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mercoledì 9 luglio 2025

A Milano fa sempre più caldo



Articolo da Slow News

Lo è per tanti motivi, ma soprattutto per scelte urbanistiche e politiche. Le cose potrebbero migliorare, ma non sta succedendo

Brutti segnali e panchine bollenti

Il 2 agosto 2024, sulle pagine del quotidiano online Milano Today, appare un articolo intitolato “A Milano temperature da paura”. All’interno del pezzo vengono citati due esempi clamorosi: i gradini della statua di Vittorio Emanuele II, al centro di piazza Duomo, e le panchine di piazza San Babila. I primi avrebbero superato i 60 °C, le seconde i 50 °C. 

 Le panchine ustionanti sicuramente fanno paura, ma sono solo un dettaglio del quadro più ampio e ancora più spaventoso: le nostre città stanno diventando sempre più invivibili a causa del caldo estremo.

 I dati e le ricerche sul tema degli ultimi anni lo dicono in maniera inequivocabile: la temperatura delle città dell’Europa meridionale sta aumentando. Questo effetto è legato alle cosiddette isole di calore urbano (urban heat island in inglese), zone di calore estremo provocate dalla eccessiva urbanizzazione, dall’uso di asfalto e cemento e dalla mancanza di alberi e di verde. 

In un’isola di calore urbana si possono riscontrare temperature più alte anche fino a 8 °C rispetto a quelle dei territori extra urbani e le conseguenze sulle persone che in città ci vivono, ci studiano e ci lavorano possono essere molto gravi. Per le fasce più deboli, sia demografiche che sociali, ovvero anziani, bambini, poveri e alcune categorie di lavoratori, il pericolo è ancora più alto.

Non accadrà domani. Sta succedendo ora.

Malgrado la sensazione diffusa di un’estate segnata da piogge e “più fresca” degli anni precedenti, secondo i dati pubblicati a fine settembre, l’estate 2024 a Milano è stata la più calda dal 2003. Nel comunicato dell’Osservatorio Meteorologico Milano Duomo ETS si legge: «Con 26,4 °C di media l’estate 2024 supera infatti di ben 1,7 °C la media CLINO (CLimatological NOrmal, periodo di riferimento utilizzato dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale, ndr) dello stesso periodo 1991-2020 e addirittura di 3,2 °C quella 1961-1990». 

 Sempre secondo i dati dell’Osservatorio milanese, il pericolo è alto: «Considerando l’indice Humidex (utilizzato per valutare il livello di discomfort termoigrometrico, in presenza di temperature elevate e alti tassi di umidità), nell’estate 2024 sono state registrate 96 ore con Humidex maggiore o uguale a 40 °C, soglia considerata di “pericolo” per l’uomo». Oltre quella soglia, il pericolo potrebbe diventare mortale.

Secondo uno studio effettuato su oltre 800 città europee e pubblicato su The Lancet Planetary Health nel marzo del 2023, l’impatto del calore estremo sulla aspettativa di vita della popolazione che vive nei centri urbani surriscaldati è molto alto. Soprattutto per le fasce più deboli.

 La stima per la città di Milano, nella fascia di età over 85, quella naturalmente più esposta a tutte le patologie che il calore estremo genera, acutizza o rende croniche, è una variazione calcolabile in circa 500 morti all’anno. Ma a soffrire sono anche i bambini sotto i dieci anni, gli anziani tra i 65 e gli 80 anni, i lavoratori esposti al sole diretto durante le ore più calde della giornata, le persone senza fissa dimora, ma anche tutti coloro che vivono in condizioni di povertà energetica e non hanno il privilegio di avere l’aria condizionata.

 Torniamo un momento alle panchine di piazza San Babila, quelle piastre ustionanti da cui siamo partiti. Alla luce di tutto ciò che abbiamo detto fin qui, e in particolare di quest’ultimo report che abbiamo citato, è un punto di osservazione interessante.

 Dopo lunghi lavori coincisi con la costruzione della quarta linea della metropolitana, nel luglio del 2024 — un mese prima dell’articolo di Milano Today — piazza San Babila è stata riaperta al pubblico nella sua nuova veste. Si tratta di circa 6000 mq, resi interamente pedonali e ricoperti di cubetti di granito in continuità con largo Toscanini. A chi ci passa non può sfuggire un dettaglio: non c’è nessun tipo di ombra o di riparo dal sole. Gli unici 3 alberi sono in Largo Toscanini, isolati l’uno dall’altro: sembrano nascere dal cemento. 

Non è stata una dimenticanza. Dalle immagini dei render del progetto, pubblicato nel maggio del 2020, è evidente che di alberi non ne sono mai stati previsti. 

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Fonte: Slow News

Autore: Andrea Coccia

Licenza: This work is licensed under Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International

Articolo tratto interamente da Slow News


2 commenti:

  1. Io abito vicino a Milano, vorrei andarci ma non oso !!!

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    1. Il cambiamento climatico si nota soprattutto nelle grandi città, poi la cementificazione selvaggia fa il resto.

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