Articolo da Psicologianarrativa
Cos'è la reciprocità e come si costruisce? Ma soprattutto ecco come mantenerla e non trasformarla in ricatto
Reciprocità non è fare “pari e patta”. È sentire che, nel tempo, ci stiamo venendo incontro. Nelle relazioni sane la reciprocità è un movimento, non è qualcosa di stabile che dura tutta la vita. A volte uno dà di più perché l’altro è stanco, fragile, in tempesta. A volte si inverte. E se la coppia, l’amicizia, la famiglia reggono, è perché non pretendono un equilibrio perfetto ogni giorno, ma una tendenza: la sensazione che nessuno stia portando tutto il peso sempre e solo da solo. E dunque credo che valga a pena precisare che quella sensazione non è un dato acquisito. È una cosa che si costruisce, si perde, si riprende.
La reciprocità non è un calcolo matematico
Infatti la reciprocità non resta costante, nemmeno con le migliori intenzioni. Cambia con le stagioni della vita: studio, lavoro, malattia, figli, stress, lutti, nuove responsabilità. Ci sono periodi in cui si è più presenti e periodi in cui si sopravvive. Chi confonde la reciprocità con la prestazione finisce per viverla come un test continuo: “Sto dando abbastanza? Sta dando abbastanza?”. Ma la reciprocità non è simmetria. È continuità: un equilibrio che ogni tanto si inclina, e che può raddrizzarsi quando c’è fiducia, presenza, volontà. Alla mente però piace fare i conti e i problemi emergono quando iniziamo a tenere il punteggio: chi ha dato di più, chi ha ceduto di più, chi “deve” qualcosa. In quel momento non ci stiamo più incontrando: stiamo facendo calcoli. E i calcoli cambiano il senso del gesto. Non è più un dono: è una richiesta travestita.
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Fonte: Psicologianarrativa
Autore: Giulia Averaimo
Licenza: 
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Articolo tratto interamente da Psicologianarrativa







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