In Sassonia il voto ha parlato chiaro. Non servono analisi complicate: quando la sinistra smette di essere conflitto, la destra diventa rifugio per chi è stato lasciato indietro. Il risultato di ieri non sorprende nessuno. È la conseguenza di anni di precarietà, privatizzazioni, salari fermi e territori dimenticati. È la fotografia di una rabbia che nessuno ha voluto ascoltare.
E c’è un punto che brucia più degli altri: la sinistra ha smesso di guardare negli occhi la classe operaia. Ha smesso di parlare con chi lavora di notte, con chi tiene in piedi fabbriche, ospedali, trasporti, magazzini. Ha smesso di capire la vita di chi vive con stipendi bassi, contratti fragili, affitti che mangiano metà del mese. Quando la sinistra dimentica chi produce la ricchezza, qualcun altro arriva a raccogliere la frustrazione. E lo fa senza scrupoli.
Il voto in Sassonia è un campanello d’allarme, certo. Ma è anche una lezione che non possiamo più ignorare. Non esiste sinistra senza radici. Non esiste sinistra senza classe operaia. Non esiste sinistra senza organizzazione dal basso.
Una sinistra vera non nasce nei salotti, nei think tank, nelle alleanze costruite a tavolino. Nasce nelle fabbriche, nei magazzini, nei quartieri popolari, nelle campagne. Nasce dove la crisi non è un concetto astratto, ma una vita quotidiana.
Serve una sinistra che torni a dire parole che molti hanno smesso di pronunciare: redistribuzione, salario, diritti, welfare, antifascismo. Serve una sinistra che non rincorra la destra sul terreno della paura, ma che ricostruisca la sicurezza sociale: casa, lavoro, salute, istruzione, dignità.
Il voto di ieri non è una fine. È un inizio, se vogliamo che lo sia. Ripartire dal basso non è uno slogan: è l’unico modo per tornare credibili. La sinistra o torna operaia, o non torna affatto.
Autore: Spartaco
Immagine generata con intelligenza artificiale







Basta con queste cazzate
RispondiEliminaConcordo con le parole che dovrebbe ricominciare a pronunciare, prendere le distanze da capitale e finanza e fare la guerra all'attuale visone di ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. E dovrebbe, aggiungo, fare capire che siamo una comunità e in una comunità ci si salva solo assieme
RispondiEliminaConcordo!
EliminaSono anni e anni che la cosiddetta sinistra si è dimenticata dei problemi della gente, del lavoro e dei diritti ... poi quando si è in vista delle elezioni qualche dirigente riparla (timidamente) di ricominciare a parlare al popolo.
RispondiEliminaSe la classe operaia ha iniziato a votare a destra, bisogna chiedersi come mai.
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