Articolo da L'Indipendente
Dalle occupazioni delle scuole alle tende davanti agli atenei, la mobilitazione studentesca si estende in Italia. In molte città d’Italia, tra cui spiccano Torino, Roma, Napoli e Genova, si moltiplicano assemblee, picchetti e interruzioni delle lezioni, mentre gli universitari tornano a denunciare affitti insostenibili e carenze nel diritto allo studio. Al centro delle contestazioni ci sono edifici degradati, carovita e politiche del governo, accusato dai manifestanti di privilegiare le spese militari rispetto all’istruzione e ai servizi pubblici. Sulla scia delle proteste francesi e spagnole, gli studenti preparano nuove iniziative: il prossimo appuntamento nazionale è lo sciopero del 16 ottobre.
Quello che è stato definito dal Collettivo OSA uno “tsunami-occupazioni” vede Torino come uno dei fronti più estesi. Il 5 ottobre sono stati occupati il Regina Margherita e il Carlo Ignazio Giulio, seguiti il giorno successivo dal Sella Aalto Lagrange; al Gobetti è partita l’autogestione. In seguito si sono aggiunti l’Einstein e il Primo Liceo Artistico, insieme a scioperi, assemblee e blocchi in altri istituti. Questa mattina è stato occupato anche il Berti. L’assemblea studentesca del Gioberti ha diramato un comunicato in cui ha stigmatizzato il sistema Valditara, che vedrebbe la scuola come «luogo di disciplinamento per i futuri cittadini che devono imparare a subire in silenzio mentre approvano decreti razzisti e le scuole cascano a pezzi». Assemblee straordinarie sono state convocate al D’Azeglio e al Ferraris. Il 9 ottobre circa duecento studenti si erano riuniti davanti alla Città Metropolitana per chiedere interventi edilizi. Nel mirino dei collettivi ci sono anche le politiche scolastiche del governo, dal limite agli alunni stranieri al divieto del burqa. A Carignano, la Cub Sur ha denunciato la presenza dei carabinieri nei corridoi del Norberto Bobbio durante uno sciopero.
A Roma, all’occupazione del Cavour del 6 ottobre si sono aggiunte, il giorno successivo, quelle del Lattanzio e del Tullio Levi Civita. Picchetti e assemblee si sono svolti anche all’Avogadro e al Newton. A Napoli, dopo il Tito Lucrezio Caro di Posillipo, lunedì 12 ottobre sono stati occupati l’Umberto, il Mercalli, il Sannazaro e il Genovesi. Al Mercalli la dirigente ha comunicato formalmente l’occupazione dell’istituto e l’impossibilità di garantire il regolare svolgimento delle attività didattiche e amministrative. La mattina di oggi, 13 ottobre, ha visto coinvolto nella mobilitazione anche il Mazzini, al Vomero, dove gli accessi sono rimasti chiusi e la dirigente ha richiesto l’intervento preventivo dei carabinieri.
A Genova, dopo il Gobetti, anche il Calvino è stato occupato: seconda scuola cittadina in ventiquattro ore. Gli studenti contestano la gestione delle risorse pubbliche, con meno fondi a scuola, sanità e trasporti e più risorse al riarmo. Denunciano mancanza di riscaldamento, bagni inagibili, infiltrazioni e topi. Contestano il carovita, citando il carburante a 2,30 euro al litro e lo sconto statale di 30 centesimi giudicato insufficiente, oltre alle politiche di Valditara, al decreto bavaglio e all’ultimo decreto sull’immigrazione. Mobilitazioni anche a Bologna, dove un centinaio di ragazzi ha sfilato nel quartiere universitario.
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Fonte: L'Indipendente
Autore: Stefano Baudino
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Articolo tratto interamente da L'Indipendente
Immagine generata con intelligenza artificiale








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