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venerdì 8 maggio 2026

Intervista a Marco, 42 anni, operaio metalmeccanico


Oggi intervisto Marco, che ci spiega i vari problemi che tanti operai affrontano.

Marco, com’è una tua giornata tipo?

Una maratona. Ma senza allenamento. La fabbrica apre alle sei e mezza, però io mi alzo alle cinque perché basta arrivare un minuto dopo e ti fanno sentire fuori posto. I ritmi sono diventati folli: una volta c’era almeno un attimo per tirare il fiato, ora no. Devi correre, sempre. È come se non fossimo più persone ma ingranaggi. A fine turno ti senti svuotato, proprio bruciato. Il burnout… non è una parola da psicologi, è quello che ti succede quando ti chiedono di funzionare come una macchina.

E la paga?

La paga è ferma. Da anni. Con lo stesso stipendio, dieci anni fa vivevo meglio. Adesso tra affitto, bollette, spesa… arrivo a fine mese tirando tutto. E se provi a chiedere un aumento ti rispondono che ‘non è il momento’, che ‘il mercato è complicato’. Però i profitti li fanno, eccome se li fanno.

Hai un contratto stabile?

Io sì, ma sono un’eccezione. Metà dei ragazzi è in bilico: contratti a termine, interinali, part‑time che in realtà sono full‑time mascherati. Vivono nell’incertezza totale. E quando sei precario non puoi dire niente, non puoi lamentarti, non puoi scioperare. È così che si abbassano i diritti: non togliendoli apertamente, ma mettendo le persone nella paura.

Quando dici che in Italia ci sono sempre meno diritti, cosa intendi?

Che ogni anno sparisce un pezzetto. Meno sicurezza, meno tutele, meno voce. E intanto ci ripetono che dobbiamo essere ‘flessibili’. Ma la flessibilità la chiedono solo a noi, mai a chi sta sopra. Sembra che il lavoro valga sempre meno. E con lui la dignità.

Secondo te c’è un legame tra condizioni di lavoro e scelte politiche?

Certo che c’è. Il problema è che tanti non lo vedono. Quando voti chi difende i profitti, poi non puoi stupirti se i diritti spariscono. Non sto dicendo a chi votare, ci mancherebbe. Dico solo: guardate chi parla davvero di salari, sicurezza, contratti veri. Perché se continuiamo a scegliere chi ci vuole più deboli, finiremo per non avere più voce.

Cosa vorresti dire ai tuoi colleghi?

Che dobbiamo essere solidali e riprenderci un po’ di dignità. Non rassegnarci. Non pensare che ‘tanto è così’. Non è così per forza. Ma se non ci svegliamo, se non ci informiamo, se non ci organizziamo, allora sì: resterà così. E peggiorerà.

Grazie Marco, per il tempo che hai dedicato.

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Immagine generata con intelligenza artificiale


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