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sabato 12 aprile 2025

Jurij Gagarin, il primo essere umano a volare nel cosmo

Gagarin April 1961


Articolo da Scientificast.it

Premessa: Questo articolo è stato scritto il 12 aprile 2016.

Convenzionalmente, si considera che lo spazio inizi a cento chilometri d’altezza, sopra la cosiddetta Linea Kármán. Cento chilometri non sembrano molti, ma per riuscire a portare lassù un uomo è stato necessario uno sforzo tecnologico immenso.

Dopo la seconda guerra mondiale, le grandi potenze avevano in mano mezzi fino a pochi anni prima inimmaginabili: motori a razzo, sviluppati inizialmente in Germania per le bombe “V”, e bombe nucleari. Mettendo insieme queste due cose, si sarebbe potuta creare un’arma in grado di distruggere una città in qualunque angolo del mondo, lanciandola da qualunque altro angolo del mondo. Ma non solo. Con un razzo abbastanza grande e potente si poteva pensare di andare oltre quella Linea Kármán. La corsa allo spazio era cominciata.

Il 26 ottobre 1957 veniva lanciato dal Cosmodromo di Baikonur, inaugurato solo due anni prima, lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale della storia. I sovietici utilizzarono un razzo derivato dal missile balistico R-7, sviluppato da Sergej Pavlovič Korolëv, uno dei più grandi ingegneri aerospaziali della storia: le attuali navicelle Sojuz vengono messe in orbita con un vettore che altro non è se non un’ulteriore sviluppo del R-7. Gli americani risposero un anno dopo, con l’Explorer 1. Nel frattempo, i sovietici avevano già lanciato lo Sputnik 2, con a bordo l’indimenticata cagnolina Laika, giustamente celebrata in diversi monumenti dedicati ai conquistatori dello spazio. La corsa entrava nel vivo.

Ci vollero ancora alcuni anni perché tutto fosse pronto per mandare un uomo in orbita. Alle 7:07 italiane del 12 aprile 1961, sempre dal Cosmodromo di Baikonur, dopo una serie di voli di prova con risultati altalenanti*, si staccò da terra la Vostok 1, nome in codice “rondine”, con a bordo un giovane pilota dell’aeronautica, Jurij Alekseevič Gagarin.

Gagarin era nato nel 1934 in una famiglia contadina della Russia occidentale, aveva studiato con difficoltà, a causa dell’invasione tedesca durante la seconda guerra mondiale, e a 21 anni aveva scoperto di amare il volo, iscrivendosi a un aeroclub. Si arruolò in aeronautica e subito le sue doti apparvero fuori dal comune: nel 1959, a 25 anni, fu selezionato nel primo gruppo di addestramento per cosmonauti dell’Unione Sovietica.

Ma torniamo alle 7:07 di 55 anni fa: Gagarin, da solo, ascolta il conto alla rovescia. I motori si accendono, i tecnici sentono la voce del cosmonauta gridare “andiamo!” e il razzo inizia a sollevarsi. Immaginiamo che in molti tenessero il fiato sospeso, in quel momento. Dopo qualche decina di secondi si staccano i booster, si separa il primo stadio, il razzo è ormai orientato quasi parallelamente alla superficie della Terra e sta accelerando per raggiungere la velocità che gli consentirà di compiere un’orbita completa.

L’orbita di Gagarin ha un perigeo di 170 chilometri e un apogeo di oltre 300: la Linea Kármán è stata superata e un uomo è stato nello spazio per oltre un’ora, vedendo cose che prima di lui nessuno aveva mai visto. “La Terra è blu […] Che meraviglia. È incredibile” sono alcune delle parole che vengono registrate dai tecnici a terra.

Alle 8:20, sempre ora italiana, il retrorazzo inizia a far rallentare la Vostok, per farle perdere quota e consentire il rientro. La parte più esaltante della missione è conclusa, ma non la più pericolosa. 35 minuti dopo Gagarin viene espulso dal modulo di rientro e apre il paracadute. Ci vorranno ancora 10 minuti per fare gli ultimi sette chilometri di discesa. Gagarin tocca terra nelle vicinanze della città di Engels, a quasi 300 chilometri dal punto previsto, ma tutto è andato per il meglio.

Il primo volo spaziale è stato concluso con successo.

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Fonte: Scientificast.it

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Articolo tratto interamente da 
Scientificast.it

Photo credit Mos.ru, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons


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