L’anno 2026 è appena iniziato e già ci regala due morti sul lavoro, due operai che pagano con la vita la precarietà e l’incuria di chi li manda a lavorare in condizioni da incubo. Parlo di Pietro Zantonini, 55 anni di Brindisi, morto di freddo l’8 gennaio mentre faceva la vigilanza notturna nel cantiere del palaghiaccio a Cortina, per le Olimpiadi di Milano-Cortina: temperature a -16 gradi, turni prolungati all’aperto senza adeguate protezioni, un contratto a termine prorogato chissà quante volte, e lui trovato senza vita dopo aver mandato messaggi alla moglie lamentandosi del gelo e della stanchezza. La moglie ha denunciato tutto ai carabinieri, l’autopsia è in corso, i sindacati urlano alla “morte dei diritti” e alla precarietà che uccide, ma intanto il cantiere olimpico va avanti come se niente fosse, con lo stadio del ghiaccio che deve essere pronto per i Giochi e le medaglie che brillano più della vita di un lavoratore.
Poi, a distanza di pochi giorni, ieri è toccato a Claudio Salamida, 46 anni di Alberobello, operaio all’ex Ilva di Taranto: precipita dal quinto al quarto piano dell’acciaieria 2 mentre controllava le valvole su una pedana che cede, muore sul colpo in una fabbrica che da anni è sinonimo di veleno, rischi e morti annunciate. I sindacati hanno proclamato 24 ore di sciopero immediato in tutti i siti del gruppo, gridano che è inaccettabile, che chiedono da tempo più sicurezza e prevenzione, ma quante volte l’abbiamo sentita questa litania? Taranto è un mattatoio, l’Ilva un simbolo di profitti sulla pelle dei lavoratori.
Due morti in una settimana, all’inizio dell’anno, e non sono casi isolati: il senatore Tino Magni parla già di cinque vittime sul lavoro nei primi giorni del 2026, una strage senza fine. Ma dove sono i controlli? Dove sono le imprese che pensano ai soldi e basta, i subappalti assurdi per le Olimpiadi, le pedane marce nelle acciaierie? Basta con tutto questo: l’anno nuovo inizia con sangue operaio, precari congelati nei cantieri “olimpici” e operai schiacciati nelle fabbriche avvelenate. Non si può morire per un turno o una valvola, punto e basta. Svegliatevi, istituzioni, sindacati, tutti: quante altre bare ci vogliono per cambiare?
Autore: Spartaco
Immagine generata con intelligenza artificiale







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