Ieri la Camera ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale: 227 sì, 164 no, applausi del centrodestra e opposizioni che gridavano “legge truffa”. Non è una riforma per dare più voce alla gente: è un blindaggio fatto da chi comanda per restare al comando. Il sistema è formalmente proporzionale, ma con un premio di maggioranza che regala seggi extra alla coalizione che supera il 42%. In pratica: chi vince prende di più, chi è piccolo o nuovo resta fuori.
Dicono che ci siano le preferenze, ma oltre l’80% dei parlamentari sarà deciso dai listini bloccati e dalle segreterie di partito, per i nuovi partiti poi la legge è una muraglia: servono circa 6mila firme per collegio, oltre 400–450mila a livello nazionale.
Una barriera insostenibile per movimenti, liste civiche e forze che vogliono portare voci nuove.
Questa legge è stata votata senza accordo con le opposizioni, a pochi mesi dal voto, per proteggere chi già governa.
La risposta non può essere solo tecnica: serve mobilitazione, ricorsi alla Corte, e soprattutto organizzazione dal basso, perché la democrazia vera non si chiude in una legge elettorale; ma si costruisce insieme, giorno per giorno.
Autore: Spartaco
Immagine generata con intelligenza artificiale








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