"In pratica le cose in Italia non cambiano mai, cambiano i nomi e le occasioni della storia, ma, in definitiva, i nostri mali e i nostri vizi rimangono sempre desolatamente uguali."
Piero Gobetti
"In pratica le cose in Italia non cambiano mai, cambiano i nomi e le occasioni della storia, ma, in definitiva, i nostri mali e i nostri vizi rimangono sempre desolatamente uguali."
Piero Gobetti
"Mi è sempre più chiaro che l'arte non è un'attività elitaria riservata all'apprezzamento di pochi: l'arte è per tutti e questo è il fine a cui voglio lavorare."
Keith Haring
Photo credit Alberto-g-rovi, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons"Non si stancava mai di guardare sorgere il sole: rosso acceso, dorato, lavato nelle acque del grande mare. Il sole nascente gli ispirava sempre lo stesso pensiero: a differenza dell'astro celeste, il figlio dell'uomo non si rinnova mai e per questo è destinato alla morte. L'uomo ha ricordi, rimorsi e rancori che si accumulano dentro di lui come strati di polvere finché gli impediscono di ricevere la luce e la vita che discende dal cielo. Il creato, invece, si rinnova costantemente. Se il cielo si rannuvola, poi si rasserena. Il sole tramonta, ma ogni mattino rinasce. Le stelle o la luna non recano le tracce del tempo. La continuità del processo di creazione della natura non appare mai tanto ovvia come all'alba, quando cade la rugiada, gli uccellini cinguettano, il fiume s'infiamma, l'erba è umida e fresca. Felice è l'uomo che sa rinnovarsi insieme al creato."
Isaac Bashevis Singer
Angolo curato e gestito da Mary B.
“Perfect” di Ed Sheeran è uscita il 26 settembre 2017, e ogni volta che la riascolto mi stupisco di quanto sia rimasta intatta nel tempo. È una di quelle canzoni che non invecchiano, perché non inseguono mode: raccontano semplicemente un’emozione, e lo fanno con una sincerità disarmante.
Quando uscì, ricordo che molti la definirono “la classica canzone da matrimonio”. In realtà è molto di più. È un racconto intimo, quasi sussurrato, di un amore visto da vicino, senza filtri, senza la pretesa di essere epico. È la normalità che diventa straordinaria: un ballo lento, un momento rubato, quella sensazione di sentirsi finalmente al posto giusto.
La forza di “Perfect” sta proprio nella sua delicatezza. Non ti travolge, ti accompagna. Ti fa pensare a tutte quelle volte in cui hai guardato qualcuno e hai capito che non servivano parole complicate. Bastava esserci.
Ed Sheeran ha questa capacità rara: trasformare la quotidianità in qualcosa di universale. E forse è per questo che, a distanza di anni, la canzone continua a essere scelta per dichiarazioni, anniversari, ricordi importanti. È diventata una colonna sonora emotiva, un posto sicuro in cui tornare.
Riascoltarla oggi è come aprire una finestra su un momento che hai vissuto o che avresti voluto vivere. E ogni volta ti ricorda che l’amore, quando è vero, non ha bisogno di essere perfetto. Ha solo bisogno di essere sentito.
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"Ti amo quando hai freddo e fuori ci sono 30 gradi. Ti amo quando ci metti un'ora a ordinare un sandwich. Amo la ruga che ti viene qui quando mi guardi come se fossi pazzo. Mi piace che dopo una giornata passata con te sento ancora il tuo profumo sui miei golf, e sono felice che tu sia l'ultima persona con cui chiacchiero prima di addormentarmi la sera. E non è perché mi sento solo, e non è perché è la notte di capodanno. Sono venuto stasera perché quando ti accorgi che vuoi passare il resto della vita con qualcuno, vuoi che il resto della vita cominci il più presto possibile."
Tratto dal film Harry, ti presento Sally...
Una violenta ondata di maltempo, ribattezzata "Ciclone di San Valentino", sta colpendo la Calabria con piogge alluvionali e venti oltre i 100 km/h. La situazione è critica, con l'allerta rossa che interessa gran parte del territorio.
Circa 500 evacuati nella Piana di Sibari a causa dell'esondazione del fiume Crati. Nella città di Cosenza, i Vigili del Fuoco hanno tratto in salvo quattro famiglie isolate tramite elicottero.
A Reggio Calabria, raffiche da uragano hanno divelto arredi urbani e causato danni strutturali sul lungomare. Mareggiate intense colpiscono tutta la costa tirrenica.
Numerose frane nel catanzarese hanno interrotto la viabilità interna. Chiusa la SS19 per smottamenti e scuole serrate in quasi tutta la provincia cosentina.
Si raccomanda la massima prudenza in queste ore.
Video credit MeteoWeb caricato su YouTube
Segui l’amore
L’amore non dà nulla fuorché sé stesso
e non coglie nulla se non da sé stesso.
L’amore non possiede,
né vorrebbe essere posseduto
poiché l’amore basta all’amore.
Khalil Gibran
Articolo da Psicologianarrativa
Cos'è la reciprocità e come si costruisce? Ma soprattutto ecco come mantenerla e non trasformarla in ricatto
Reciprocità non è fare “pari e patta”. È sentire che, nel tempo, ci stiamo venendo incontro. Nelle relazioni sane la reciprocità è un movimento, non è qualcosa di stabile che dura tutta la vita. A volte uno dà di più perché l’altro è stanco, fragile, in tempesta. A volte si inverte. E se la coppia, l’amicizia, la famiglia reggono, è perché non pretendono un equilibrio perfetto ogni giorno, ma una tendenza: la sensazione che nessuno stia portando tutto il peso sempre e solo da solo. E dunque credo che valga a pena precisare che quella sensazione non è un dato acquisito. È una cosa che si costruisce, si perde, si riprende.
Infatti la reciprocità non resta costante, nemmeno con le migliori intenzioni. Cambia con le stagioni della vita: studio, lavoro, malattia, figli, stress, lutti, nuove responsabilità. Ci sono periodi in cui si è più presenti e periodi in cui si sopravvive. Chi confonde la reciprocità con la prestazione finisce per viverla come un test continuo: “Sto dando abbastanza? Sta dando abbastanza?”. Ma la reciprocità non è simmetria. È continuità: un equilibrio che ogni tanto si inclina, e che può raddrizzarsi quando c’è fiducia, presenza, volontà. Alla mente però piace fare i conti e i problemi emergono quando iniziamo a tenere il punteggio: chi ha dato di più, chi ha ceduto di più, chi “deve” qualcosa. In quel momento non ci stiamo più incontrando: stiamo facendo calcoli. E i calcoli cambiano il senso del gesto. Non è più un dono: è una richiesta travestita.
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Fonte: Psicologianarrativa
Autore: Giulia Averaimo
Licenza: 
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.
Articolo tratto interamente da Psicologianarrativa
"Ognuno ha una
favola dentro,
che non riesce a leggere
da solo.
Ha bisogno di qualcuno che,
con la meraviglia
e l’incanto negli occhi,
la legga
e gliela racconti."
Pablo Neruda

"Il ciclismo a me piace perché non è uno sport qualunque. Nel ciclismo non perde mai nessuno, tutti vincono nel loro piccolo, chi si migliora, chi ha scoperto di poter scalare una vetta in meno tempo dell’anno precedente, chi piange per essere arrivato in cima, chi ride per una battuta del suo compagno di allenamento, chi non è mai stanco, chi stringe i denti, chi non molla, chi non si perde d’animo, chi non si sente mai solo. Tutti siamo una famiglia, nessuno verrà mai dimenticato. Chi, scalando una vetta, ti saluta, anche se ti ha visto per la prima volta, ti incita, ti dice che “è finita”, di non mollare. Questo è il ciclismo, per me."
Marco Pantani
Photo credit Oded Zur, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
"In un'epoca che non necessita più di parole mi piace l'idea di delegare il racconto all'immaginazione, alla sceneggiatura, alla possibilità per l'attore di evocare le cose, non solo compierle."
Valerio Mastandrea
Photo credit Redgeppy, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Alcune frasi dirette ad un mio commento su Facebook, "Era anche ora. il fascismo è un crimine", sotto il post di un'amica sul noto social, che riporta la sentenza del Tribunale di Bari contro 12 militanti di CasaPound. Le mie risposte le inserisco in questo post (evitando di mettere i nomi per ragioni di privacy), non ho voluto rispondere in una pagina non mia, per evitare polemiche.
Invece il comunismo no, vero?
La solita risposta dei destroidi, in Italia la dittatura era di destra e fascista, un po' di storia da leggere, non guasta mai.
Come il comunismo, e i centri sociali composti da delinquenti.
Con quali prove affermi che ogni militante dei centri sociali sia un delinquente?Articolo da Radio Onda d’Urto
Il Tribunale di Bari ha condannato 12 fascisti di CasaPound per i reati di “riorganizzazione del disciolto partito fascista” e “manifestazione fascista”. Sette di loro sono stati condannati anche per lesioni. Le pene vanno da 1 anno e 6 mesi a 2 anni e 6 mesi di reclusione.
I fatti risalgono al 21 settembre 2018, quando una squadraccia di fascisti del gruppo guidato da Gianluca Iannone aggredirono, a margine di una manifestazione antirazzista organizzata a Bari, attivisti e attiviste presenti in piazza. Erano i giorni dei decreti sicurezza del governo gialloverde, guidato da Giuseppe Conte: la manifestazione era stata convocata per contestare la visita dell’allora ministro dell’Interno Salvini e le sue politiche anti-migratorie.
Dopo il corteo, i diciassette imputati aggredirono con cinghie e tirapugni cinque militanti antirazzisti che stavano facendo rientro dal corteo antirazzista. L’infame aggressione squadrista provocò nove punti di sutura alla testa di un attivista, un altro riportò lesioni alle vertebre. Bari reagì prontamente all’agguato fascista con una manifestazione nel cuore del centro storico.
Il giudice, inoltre, ha condannato gli imputati alla privazione dei diritti politici per cinque anni.

Il Consiglio Regionale della Toscana ha approvato una proposta di legge al Parlamento per il riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina. Si tratta di un primato nazionale: la Toscana è infatti la prima regione in Italia a compiere un passo di questa portata.
La proposta di legge è stata approvata con 23 voti favorevoli provenienti dalla coalizione di maggioranza e dalle opposizioni di sinistra.
Trattandosi di una proposta di legge al Parlamento, l'atto della Regione Toscana verrà ora trasmesso ufficialmente alla Camera dei Deputati e al Senato, che si dovrà esprimere.
Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che rendano visibile l’invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al centro desiderio, rabbia e lotta.
Per
ribadire che questo presente costellato da violenza patriarcale,
razzista e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione,
repressione, precarietà non è un destino a cui non possiamo sfuggire, ma
il prodotto di politiche e retoriche autoritarie precise.
Il genocidio incontrastato del popolo palestinese, la spartizione di Gaza, l’attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le violenze e gli omicidi dell’ICE, la repressione del dissenso che ovunque si abbatte sui movimenti e su chiunque non si allinea a questo sistema, le politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più feroce, sono tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità politiche ed economiche verso riarmo, guerra e imperialismo.
L’economia di guerra non è più una minaccia astratta, ma una realtà tangibile che ci colpisce in modo ancora più terribile come donne, froce, lesbiche, persone queer, trans, non binarie, malatə, neurodivergenti e con disabilità, razzializzate, migrantə, sex workers, prigionierə, lavoratricə, anziane e in modo crescente bambinə.
La sottrazione delle risorse destinate ai bisogni reali, per destinarle invece al riarmo e alla militarizzazione, è sistemica. L’autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco ovunque e in modi diversi, ma tutti con un impatto devastante. Una politica della guerra, sul piano interno, è quella che fa della cultura dello stupro e della violenza sessista, maschilista, istituzionale ed economica le proprie parole chiave; una politica che pone al centro la virilità maschile, in un Paese in cui i femminicidi sono all’ordine del giorno e in cui le istituzioni si mostrano incapaci di affrontare il problema su un piano politico, sociale e culturale.
Siamo noi i soggetti che la
società patriarcale ha deciso di sacrificare per poter garantire il
proprio funzionamento, è su di noi che si scarica tutto il peso e la
violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre.
La
sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi,
nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi,
nel consumismo e nell’estrattivismo sui territori.
La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e straborda nelle piazze e negli scioperi.
Per farlo abbiamo bisogno della pratica transfemminista, che continua ad essere uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere al centro le vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della cura. Vogliamo continuare a immaginare insieme nuovi modi di opporci a questo presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta.
Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del governo per legittimare risposte securitarie. “Sicurezza” che si traduce in politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e profilazione razziale, aumento dellə detenutə per reati penali, civili e amministrativi che sono costrettə a vivere in condizioni inumane in carceri sovraffollate.
L’uso sproporzionato della forza contro i movimenti sociali, le manifestazioni studentesche e quelle sindacali è il volto interno di questa stessa politica di guerra. È stato approvato l’ennesimo Pacchetto Sicurezza: misure che non sono pensate per la nostra sicurezza, ma per reprimere chi esprime dissenso e svuotare le piazze, rendendo la lotta costosissima sul piano economico e sul piano sociale e dando più protezione economica e politica alle forze dell’ordine (che sono ancora senza numeri identificativi).
La violenza dello stato si manifesta anche con proposte di legge come il DDL Bongiorno. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza sessuale, che elimina il consenso come parametro per giudicare se ci sia stata o meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e antifemminista dell’esecutivo, che mette sul banco dellə imputatə chi ha subito violenza invece di chi l’agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza autonomi e transfemministi.
Vogliamo rimettere al centro i nostri desideri, la nostra rabbia, l’autodeterminazione sui nostri corpi e sui nostri territori.
Continuiamo a organizzarci, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in lotta, per innescare il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare insieme.
La potenza transfemminista in grado di distruggere le fondamenta di questo sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo, forte di quello che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le genealogie precedenti, ma che sia in grado di leggere il presente e adeguare pratiche e lotte.
Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva. È un processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con l’obiettivo di trasformare radicalmente i presupposti materiali e sociali di disuguaglianze e gerarchie.
Oggi, dopo dieci anni, è ancora più urgente lo sciopero dal lavoro riproduttivo e produttivo, dai generi e di genere.
Scioperiamo perché senza consenso è stupro.
Scioperiamo perché senza dissenso è dittatura.
Scioperiamo
perché non vogliamo che le nostre vite siano regolate da un’economia di
guerra che impone militarizzazione in ogni ambito delle nostre vite.
Scioperiamo per lo smantellamento delle frontiere che generano morti continue e contro il razzismo di stato.
Scioperiamo perché nelle scuole non vogliamo le forze dell’ordine ma un’educazione sessuo-affettiva al consenso e al desiderio.
Scioperiamo
perché siamo stanchə di vivere di contratti di lavoro poveri, di
lottare contro la disoccupazione, contro la violenza economica, razzista
e maschilista dentro e fuori ai luoghi del lavoro.
Scioperiamo
per una salute transfemminista per spazi e reti di cura – siano essi
autogestiti o all’interno dei servizi di sanità pubblica – che sappiano
farsi carico della nostra salute a 360°: dalla salute sessuale e
riproduttiva alla salute mentale.
Scioperiamo perché vogliamo una casa per tuttə.
Scioperiamo perché ancora oggi il sud Italia è ai margini delle politiche istituzionali, in cui il progetto surreale del ponte sullo stretto è al centro e le nostre vite terrone sono dimenticate.
Scioperiamo per il reddito di autodeterminazione.
Scioperiamo per l’autodeterminazione dei popoli oppressi, per la fine del colonialismo in tutte le sue forme e delle guerre.
Scioperiamo per immaginare una società che metta al centro la cura e la vita, non il profitto e la guerra.
"Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo. Beh, non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, eguaglianza e libertà.
Quindi nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo, e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio. Vi auguro tutto il bene possibile, e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo, perché solo così si cambia il mondo.
Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza, mai! Neppure per un attimo. Anche quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l’uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza, e di infonderla nei vostri compagni. E’ proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve.
E ricordate sempre che “ogni tempesta comincia con una singola goccia”. Cercate di essere voi quella goccia.
Vi amo tutti, spero farete tesoro di queste parole."
"Disse la vecchia guaritrice dell'anima: Non fa male la schiena, fa male il carico. Non fanno male gli occhi, fa male l'ingiustizia. Non fa male la testa, fanno male i pensieri. Non fa male la gola, fa male quello che non si esprime o si esprime con rabbia. Non fa male lo stomaco, fa male quello che l'anima non digerisce. Non fa male il fegato, fa male la rabbia. Non fa male il cuore, fa male l'amore. Ed è proprio lui, l'amore stesso, che contiene la più potente medicina."
Ada Luz Márquez
"La mia condotta nella Free Trade Hall e fuori voleva essere una protesta contro la posizione giuridica delle donne oggi. Non possiamo protestare in modo ordinato perché non abbiamo i mezzi con cui i cittadini possano farlo; non abbiamo diritto di voto; e finché non avremo diritto di voto, dovremo essere disordinati. Non c'è altro modo per avanzare le nostre rivendicazioni di giustizia politica. Quando l'avremo, non ci vedrete più davanti ai tribunali di polizia; ma finché non avremo diritto di voto, questo accadrà."
Christabel Pankhurst
“Forti sono quelle persone che non smettono mai di mettersi in discussione, che non arretrano dinanzi al rischio, che accettano la più grande di tutte le sfide, quella della adesione incondizionata ai propri valori interiori.”
Aldo Carotenuto
Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera
L'incendio del Cinema Statuto fu un incidente avvenuto a Torino la sera del 13 febbraio 1983,[1] che provocò la morte di 64 persone, principalmente per intossicazione da fumi.
A seguito dello scoppio di un incendio durante una proiezione, il pubblico tentò la fuga, ma trovò le uscite di sicurezza chiuse: molti spettatori non riuscirono così a scampare alle esalazioni tossiche.[2]
È considerata la più grande strage verificatasi a Torino dal secondo dopoguerra e rappresenta, a livello nazionale, un punto di svolta circa la revisione delle normative in materia di sicurezza nei locali pubblici.[3]
Il Cinema Statuto di Torino, che prendeva il nome dalla vicina piazza, era sito in via Cibrario 16-18, nel quartiere semicentrale di San Donato: la sala aveva una capienza massima di circa 1 200 posti. Pochi mesi prima dell'incendio, il locale era stato ristrutturato e aveva superato tutte le verifiche imposte dalle normative all'epoca in vigore in Italia,[3] come venne anche sottolineato a posteriori dal proprietario Raimondo Capella:
La sera del giorno di domenica 13 febbraio 1983 era in proiezione il film La capra di Francis Veber;[1] il pubblico era composto da appena un centinaio di persone tra galleria e platea. Lo Statuto era infatti un cosiddetto cinema di "seconda visione" e la pellicola in questione, a Torino, era ormai giunta alla tredicesima settimana di programmazione. In quelle ore, peraltro, sul capoluogo piemontese si stava abbattendo una nevicata, che aveva contribuito ulteriormente alla bassa affluenza di pubblico.
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"Bisogna credere per forza che l'uomo abbia voluto vivere in società, dato che la società esiste; però, da quando esiste, l'uomo usa buona parte della sua energia e della sua astuzia per lottare contro di essa."
Georges Simenon
Francesca ha denunciato l’economia del genocidio a Gaza, ha chiesto giustizia per un popolo sotto assedio e ha avuto la forza di chiamare le cose con il loro nome.
Il governo francese ha annunciato che chiederà formalmente la sua rimozione al Consiglio dei diritti umani dell'ONU il prossimo 23 febbraio, cercando di zittire una voce indipendente. Da mesi Francesca è colpita da sanzioni economiche che le impediscono persino di avere un conto corrente, un trattamento riservato solitamente ai criminali internazionali, non a funzionari ONU. Viene punita perché i suoi rapporti mettono a nudo le complicità di chi finanzia e arma il massacro in Palestina.
Punirla significa punire la legalità internazionale. In un tempo in cui le potenze cercano di abbattere ogni voce libera, noi scegliamo da che parte stare. E stiamo con Francesca. Perché la dignità umana non si sanziona e non si dimette. Si difende.
💬 Condividi se credi che la giustizia non debba essere messa a tacere dal cinismo dei governi.
#FrancescaAlbanese #DirittiUmani #Gaza #Giustizia #Solidarietà #Francia #ONU #NoSanzioni
"Ama, ama follemente, ama più che puoi e se ti dicono che è peccato ama il tuo peccato e sarai innocente."
William Shakespeare
"Mi guardi, mi guardi da vicino, sempre più da vicino, e poi giochiamo a fare i ciclopi, ci guardiamo sempre più da vicino e i nostri occhi si ingrandiscono, si avvicinano, si sovrappongono e i ciclopi si guardano, respirando confusi, le nostre bocche si incontrano e lottano delicatamente, mordendoci con le labbra, sfiorando appena i denti con la lingua."
Julio Cortázar
“Il regista deve poter creare a 360 gradi e credo che l'attuale fallimento del sistema hollywoodiano sia dovuto proprio a questo: quando si tratta di arte, il successo non passa attraverso le divisioni.”
Jean Renoir

Articolo da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
La Francia ha richiesto le dimissioni della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati
Francesca Albanese
a seguito di alcune dichiarazioni della giurista italiana contro il popolo israeliano. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot
ha dichiarato: «La Francia condanna senza riserva alcuna le parole
oltraggiose e irresponsabili della signora Albanese che prendono di mira
non il governo israeliano, di cui è consentito criticare la politica,
ma Israele in quanto popolo è in quanto nazione».
Il ministro ha altresì annunciato che la Francia chiederà le dimissioni di Albanese il prossimo 23 febbraio al Consiglio dei diritti umani dell'Onu.
Fonte: Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Autori: vari
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Articolo tratto interamente da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Photo credit Esquerda.net caricata su Flickr - licenza foto: Creative Commons
"La musica è guardare oltre una porta chiusa, perdere il senso del tempo e dello spazio. Togliere certezze ritmiche e armoniche."
Angelo Branduardi
"Io penso che sia molta umiltà essere scrittore. Lo vedo come fu in mio padre, ch'era maniscalco e scriveva tragedie, e non considerava il suo scrivere tragedie di più del suo ferrare cavalli."
Elio Vittorini
Articolo da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
James Van Der Beek
è deceduto all'età di 48 anni. L'attore statunitense era malato al
colon da diverso tempo. Fece il suo esordio al cinema nel 1995 con Angus ma divenne famoso grazie alla rinomata serie tv Dawson's Creek
in cui ha interpretato il personaggio di Dawson Leery per 128 episodi.
Era sposato con Kimberly Brook dalla quale ha avuto sei figli.
Fonte: Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Autori: vari
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Articolo tratto interamente da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Photo credit Super Festivals, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons