisi Alimentari, restituisce un quadro sempre più allarmante sull’insicurezza alimentare nel mondo: il numero di persone che soffre la fame acuta ha raggiunto livelli mai registrati prima, aggravandosi per il sesto anno consecutivo. Nel 2024, sono stati oltre 295 milioni gli individui in 59 paesi e territori ad aver vissuto una condizione di fame acuta, con un incremento di quasi 14 milioni rispetto al 2023. Il dato è ancora più drammatico se si guarda ai 1,9 milioni di persone che hanno affrontato livelli catastrofici di insicurezza alimentare (Fase 5 IPC/CH), il numero più alto da quando il GRFC ha iniziato il monitoraggio nel 2016.

Fame e malnutrizione: una crisi che non si arresta

L’insicurezza alimentare acuta colpisce ora il 22,6% della popolazione analizzata, superando stabilmente per il sesto anno la soglia del 20%. Le cause principali restano immutate: conflitti armati, eventi climatici estremi, crisi economiche e sfollamenti forzati continuano a colpire le aree più fragili del pianeta. Il fenomeno non risparmia i più piccoli. La malnutrizione acuta ha colpito quasi 38 milioni di bambini sotto i cinque anni, con picchi particolarmente gravi in contesti come la Striscia di Gaza, il Sudan, il Mali e lo Yemen, dove le emergenze sanitarie e alimentari si sommano ai conflitti.

Crisi alimentari aggravate da guerra e sfollamenti

Secondo il rapporto, circa 95 milioni di persone sfollate (inclusi rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni) vivono in paesi colpiti da gravi crisi alimentari, come la Repubblica Democratica del Congo, la Colombia, il Sudan e la Siria, su un totale globale di 128 milioni di sfollati. In 12 paesi la situazione è maggiormente peggiorata rispetto al 2022 a causa dell’intensificarsi di guerre, shock economici o disastri naturali. In queste aree, 13,5 milioni di persone in più sono cadute in situazioni di insicurezza alimentare acuta. Solo in 17 paesi si è registrato un miglioramento, che ha comunque coinvolto un numero minore di persone: circa 7,2 milioni.

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Fonte: Info Cooperazione

Autore: redazione Info Cooperazione


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Articolo tratto interamente da Info Cooperazione


Il mondo è un'illusione



"Gli esseri umani sono dei percettori, ma il mondo che percepiscono è un'illusione: un'illusione scaturita dalla descrizione che hanno ricevuto quando sono nati. In sostanza, quindi, il mondo che la loro ragione vuole affermare è il mondo scaturito da una descrizione e dalle sue regole dogmatiche e inviolabili, che la ragione impara ad accettare e a difendere."

Carlos Castaneda
 
 

Dipinto del giorno


L'abitante delle palafitte di Albert Anker 


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Stiamo vivendo il tempo delle invasioni barbariche


"Stiamo vivendo il tempo delle invasioni barbariche. I barbari questa volta non sono persone, sono cose. Sono gli oggetti che abbiamo creduto di possedere e che ci possiedono; sono lo sviluppo produttivo che doveva essere al nostro servizio e di cui stiamo diventando schiavi; sono i mezzi di diffusione del nostro pensiero che cercano di impedirci di continuare a pensare; sono l'abbondanza dei beni che non ci dà l'agio del benessere ma l'ansia del consumo forzato; sono la febbre edilizia che sta imponendo un volto mostruoso a tutti i luoghi che ci erano cari; sono la finta pienezza delle nostre giornate in cui amicizie affetti amori appassiscono come piante senz'aria e in cui si spegne sul nascere ogni colloquio, con gli altri e con noi stessi."

Italo Calvino


Io amo pensare alla Sicilia...

Giuseppe Tornatore

"Io amo pensare alla Sicilia come un luogo dove puoi trovare qualunque tipo di contraddizioni. Troverai sempre che tutto ha un fondamento. Però certamente il fatto che sia un'isola ha influito moltissimo sulla capacità di ragionare, ma anche, forse, sulla capacità di sragionare, se vogliamo sempre citare Pirandello. Quello che a me sempre ha colpito è che, secondo me, l'isola, l'essere nati in un'isola ha accentuato la vena sognatrice dei siciliani. L'essere costretti ad immaginarsi che cosa ci sia dall'altra parte dell'orizzonte ha accentuato molto questa vena visionaria che mi è molto vicina, in qualche modo."

Giuseppe Tornatore

Photo credit Giuseppe Tornatore, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons


A 16 anni sono andato a Londra...


"A 16 anni sono andato a Londra senza una lira e senza sapere una parola di inglese a misurarmi con gente come Cliff Richard. Prendevo il treno a carbone e andavo a Manchester da dove andava in onda il programma Boys Meet Girls che ha fatto la storia del rock in tv. L'anno dopo il programma si intitolava Wham! - è da qui che George Michael ha preso il nome della sua prima band - e io ero ospite fisso. Uno degli autori di Elvis scrisse per me Too Good, che arrivò nella top 20 inglese nel 1959."

Little Tony


Un paese senza cultura e arte


"Un paese senza cultura e arte, senza i mezzi per fare cultura e arte, è un paese che non si rinnova, che si ferma e non ha accesso a ciò che succede in paesi più importanti, negandosi così ad un futuro vero, autentico e soprattutto libero."

Carla Fracci


27 maggio 1993 – Attentato dinamitardo di origine mafiosa in via dei Georgofili a Firenze



Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera

La strage di via dei Georgofili è stato un attentato terroristico compiuto da Cosa nostra nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993 tramite l'esplosione di un'autobomba in via dei Georgofili a Firenze, nei pressi della storica Galleria degli Uffizi.

Lo scoppio dell'autobomba, imbottita con 277 chilogrammi di esplosivo, provocò l'uccisione di cinque persone: i coniugi Fabrizio Nencioni (39 anni) e Angela Fiume (31 anni) con le loro figlie Nadia (9 anni) e Caterina (appena 50 giorni di vita) e lo studente Dario Capolicchio (22 anni), nonché il ferimento di 38 di persone. Tale attentato viene inquadrato nella scia degli altri attentati del 1992-1993 che provocarono la morte di 21 persone (tra cui i giudici Falcone e Borsellino) e gravi danni al patrimonio artistico. 

Nell'aprile 1993 Gioacchino Calabrò (capo della famiglia di Castellammare del Golfo) incaricò Vincenzo Ferro (figlio di Giuseppe, capo della Famiglia di Alcamo) di andare a Prato dallo zio Antonino Messana, fratello della madre, per chiedergli di mettere a disposizione un garage per alcune persone che sarebbero arrivate dalla Sicilia, ma inizialmente Messana rifiutò.[1]

Per queste ragioni, Calabrò si fece accompagnare a Prato da Ferro insieme a Giorgio Pizzo (mafioso di Brancaccio) e convinse Messana con le minacce.[2] A metà maggio, alcuni mafiosi di Brancaccio e Corso dei Mille (Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Francesco Giuliano) macinarono e confezionarono quattro pacchi di esplosivo in una casa fatiscente a Corso dei Mille, messa a disposizione da Antonino Mangano (capo della Famiglia di Roccella).[1]

Il 23 maggio Giuseppe Barranca, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro e Francesco Giuliano andarono a Prato e vennero ospitati nell'appartamento di Messana, sotto la supervisione di Ferro, che li accompagnò con la sua auto nel centro di Firenze per effettuare alcuni sopralluoghi.[1][3] Nei giorni successivi, i quattro pacchi di esplosivo nascosti in un doppiofondo ricavato nel camion di Pietro Carra (autotrasportatore che gravitava negli ambienti mafiosi di Brancaccio) vennero trasportati a Galciana, frazione di Prato, dove vennero prelevati da Lo Nigro, Giuliano e Spatuzza, accompagnati sempre da Ferro con la sua auto, e scaricati nel garage di Messana.[1]

L'attentato

La sera del 26 maggio Giuliano e Spatuzza rubarono un furgone Fiat Fiorino e lo portarono nel garage, dove provvidero a sistemare l'esplosivo, composto da tritolo, all'interno di esso e, in seguito, Giuliano e Lo Nigro andarono a parcheggiare l'autobomba in via dei Georgofili. Alle ore 01:04 circa del 27 maggio procurarono l'esplosione.[1][3]

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