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lunedì 14 settembre 2026

Gli studentati vista mare del PNRR e i legami politici che favoriscono i privati



Articolo da IrpiMedia

Il bando del Ministero per realizzare 30mila posti letto per studenti ha finanziato residenze lontane dalle università, a volte in località turistiche. Mentre nelle città in cui c’era più bisogno non è stato raggiunto il fabbisogno minimo

«Più di 63.200. Abbiamo trovato le tende, abbiamo aperto i cantieri e ora lasciamo agli studenti, alle loro famiglie e al Paese più di 63.200 posti letto». Inizia così il video pubblicato sui social dalla ministra Anna Maria Bernini il 2 settembre 2026. Il risultato rientra nel «piano housing» del ministero dell’Università e della Ricerca (Mur), che prevedeva di realizzare 60mila nuovi posti letto per studenti entro giugno 2026, utilizzando i fondi del Pnrr.

Non tutti i posti letto, però, sono già disponibili: come si legge in un comunicato del ministero, solo circa 33mila sono stati già realizzati e saranno disponibili a breve, mentre i restanti saranno pronti nel 2027, grazie a un nuovo bando gestito da Cassa depositi e prestiti.

L’inchiesta in breve

  • A inizio settembre 2026, il ministero dell’Università e della Ricerca ha annunciato il completamento di 33mila posti letto per studenti, finanziati con 600 milioni di euro del Pnrr. I contributi sono andati quasi tutti ad aziende private, in alcuni casi legate alla politica
  • Analizzando i beneficiari, IrpiMedia ha individuato studentati a decine di chilometri dalle università o in località turistiche più simili ad alberghi, progetti riconducibili a soggetti coinvolti in procedimenti giudiziari, e tentativi di speculazione edilizia 
  • Dove il fabbisogno di posti letto era maggiore i finanziamenti non sono arrivati. In 47 province i posti letto creati sono meno di un terzo dell’obiettivo minimo ministeriale. Succede in tutte le principali città universitarie: Roma, Torino, Padova, Bologna, Napoli e Palermo
  • «Abbiamo indebitato il Paese per favorire gli affari di pochi?» ha commentato Elisabetta Piccolotti di Sinistra Italiana. «Avevamo chiesto fin dall’inizio di destinare tutti i fondi agli enti pubblici regionali per il diritto allo studio: sarebbe stato molto più utile e giusto»

Non basta però dire quanti posti letto sono stati creati: è necessario capire anche come. IrpiMedia, con il supporto della piattaforma Datacros di Transcrime, ha analizzato i risultati del bando del 2024 con cui il ministero ha finanziato – con circa 600 milioni di euro del Pnrr – i 33 mila posti letto già realizzati.

Sono emerse una serie di problematiche, dovute a un regolamento poco stringente: finanziamenti per studentati a decine di chilometri dalle università, progetti riconducibili a soggetti coinvolti in procedimenti giudiziari, edifici in località turistiche simili più ad alberghi che a studentati.

Nel bando il ministero ha specificato il numero di fuorisede e di posti nelle residenze studentesche già disponibili. Così è stato indicato il fabbisogno di posti letto e un obiettivo: coprire il 20% degli studenti fuorisede in ciascuna provincia. 

Il target però non è vincolante: non c’è nessun obbligo a distribuire gli studentati seguendo le necessità individuate dal ministero. L’analisi condotta da IrpiMedia dimostra che la distribuzione dei posti letto finanziati non segue la geografia del fabbisogno, risultando invece insufficiente in molte grandi città.

A Milano, i posti finanziati sono stati appena 1.659, il 9% dell’obiettivo. A Firenze e Bari il target è ancora più lontano, con i nuovi posti letto che coprono circa il 2% del fabbisogno.

IrpiMedia ha identificato 47 province nelle quali i posti letto creati sono meno di un terzo dell’obiettivo minimo individuato dal ministero. Tra queste si contano tutte le principali città universitarie, tra cui Roma, Torino, Padova, Bologna, Napoli e Palermo.

Al contrario, in alcune province che ospitano sedi universitarie più piccole ci sono più studentati del necessario. È il caso di Agrigento, Biella e Caltanissetta, dove il totale dei nuovi posti letto sarebbero sufficienti, secondo i dati del Mur, a coprire quasi tutti i fuorisede presenti nella provincia. In altri casi, l’obiettivo minimo era già raggiunto e sono stati comunque finanziati centinaia di posti: 137 a Lucca, dove il ministero stimava appena una trentina studenti fuorisede scoperti, e più di 700 a Cosenza.

«Sarebbe stato giusto puntare sulle grandi città, che sono più care a causa dell’eccesso di richiesta, e invece sono spuntati progetti in città più piccole, eccessivi rispetto alla domanda», commenta Elisabetta Piccolotti, deputata di Sinistra Italiana che si è occupata spesso del tema. «L’idea di usare i fondi Pnrr per le residenze universitarie private è stata un fallimento da molti punti di vista: per i prezzi, che saranno comunque troppo alti, e anche per la distribuzione sul territorio», conclude Piccolotti.

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Fonte: IrpiMedia
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Articolo tratto interamente da IrpiMedia


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