Modena non dimenticherà facilmente il pomeriggio di sabato 16 maggio. Poco dopo le 16.30, una Citroën C3 grigia ha iniziato a sfrecciare lungo la via Emilia come un’arma fuori controllo. L’auto zigzagava, saliva sui marciapiedi, travolgeva chiunque si trovasse sulla sua traiettoria. In pochi secondi, la strada si è trasformata in un caos di urla, corpi feriti, biciclette distrutte.
Il bilancio è pesante: otto feriti, quattro in condizioni gravissime.
Alla guida c’era Salim El Koudri, 31 anni, cittadino italiano nato in provincia di Bergamo, con una storia di fragilità psichiatriche. Dopo aver investito i passanti, è sceso dall’auto e ha tentato di colpire altre persone con un coltello. Un momento di puro terrore, in cui tutto sembrava possibile.
A bloccare El Koudri non sono stati agenti armati o forze speciali. Sono stati cittadini comuni, persone che si sono trovate nel posto sbagliato al momento giusto e hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte.
Tre nomi, soprattutto:
Osama Shalaby, 56 anni, muratore;
Mohammed Shalaby, 20 anni, suo figlio;
Luca Signorelli, modenese.
Osama e Mohammed sono egiziani. Vivono in Italia da trent’anni. Eppure, nonostante una vita intera trascorsa qui, non hanno la cittadinanza italiana.
Questo però non li ha fermati. Non hanno esitato un secondo: hanno corso verso un uomo armato di coltello, lo hanno affrontato, disarmato, immobilizzato. Hanno rischiato la vita per salvare quella degli altri.
Un gesto che non si improvvisa. Un gesto che racconta molto più di mille discorsi sull’integrazione.
In un Paese che troppo spesso li ha guardati con sospetto, trattati come un problema, come un bersaglio facile per la propaganda, loro hanno fatto ciò che molti non avrebbero avuto il coraggio di fare.
Mentre Modena si lecca le ferite e ringrazia i suoi eroi, una parte della politica sceglie la strada più comoda: lo sciacallaggio.
Nonostante gli inquirenti abbiano chiesto prudenza, ricordando che le motivazioni dell’uomo non sono ancora chiare e che non risultano legami con gruppi terroristici, alcuni esponenti politici hanno subito iniziato a:
parlare di “attentato”;
invocare revoche di cittadinanza;
rilanciare slogan sull’immigrazione;
trasformare una tragedia complessa in un pretesto per la solita propaganda.
I fatti di Modena raccontano due Italie:
quella che interviene, rischia, salva, protegge;
e quella che sfrutta, semplifica, divide.
La prima è fatta di persone che scelgono di essere umane prima di tutto. La seconda è fatta di slogan che evaporano davanti alla realtà.
La verità è semplice: gli eroi non hanno bisogno di cittadinanza per esserlo. La propaganda, invece, ha bisogno di ignorare i fatti per sopravvivere.
Modena, in un giorno di dolore, ha ricordato al Paese quale delle due Italie vale la pena difendere.
Autore: Lupo rosso







Per completezza a questo articolo, c'erano anche 2 pakistani e un altro italiano a fermare l'uomo in fuga.
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