Il titolo della prima avventura era “L’alba dei morti viventi”, un riferimento neanche troppo velato al cinema zombie di di George Romero – omaggiato anche esplicitamente nel corso della storia – e già dalla copertina lettori e lettrici potevano scoprire un tipo di eroe nuovo rispetto alla tradizione dell’editore milanese, fino a quel momento principalmente orientato all’avventura: volto dell’attore Rupert Everett, quasi elegante nella sua accoppiata di camicia rossa, giacca nera e jeans.
L’approfondimento di Vanloon sui 40 anni di Dylan Dog
Il personaggio, creato da Tiziano Sclavi, è una presenza immancabile nelle edicole e nelle bancarelle dei fumetti usati, ma da diversi anni ormai lo possiamo trovare anche in libreria, con storie classiche pubblicate in grande formato: un successo, quello della testata, quindi sostanzialmente stabile, ma che ha conosciuto alti e bassi, non soltanto per la generale crisi dell’editoria e del fumetto seriale classico.
Per indagare i quarant’anni di storia di questo personaggio e per capire quanto il suo rapporto con il pubblico sia cambiato negli anni, la redazione di Vanloon ha realizzato un approfondimento chiacchierando anche con Alberto Sebastiani, docente universitario e collaboratore di “La Repubblica”, una delle voci più autorevoli in città quando si parla di fiction, letteratura e fumetto.
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Fonte: Radio Città Fujiko
Autore: Redazione Culturale
Licenza: This work is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International
Articolo tratto interamente da Radio Città Fujiko
Photo credit Nicholas Gemini, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons








Storie a fumetti avvincenti. Dylan Dog è un ottima compagnia per chi viaggia in treno ,in aereo oppure per chi sta semplicemente nella poltrona di casa.
RispondiEliminaIndubbiamente.
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