venerdì 22 ottobre 2021

22 ottobre 1913 - Il disastro di Dawson è il secondo incidente minerario più cruento dopo quello di Monongah nella storia degli Stati Uniti d'America e dell'emigrazione italiana


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Il disastro di Dawson è il secondo incidente minerario più cruento dopo quello di Monongah nella storia degli Stati Uniti d'America e dell'emigrazione italiana. 

Oggigiorno Dawson è una città fantasma nel Nuovo Messico, come tante altre rimaste dopo la corsa all'oro e le chiusure delle miniere dei diversi tipi, ma all'inizio del secolo scorso una comunità di quasi 9.000 abitanti viveva in tale posto. Il paese prese il nome da John Barkley Dawson, il proprietario del suolo che fu venduto alla società mineraria di carbone.

Nel 1906 i dirigenti dell'industria mineraria finanziarono la fondazione del paese costruendo case per i minatori, un ospedale, negozi, un cinema, una piscina, un campo da golf e collegamenti ferroviari con diverse città. In pochi anni arrivarono in paese molti minatori italiani ai quali si accodarono cinesi, polacchi, tedeschi, greci, britannici, finlandesi, svedesi e messicani.

Già il 14 settembre 1903 nella miniera n.1 si erano verificati incendi seguiti da esplosioni che uccisero tre minatori, quindi tutti sapevano che quelle miniere erano pericolose per diversi motivi, ma i minatori avevano necessità di lavorare per sostenere le proprie famiglie e il 20 ottobre 1913, solamente due giorni prima del disastro, un'ispezione delle autorità ebbe esito positivo riguardo alle condizioni di sicurezza sul lavoro. 

La catastrofe si verificò il 22 ottobre 1913, quando un'esplosione disintegrò la miniera n.2, facendo vibrare il suolo sino a quasi 4 km di distanza. Restarono uccisi 263 minatori e altri 2 della squadra di soccorso morirono durante le operazioni di aiuto. I minatori italiani erano la maggioranza: 146 di essi perirono in tale sciagura. Gli investigatori delle autorità preposte stabilirono che era stato usato esplosivo di tipo non consentito dalla legislazione mineraria e i minatori non erano sufficientemente lontani dal sito dove furono poste le cariche esplodenti, contrariamente a quanto contemplato dalle leggi. Inspiegabilmente nessun dirigente minerario fu indagato, quindi le miniere ripresero a funzionare in quello stesso anno dopo alcuni provvedimenti per garantire maggior sicurezza di lavoro ai minatori. 

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