C’è una parte d’Italia che continua a dare fastidio.
Non perché sia rumorosa o aggressiva, ma perché ci ricorda una cosa semplice e scomoda: la libertà non è arrivata da sola. E allora, per comodità o per pigrizia, molti preferiscono metterla da parte, come un capitolo che non serve più.
La Resistenza italiana non è fatta solo di nomi scolpiti sulle lapidi. È fatta di persone comuni, spesso invisibili, che decisero di non obbedire a un regime e a un’occupazione. Eppure oggi, in un Paese che si definisce “smemorato” quasi con orgoglio, quella storia viene trattata come un dettaglio, un fastidio, qualcosa da archiviare in fretta.
Si sente dire: “È passato tanto tempo”. Oppure: “Erano altri contesti”. O ancora: “Non serve più parlarne”. Comodo, no? Così nessuno deve ricordare che c’è stato chi ha rischiato tutto mentre altri hanno preferito guardare altrove.
La verità è che la Resistenza mette a disagio. Ricorda che la libertà richiede coraggio, responsabilità, scelte difficili. E questo, oggi, non piace a molti. Meglio ridurre tutto a una ricorrenza, a un mazzo di fiori, a un post di circostanza.
Ma la memoria non è un rituale. È un dovere civile. E se la dimentichiamo, non stiamo “superando il passato”. Stiamo solo lasciando spazio a chi quel passato vorrebbe riscriverlo.
La Resistenza non è un mito da museo. È un promemoria scomodo. Ed è proprio per questo che tanti preferiscono ignorarlo.
Autore: Spartaco
Immagine generata con intelligenza artificiale







Nel caso della Resistenza sono passati 81 anni
RispondiEliminaNel caso della pandemia solo 3 anni...
Il discorso sulla memoria corta è sempre valido, comunque lo si giri
Brutti tempi il lockdown, sembravano prove tecniche di qualcosa di più grande.
EliminaCome non essere d'accordo? Sono nipote di un partigiano.
RispondiEliminaSicuramente ti hanno narrato quei tempi.
EliminaConcordo appieno... :)
RispondiEliminaBuon pomeriggio domenicale...
Ros
Anche a te.
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