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sabato 5 aprile 2025

Marine Le Pen condannata in Francia



Articolo da Valigia Blu

Marine Le Pen, storica leader del partito di estrema-destra Rassemblement National, è stata condannata per appropriazione indebita. Stando alla sentenza, operando una vera e propria truffa sistematica a base di contratti fittizzi il partito ha usato oltre 4 milioni di euro di fondi europei destinati agli europarlamentari per pagare i propri dipendenti in Francia. Il tutto è andato avanti per oltre 10 anni, dal 2004 al 2016.

Rassemblement National fingeva di assumere assistenti a Bruxelles e Strasburgo, per poi pagare l’attività del partito in Francia e i collaboratori dei leader. Uno “schema” che ha visto la condanna di altre otto persone oltre a Le Pen, e in cui lei era una vera e propria mente “istigatrice”, al corrente di tutto, direttamente coinvolta per otto di questi contratti. Come riportato dal Guardian, tra le prove esibite dai giudici c’è un’e-mail del 2014 in cui il tesoriere del partito cita problemi finanziari di Rassemblement National: “Ce la faremo solo attraverso grandi risparmi grazie al Parlamento europeo...”.

Insomma: l’ennesimo capitolo di “politici di estrema destra che rubano di notte nel pollaio contro cui tuonano di giorno”. Il partito raggirava l’Unione Europea per alimentare in Francia la propria propaganda, condotta anche contro l’Unione Europea. Senza quelle ruberie la baracca non sarebbe potuta restare in piedi. 

Le Pen, è stata fino al 2021 presidente di Rassemblement National, partito fondato negli anni ‘70 dal padre Jean-Marie Le Pen con il nome di Fronte Nazionale. Il partito attuale è dunque una diretta emanazione del primo nucleo comprendente ex nazisti di Vichy, e solo negli ultimi anni ha cercato di darsi una “ripulita”, attraverso una vera e propria “dediabolizzazione” diretta da Marine Le Pen. La condanna prevede 4 anni di carcere, una multa e l’ineleggilbilità per i prossimi 5 anni. Le Pen non potrà quindi presentarsi alle prossime elezioni presidenziali, previste per il 2027.

Le accuse inoltre non sono certo una novità dei tempi recenti, e si riferiscono al periodo 2004-16, in cui Le Pen è stata europarlamentare. Il fatto che nel 2022 le sia succeduto come presidente del partito Jordan Bardella va anche inteso come un “Piano B”  nell’eventualità di possibili condanne o scandali. Il rinvio a giudizio è del 2023, ma già nel 2016 Le Pen era finita nel mirino dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode, proprio per possibili assunzioni fittizie. Dopo 9 anni, quindi, la Spada di Damocle ha smesso di oscillare sopra la testa, ed è caduta. 

Come ricordava il giornalista britannico Ian Dunt, non è la prima volta che un leader francese viene condannato o passa attraverso i tribunali. L’ex presidente Nicolas Sarkozy è attualmente sotto processo con l’accusa di aver chiesto al dittatore Mu'ammar Gheddafi soldi con cui finanziare la campagna elettorale, in cambio di migliori relazioni tra Francia e Libia. C’è anche da sottolineare come in questa condanna Le Pen sia molto simile ad altri Europarlamentari accusati o condannati per usi impropri di fondi. La differenza tra tutti questi casi e quello di Le Pen, sottolinea Dunt, è nella copertura mediatica e in come stanno venendo inquadrate le risposte politiche. 

Naturalmente l’estrema destra ha messo in atto a livello internazionale, da Musk a Putin, passando per Salvini, il più classico dei vittimismi. Complotto dei giudici comunisti, assalto alla democrazia, eccetera. Una vera e propria “internazionale reazionaria”, secondo l’espressione coniata dal Presidente francese Emmanuel Macron lo scorso gennaio, sebbene “reazionario” può persino risultare riduttivo ormai. 

Il copione è un classico: non ci si difende nei processi mai si fa la guerra ai magistrati e al potere giudiziario, con l’obiettivo di dare qualche spallata alle colonne portanti del sistema democratico. Per dare l'idea di quanto sia fasullo e meschino questo atteggiamento, il Salvini che commenta con l’hashtag "jesoutiensMarine" (“io sostengo Marine) è lo stesso che dopo la morte di Alexey Navalny disse che spettava ai giudici e ai medici “fare chiarezza" in risposta alla moglie dell’attivista che puntava il dito contro il regime di Putin. Meschino ma anche pericoloso: Donald Trump ne ha approfittato per stigmatizzare l’ennesima “caccia alle streghe” della “sinistra europea contro la libertà di espressione”. Un intervento a gamba tesa che piega il caso alla propria propaganda anti-europeista.

Intanto, a causa delle minacce ricevute è finita sotto protezione della polizia Bénédicte de Perthuis, la giudice che ha emesso la sentenza. “La democrazia è morta”, delira l’attuale presidente di Rassemblement National, mentre nel frattempo la Corte D’Appello ha fatto sapere che potrebbe pronunciarsi entro il prossimo anno, e quindi decidere diversamente sulla incandidabilità. Perciò non è escluso che Le Pen possa candidarsi nel 2027. Insomma, la democrazia francese è già risorta, e ci ha messo meno dei tre proverbiali giorni impiegati da Cristo. 

Attorno a questo copione che mette insieme vittimismo, intimidazione e disprezzo per lo Stato di diritto, è stato ampio e bipartisan il ventaglio di coloro che, se proprio non vogliono contribuire all’assassinio dello Stato di diritto, come minimo provano a istigarne il suicidio. Per il Telegraph Le Pen è stata resa una martire, altri insistono sull’ira di Le Pen e persino i propositi di “vendetta”, come se la condanna non fosse l’espressione di un potere dello Stato, ma un affronto. C’è addirittura chi preme perché Macron conceda la grazia.

Anche a sinistra, passiamo dalle analisi su come “sia una cattiva idea impedire a LePen di candidarsi alle presidenziali” (David Broder su Jacobin) al comunicato di La France Insoumise, dove si puntualizza che il partito non “è mai dovuto ricorrere ai tribunali per sbarazzarsi di  Rassemblement National". Per meglio ribadire il concetto, Jean-Luc Mélenchon ha dichiarato su X che la decisione di rimuovere un politico eletto “spetterebbe al popolo”. Tralasciando così le due sconfitte di Le Pen alle presidenziali, nel 2017 e nel 2022. 

Merita una menzione anche Yanis Varoufakis, ex ministro delle finanze greco e attuale leader di DiEM25. Evidentemente convinto che ci sia una gara al commento più stupido, Varoufakis punta alla medaglia d’oro mettendo la condanna di Le Pen sullo stesso piano dell’arresto del sindaco di Istabul Ekrem İmamoğlu. Ricordiamoci di questo genio, qualora dovessero sfilare per le strade fascisti gridando il nome di Le Pen: per la stessa logica andranno considerati alla stregua della folle di Istabul che protestano per la libertà e contro l’autocrate Erdoğan. 

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Fonte: Valigia Blu

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Articolo tratto interamente da Valigia Blu


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