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lunedì 21 settembre 2026

Il mondo a rapporto a New York per l’avvio dei lavori dell’Assemblea Generale ONU



Articolo da Lettera22

Sui conflitti in corso, non si vedono spiragli di speranza grazie alla diplomazia. A Gaza come in Sudan, il dramma delle popolazioni è aggravato dalla mancanza di fondi. Una vera riforma del Consiglio di Sicurezza che affronti i problemi del diritto di veto e garantisca una rappresentanza significativa al continente africano sarà certo discussa, ma non sembra più vicina. Con un dettaglio significativo, il Paese che ospita il Palazzo di Vetro ha aperto la porta a Teheran

«Speriamo che quest’anno le scale mobili funzionino!», ha detto scherzosamente pochi giorni fa una giornalista al portavoce del segretario generale dell’Onu, ricordando l’incidente che l’anno scorso aveva bloccato Donald Trump proprio sulla scala mobile del Palazzo di Vetro. Alla vigilia dell’inizio dei lavori dell’ottantunesima sessione dell’Assemblea Generale, la battuta potrebbe certamente sembrare più ampia e non soltanto umoristica. Da quando l’Onu è stata creata, 81 anni fa, i momenti di tensione non sono certo mancati. Mai come quest’anno, però, l’organizzazione ha dovuto prepararsi per mostrare ai suoi 193 paesi membri di essere ancora in grado di muoversi per raggiungere i suoi obiettivi e non soltanto per quanto riguarda le scale mobili.

La pressione è apparsa evidente già nei giorni scorsi, in vista dell’inizio, a partire da domani, della settimana annuale di dibattito generale ad alto livello. In una città che si prepara a blindarsi, con le strade attorno al Palazzo di Vetro bloccate e tutte le forze di sicurezza in stato di massima allerta, i capi di Stato e di governo sono in gran parte già arrivati e sono probabilmente più numerosi del solito. Saranno loro a guidare le delegazioni e a presentare dal podio le posizioni e le richieste dei propri paesi. A parlare per primo, come vuole la tradizione, sarà il Brasile, rappresentato dal presidente Lula da Silva, seguito a ruota da Donald Trump, dal re di Giordania e da Erdogan per la Turchia. Benjamin Netanyahu parlerà mercoledì mattina, seguito nel tardo pomeriggio dal ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Già prima dell’inizio dei lavori, il nuovo presidente dell’Assemblea Generale, l’ex ministro degli Esteri del Bangladesh Khalilur Rahman, ha promesso che il tema della sessione sarà quello di «Ripristinare la fiducia, gestire la trasformazione. Una Onu che produca risultati per tutti».

Il Segretario generale uscente Antonio Guterres, che terminerà il suo mandato a fine anno, ha lanciato un messaggio simile. Nel suo discorso, ha lasciato trapelare, l’attenzione sarà dedicata alla necessità di costruire un nuovo futuro per l’organizzazione internazionale, superando gli ostacoli che le transizioni del potere stanno creando. E queste transizioni, secondo il suo parere, non riguardano solo la crescita di nuovi Paesi più forti e più potenti, ma anche le troppe e pericolose transizioni del potere dagli Stati alle entità economiche private e alla tecnologia. Ancor prima delle parole di Guterres, sono state le affermazioni e le mosse di diversi Paesi membri a lasciar capire quanto tesa e impegnativa sarà la prossima settimana sotto il tetto del Palazzo di Vetro. E al tempo stesso quanto importante sia per la maggior parte dei Paesi membri cercare di ridare una voce a un’organizzazione profondamente in crisi.

Da un lato, poco sembra destinato a cambiare. Sui conflitti in corso, non si vedono spiragli di speranza grazie alla diplomazia. A Gaza come in Sudan, il dramma delle popolazioni è aggravato dalla mancanza di fondi. Una vera riforma del Consiglio di Sicurezza che affronti i problemi del diritto di veto e garantisca una rappresentanza significativa al continente africano sarà certo discussa, ma non sembra più vicina. Con un dettaglio significativo, il Paese che ospita il Palazzo di Vetro non si è piegato alle richieste della comunità internazionale: ha aperto la porta all’Iran, concedendo un visto di ingresso negli Stati Uniti, sia pure limitato, ai suoi rappresentanti, ma lo ha negato ai rappresentanti palestinesi.

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Fonte: Lettera22

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Articolo tratto interamente da Lettera22


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