Articolo da Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
A Saint-Denis, durante le proteste degli studenti, il sindaco Bally Bagayoko non ha osservato la scena da lontano. Non è rimasto al sicuro dietro una scrivania. Non ha aspettato che fossero altri a gestire la situazione.
È entrato nel mezzo. Da una parte gli studenti. Dall’altra gli agenti in assetto antisommossa. E lui, fisicamente, tra i due.Ha cercato di evitare lo scontro, chiedendo agli agenti di fermarsi e agli studenti di non rispondere alla violenza con altra violenza. È stato raggiunto dai lacrimogeni, ma non si è tirato indietro.
Poi qualcuno ha provato a trasformare quella presenza in una colpa. Un filmato diffuso in maniera parziale sembrava mostrare il sindaco vicino a un cassonetto incendiato.
È bastato però recuperare l’intera sequenza per capire la realtà: Bagayoko stava spostando il cassonetto per allontanare le fiamme dalla scuola.
Non stava incendiando. Stava cercando di proteggere una scuola.
E questa differenza dice molto anche sul modo in cui viene raccontata una protesta: basta tagliare pochi secondi per trasformare chi prova a fermare un incendio in chi lo avrebbe provocato.
Bally Bagayoko, 53 anni, figlio di un operaio e con origini maliane, ha scelto di stare accanto agli studenti che chiedono più risorse e dignità per la scuola pubblica.
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Fonte: Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Autore: Soumaila Diawara
Licenza: Copyleft ![]()
Articolo tratto interamente da Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Photo credi Télé Matin, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons







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