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venerdì 15 maggio 2026

Il Maestro, Margherita e i loro fedeli


Articolo da Berlin89

Il 15 maggio di 135 anni fa nasceva a Kiev. Michail Afanas’evič Bulgakov uno degli scrittori russi più emblematici. L'autore di «Il Maestro e Margherita», «Cuore di cane», «La guardia bianca» militò prima nel Movimento Bianco, e poi divenne uno scrittore sovietico di fama. Fu apprezzato da Iosif Stalin, ma perseguitato da funzionari e critici. Le sue opere venivano censurate, sebbene tutto il Paese le citasse a memoria.

rSicché Bulgakov, che s’era trovato invischiato in contrasti politici, ideologici e anche religiosi, fu riconosciuto scrittore dopo venticinque anni dalla sua morte, quando con Breznev, da due anni segretario del Pcus, la rivista Moskva, sullo scorcio del 1966, iniziò a pubblicare a puntate “Il Maestro e Margheria”, il suo lavoro principale rimasto incompiuto.

E così, il giovane medico, figlio di un professore di teologia, costretto dalla sorte a vivere in un tempo che gli era ostile, schiacciato dalla burocrazia («Prego di considerare che l’impossibilità di scrivere per me equivale ad essere seppellito vivo), si è preso una clamorosa rivincita col suo tempo e i suoi contemporanei, con un romanzo indefinibile come genere, ma con una forza immediata di divertimento e di meditazione. Poiché è costruito sull’intersecazione di tre differenti piani narrativi: le “avventure del Diavolo a Mosca”, le “vicissitudini del Maestro” e la “passione di Jeshua Ha-Nozri”. Una sintesi di commedia buffa e di sacra rappresentazione.

Il principe del Male, Woland, compare a Mosca con una banda di perfidi e mirabolanti coadiutori, unico possibile dominatore di una realtà che non è capace neppure di intendere la tragedia di Cristo e il dramma di Pilato, abitata com’è da miriadi di burocrati e sudditi avidi, furbi, aggressivi e impauriti.

Woland, sotto le vesti di mago ipnotizzatore, opera i suoi sbalorditivi giochi di prestigio, soggiogando le masse con le sue parodie di miracoli. «Dopo tutto», annotava Eugenio Montale nel 1967, all’uscita del libro in Italia, «Il Maestro e Margherita è opera di un uomo che scriveva in una situazione bene determinata e poteva alleare l’ispirazione al sotterfugio e persino al trucco. Il piano demoniaco potrebbe essere la cortina fumogena che occulta e rende accettabile anche dai censori la feroce satira che pervade tutto il libro. Il piano reale, quello degli eventi narrati, ha un significato che direi allegorico. Esso ci dice che una massa di anime morte, non più servi della gleba, ma servi di un sistema disumano, può essere suggestionata e avvinta da un grande ciarlatano che sappia recitare bene la sua parte».

L’abilità di Bulgakov scrittore sta anche nell’aver saputo legare mirabilmente la solenne, cadenzata narrazione della vicenda evangelica con la mordente, frizzante, irriverente prosa della farsa moscovita, per poi giungere alla conclusione che il Cristo rappresenta la “verità ultima” cui rapportare tutti i possibili significati della vita e della storia degli uomini. Ma alla conclusione si arriva dopo un pullulare di godibilissimi enigmi, di situazioni grottesche, fatti straordinari, eventi misteriosi che col passare delle generazioni di lettori sono diventati un complemento dell’arredo urbano moscovita, poiché ogni cosa può essere reimmaginata ripercorrendo i luoghi immaginati nel romanzo, in una sorta di raffinato baedeker degli ambienti dove vissero Woland, la salvifica strega Margherita e il povero eroe del romanzo, il Maestro, l’artista con il suo ideale modesto: sottrarsi all’arida bufera della Storia, chiudersi nella dolce prigione di una casa a scrivere.

Dove? Nell’appartamento numero 50, (che lo scrittore e la sua terza moglie erano costretti a dividere con altre famiglie), all’ultimo piano di un palazzetto che dà sulla Bolsciajaja Sadovaja, diventato Museo per volontà del comune di Mosca, che si spendeva ogni anno per trovare nuove attrazioni per attirare i visitatori. Poi scoppiò la guerra con l'Ucraina e non se ne fece più nulla. Sopravvive l'ultima invenzione: la segreteria telefonica.

Si sceglie il nome di uno dei personaggi del romanzo su una rubrichetta appesa al telefono d’epoca e basta comporre il numero. Rispondono voci registrate che ricalcano le battute del capolavoro dello scrittore. Se chiamate al telefono può capitare che vi risponda la bellissima strega Hella per dirvi, scusandosi, che Voland «è occupato e non può venire al telefono». Oppure, se si chiama, per esempio  Behemoth il grosso gatto nero, questi risponde: "Riaggancia il telefono canaglia!". Naturalmente è sopravvissuto tra le offerte anche un tour, su un piccolo autobus rosso, nei luoghi in cui è ambientato il romanzo.

Ero corrispondente a Mosca quando trentacinque anni fa, andai in visita alla casa e vidi - lo si vede soltanto quando si è vicini, lasciando piazza Majakovskij per la strada che porta al parco Gorkij - il bassorilievo di bronzo sistemato sulla cornice di marmo del portale che raffigura il volto di Jeshua, come ebraicamente viene chiamato Gesù, incorniciato dalla saga dei personaggi e delle situazioni che animano “Il Maestro e Margherita”.  Naturalmente, la Russia era ancora Unione Sovietica, e la casa di Bulgakov soltanto un luogo d’intimo pellegrinaggio, appena tollerato sebbene già imperasse da tempo la Perestrojka. Attraversato il cortiletto, aperta la porta, i "pellegrini" - quasi tutti giovani - salivano le scale e leggevano i grafiti lunghi i muri sui quali era dipinto pure il ritratto di Bulgakov.

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Fonte: Berlin89

Autore: Vincenzo Maddaloni

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Articolo tratto interamente da
Berlin89


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