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sabato 17 ottobre 2026

La guerra del governo statunitense contro i migranti: la violenza come arma politica e strategia di deterrenza



Articolo da Desinformémonos

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su Desinformémonos

I migranti, sia quelli con permesso di soggiorno che, soprattutto, quelli senza, sono diventati bersaglio e vittime di una violenta offensiva mediatica e politica da parte dell'attuale governo degli Stati Uniti. Nonostante il loro innegabile e ingente contributo socioeconomico, i migranti continuano a essere soggetti a una spietata aggressione statale xenofoba.

I numeri parlano chiaro: secondo una ricerca del Cato Institute, tra il 1994 e il 2023 gli immigrati hanno versato quasi 14.500 miliardi di dollari in tasse locali, statali e federali. Nel mercato del lavoro, rappresentano circa il 20% della forza lavoro del Paese. La loro presenza è ancora più cruciale nei settori essenziali: secondo i dati del Dipartimento dell'Agricoltura e dell'American Immigration Council, i lavoratori senza documenti costituiscono il 42% dei 2,4 milioni di braccianti agricoli negli Stati Uniti. Analogamente, nel settore edile, circa il 30% della forza lavoro è composta da immigrati (di cui il 14% senza documenti), mentre nel settore dei servizi rappresentano il 24% di tutti i dipendenti.

Il 2025 è stato un anno segnato da numerosi atti di violenza contro questa popolazione, consolidando un quadro drammatico di rapidi e drastici cambiamenti. Per raggiungere questo obiettivo, il governo degli Stati Uniti ha impiegato diverse forze e strategie territoriali, militarizzando e chiudendo i propri confini. In particolare, lungo il confine con il Messico, l'amministrazione ha schierato quasi 9.000 militari.

La risposta delle altre forze di sicurezza statali non è stata meno severa. La Polizia di Frontiera ha raggiunto un organico record di quasi 21.500 agenti e ha ampliato drasticamente la sua portata territoriale, operando ora non solo al confine meridionale ma anche nell'entroterra del paese, come dimostrano i raid di massa a Los Angeles e Minneapolis. Nel frattempo, l'Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha raddoppiato il proprio organico tra il 2025 e il 2026, passando da 10.000 a 22.000 agenti, grazie anche a un significativo aumento del budget del Dipartimento per la Sicurezza Interna, che ha raggiunto gli 85 miliardi di dollari. Gli effetti di questo dispiegamento vanno dai raid di massa di alto profilo (Los Angeles e Minneapolis) agli inseguimenti in auto e agli arresti sommari – spesso illegali – nei luoghi di lavoro, nei tribunali e nelle residenze private.

Per quanto riguarda i quadri giuridici e le procedure, è evidente l'aggressione istituzionale. Si assiste a una chiara erosione dei diritti costituzionali e a una costante violazione del giusto processo. Di fatto, il diritto d'asilo ha subito una brutale riduzione e smantellamento, parallelamente alla crescente criminalizzazione dei migranti e delle organizzazioni che li difendono.

Oggi, arresti ed espulsioni vengono effettuati rapidamente e senza un giusto processo, come è accaduto con i cittadini venezuelani all'inizio del 2025, o nel caso specifico di Kilmar García Abrego. Questa politica di criminalizzazione e crudeltà istituzionalizzata ha provocato almeno 52 morti di migranti sotto la custodia dell'ICE, oltre a decine di persone gravemente ferite o uccise durante gli inseguimenti e la cattura, molte delle quali di origine messicana.

Di fronte a questa situazione ostile, le comunità di migranti e i loro alleati hanno sviluppato molteplici strategie di resistenza: pratiche di auto-cura, reti di solidarietà, consulenza legale e iniziative di resistenza attiva e pacifica. Dato l'uso della violenza e della disumanizzazione come politica statale, è fondamentale ricordare che nessun essere umano è illegale e che i migranti, attraverso le loro vite e il loro arduo lavoro quotidiano, generano un contributo inestimabile in termini fiscali, lavorativi, economici e sociali per i paesi di destinazione. 

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Fonte: Desinformémonos

Autore: Guillermo Castillo Ramírez 

Licenza: Copyleft 


Articolo tratto interamente da Desinformémonos


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