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domenica 3 maggio 2026

Le conseguenze della scomparsa dei ghiacciai sulla qualità dell'acqua



Articolo da Eurac Research

I ghiacciai e il permafrost stanno scomparendo. Ma che impatto ha questo fenomeno sulle sorgenti d’acqua alpine? Un gruppo di ricerca si è posto questa domanda, e ciò che emerge dai suoi studi fa suonare l’ennesimo campanello d’allarme.

Tel è un piccolo centro abitato a 500 metri sul livello del mare. Sorge lungo le rive del fiume Adige, all’imbocco della Val Venosta, circondato da meleti e ai piedi di montagne che raggiungono i 3000 metri. Nessuna industria, nessun recente cambiamento nell’uso dei terreni circostanti. Eppure, negli ultimi anni, i livelli di metalli pesanti nel tratto di Adige che lambisce Tel stanno aumentando. E il problema non riguarda solo Tel, ma ha origine da molto più in alto.  

 “Quando nel 2021 l’Agenzia provinciale per l'ambiente e la tutela del clima di Bolzano comunicò i risultati delle analisi sui campioni d’acqua di Tel, si è subito attivata per cercare di capire quale fosse il problema e poi ci ha coinvolti”, racconta Stefano Brighenti, che all’epoca lavorava all’Università di Bolzano e oggi è ricercatore presso il centro bolzanino Eco Research. “La nostra ipotesi era che c’entrasse la perdita dei ghiacciai”. Già nel 2007, infatti, uno studio aveva rilevato un aumento delle concentrazioni di metalli pesanti come il nichel, nel lago alpino di Rasass, in Alto Adige. Autori e autrici avevano attribuito questo aumento al disgelo del permafrost, la porzione di terreno che rimane congelata per almeno due anni consecutivi. Quello che all'epoca non si sapeva ancora, tuttavia, era se il fenomeno potesse propagarsi fino al fondovalle.  

 Per capire cosa ci fosse dietro l’aumento dei livelli di nichel nell’Adige, Brighenti e il suo gruppo di ricerca hanno svolto una serie di analisi e, nel 2025, hanno pubblicato una prima scoperta. “Confrontando i livelli di nichel misurati nell’acqua di 61 siti dislocati lungo l’Adige e un suo affluente, ci siamo accorti che, tra il 2011 e il 2023, questi valori sono aumentati di circa quattro volte”, spiega Brighenti. “Abbiamo anche osservato che le concentrazioni aumentavano man mano che ci si avvicinava a ghiacciai e a zone con permafrost. Attraverso una serie di analisi statistiche, quindi, siamo stati in grado di attribuire questo fenomeno al ritiro dei ghiacci e la perdita di permafrost, causati dal riscaldamento del clima”.

Come spiega Brighenti, la contaminazione da metalli pesanti delle acque d’alta quota dipende sia dalla perdita di ghiacciai e permafrost sia dalla geologia del territorio. “Il ghiaccio agisce come una barriera, in cui le reazioni chimiche sono inibite. Quando il suo volume diminuisce, le acque derivanti dalle piogge e dalla fusione della neve penetrano più in profondità nel terreno e attraversano zone ricche di materiale roccioso recentemente sminuzzato dall’azione dei ghiacciai e del permafrost. In queste condizioni, l’interazione tra acqua, ossigeno e superfici minerali si intensifica, aumentando l’acidità e favorendo il rilascio di metalli pesanti dalle rocce. Il risultato è che le acque delle sorgenti di alta quota contengono concentrazioni più elevate di queste sostanze”. 

 Uno studio ancora più recente, di cui Brighenti è primo autore, ha anche rivelato che il problema è più diffuso di quanto si pensasse. Gli autori e le autrici dello studio hanno analizzato le acque di 80 sorgenti d’alta quota, situate in diversi massicci delle Alpi Centro-orientali, scoprendo che, nelle vallate con alcuni tipi di roccia molto comuni, le sorgenti derivanti da zone di permafrost e ghiacciai sono caratterizzate da alti livelli di metalli pesanti. In particolare, nel 36% dei casi le concentrazioni superavano i limiti di legge per l’acqua potabile previsti dalle normative europee e italiane. E non è tutto. Prima di questo studio, la maggior parte delle ricerche si era focalizzata solo sui ghiacciai rocciosi e, in minor misura, sui ghiacciai. Ciò che emerge dal lavoro di Brighenti, invece, è che il fenomeno riguarda anche le sorgenti alimentate da altre strutture alpine come le morene di recente formazione e i conoidi di detrito.

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Fonte: Eurac Research

Autore: 
Andrea De Giovanni 

Licenza: This work  is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International

Articolo tratto interamente da Eurac Research


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