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venerdì 29 maggio 2026

Il colore della rivolta quando il rosa in India diventa un’arma contro il patriarcato



Articolo da GlobalProject

Nata nell’Uttar Pradesh nel 2006, la Gulabi Gang organizza donne e comunità rurali contro abusi impuniti, caste, corruzione e negazione dell’istruzione.

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia lu bastone e tira fora li denti”. Questo è il ritornello di “Malarazza”, una canzone popolare siciliana della fine dell’800, ma potrebbe essere il motto di un movimento di attiviste indiane che si ribellano a qualunque sopruso di genere e non solo.

Gulabi Gang, “gang rosa”, così si fanno chiamare dal rosa dei loro sari ispirato al colore sgargiante della mimosa hamata.

È un movimento nato nel 2006 nell’Uttar Pradesh, una delle regioni più povere e violente dell’India dove, a dispetto delle leggi approvate e scritte, le caste vengono ancora rispettate, le donne non hanno il diritto all’istruzione e la loro voce è sempre muta anche quando urlano. Una regione in cui ancora essere un Dalit, un intoccabile, ti esclude dalla società. 

Al contrario, spiega Sampat Pat Devi, fondatrice del movimento, essere un Dalit, dovrebbe voler dire essere al vertice della società perché i Dalit aiutano tutti e il vero parassita è chi è al vertice. Una posizione dalla quale non è utile a nessuno e serve solo ad esercitare prepotenza su tutti.

Sampat Pat Devi stessa è stata una sposa bambina di dodici anni. Non ha potuto frequentare la scuola ed ha imparato a leggere e scrivere da autodidatta, copiando la scrittura dalle lavagne delle classi nelle quali entrava di nascosto quando gli altri bambini erano usciti. Uno zio che si accorse di ciò, la aiutò a riuscì ad iscriverla in una scuola dove dovette difendersi dai compagni maschi che la deridevano e la sminuivano in quanto femmina. Racconta che una volta, mentre camminava per strada, intervenne nella difesa di una donna battuta dal marito, ma ne ricavò lei stessa un bel po’ di botte. Il giorno dopo, messasi d’accordo con altre donne, armate di lathi, un bastone di legno che diventerà il simbolo della Gang Rosa, andarono a casa della coppia e insieme colpirono l’uomo di santa ragione fino a che, arresosi, non chiese perdono. Così nacquero le Gulabi Gang.  

Il loro programma è chiaro, si ribellano ai matrimoni fra bambini, all’abbandono delle mogli, agli abusi fisici mai puniti, alla mancanza di ascolto da parte delle autorità, alla disparità di diritti in tutti i campi spesso rafforzati dall’appartenenza alle caste più basse. Rivendicano potentemente il diritto femminile all’istruzione. Non vogliono più subire soprusi, si rifiutano di appartenere a qualsiasi schieramento politico perché potrebbe limitare la libertà di azione e il rischio di una strumentalizzazione sarebbe forte, ma negli anni alcune di loro hanno accettato di coprire cariche istituzionali. Con questi punti chiari e indiscutibili, il movimento, che rifiuta qualunque struttura verticistica, si è esteso nell’India settentrionale arrivando a 270mila aderenti fra i 18 e i 60 anni nel 2014. L’ondata rosa ha coinvolto tantissime donne che hanno smesso di indossare i panni delle vittime e hanno cominciato a combattere una cultura patriarcale pericolosamente tollerata soprattutto dalle autorità.

Oggi, conclusa la prima fase spontanea, la Gang si è organizzata in diverse sedi regionali e ogni sezione è guidata da una “comandante”, responsabile delle attività quotidiane e dei problemi locali. Le comandanti inviano aggiornamenti regolari e riferiscono i problemi più seri alla leader del movimento. Una vera e propria organizzazione alla quale ci si iscrive pagando 100 rupie. Molte delle aderenti sono state elette a cariche pubbliche. Il gruppo ha inoltre ottenuto una notevole attenzione mediatica e riconoscimenti pubblici internazionali. Gli uomini sono esclusi dall’iscrizione, ma possono comunque dare un contributo dall’esterno con denunce e collaborazioni. Il movimento comunque interviene anche a difesa degli uomini, nel caso si verifichi un abuso su persone dei villaggi socialmente ed economicamente fragili. Quando gli agricoltori di Banda, un distretto dell’Uttar Pradesh, manifestarono per ottenere compensazioni per i raccolti falliti, chiesero l’aiuto della Gulabi Gang. Un aiuto fondamentale: ha incoraggiato più uomini a sostenere apertamente il gruppo e ad accettare l’idea che le proprie parenti donne vi aderissero.

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Licenza: Creative Commons (non specificata la versione

Articolo tratto interamente da GlobalProject  



2 commenti:

  1. Così come le caste, anche il patriarcato potrebbe essere limitato dalle leggi ma non sarà mai estirpato dalla tradizione.

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