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martedì 27 ottobre 2026

Ai tempi la stampa...

Lou Reed Malaga, Spain 2

"Ai tempi la stampa non era molto professionale; la reazione violenta che ci fu nei nostri confronti mi lasciò piuttosto confuso. […] Non sapevano nemmeno che Venus In Furs fosse [anche] un libro. Che non avevo scritto io. […] Volevo solo scrivere brani su tematiche legate all'età adulta. Qualcosa che si potesse ascoltare anche una volta diventati più vecchi. […] Non ci aspettavamo di vendere dischi. Non era quello che stavamo facendo. Sarebbe stato grande [se fosse accaduto], avrebbe risolto un mucchio di problemi finanziari. Ma allora avevamo un'ambizione e uno scopo, ovvero elevare il rock & roll e portarlo dove non era mai stato prima."

Lou Reed

Photo credit Marcelo Costa, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons


Citazione del giorno



 "L'ottimista è un uomo che, senza una lira in tasca, ordina delle ostriche nella speranza di poterle pagare con la perla trovata."

Ugo Tognazzi 


La vita è bella


"Pronunciare questa frase "la vita è bella", nel tuo periodo più buio, non è cosa da niente. Dirlo forse è più semplice che crederci, ma se ci credi, forse riuscirai a comprendere il vero significato di questa vita...
perché la vita è bella non perché tu hai,
ma perché tu dai, nonostante tutto...
La felicità la trovi nei piccoli gesti quotidiani... nei silenzi ascoltati... nei vuoti riempiti... nei sorrisi regalati e nell’amore vissuto...
La vita è bella se cerchiamo di vivere la felicità e non d’inseguirla."



Roberto Benigni


Osservate con quanta previdenza...


 

"Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un'eterna giovinezza. La vita umana non è altro che un gioco della Follia."

Erasmo da Rotterdam



domenica 25 ottobre 2026

Ritmi retrò (viaggio nella musica): Working Class Hero di John Lennon




Angolo curato e gestito da Mary B.

Pubblicata l'11 dicembre 1970 nell'album John Lennon/Plastic Ono Band, Working Class Hero è una delle canzoni più dirette, scomode e coraggiose mai scritte da John Lennon. Lontano dagli arrangiamenti elaborati e dalle melodie rassicuranti che avevano reso celebri i Beatles, Lennon sceglie una strada diversa: una voce, una chitarra acustica e un testo che colpisce come un pugno allo stomaco.

Il brano nasce in un periodo particolarmente intenso della sua vita, segnato da una profonda ricerca personale e dal desiderio di liberarsi dalle maschere imposte dal successo. Il risultato è una riflessione amara su come la società plasmi le persone fin dall'infanzia, insegnando loro a conformarsi, a non fare troppe domande e ad accettare il posto che viene assegnato.

Lennon mette sotto accusa un sistema che, a suo avviso, soffoca l'individualità e alimenta l'illusione della libertà, mentre spinge gli individui a seguire percorsi già tracciati. Per questo motivo Working Class Hero è stata spesso interpretata come una critica al conformismo, alle divisioni sociali e alle dinamiche di potere che condizionano la vita quotidiana.

Ci sono anche alcune curiosità che rendono il brano ancora più affascinante. La registrazione fu volutamente essenziale, quasi spoglia, per lasciare che fossero le parole a occupare il centro della scena. Inoltre, il linguaggio diretto utilizzato da Lennon suscitò polemiche e portò diverse emittenti radiofoniche a censurare o evitare la trasmissione del brano.

A più di mezzo secolo dalla sua uscita, Working Class Hero conserva intatta la sua forza. Non offre risposte semplici né slogan rassicuranti. Invita piuttosto ad osservare il mondo con occhio critico e a domandarsi quanto delle nostre scelte sia davvero frutto della libertà e quanto, invece, derivi da aspettative e condizionamenti esterni.

Forse è proprio questa la ragione per cui continua a essere ascoltata, discussa e cantata ancora oggi: perché le grandi canzoni non descrivono soltanto il loro tempo, ma riescono a parlare anche a quello che verrà. 

"A working class hero is something to be." Una frase semplice, ma capace ancora oggi di far riflettere su cosa significhi essere davvero liberi.

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Immagine generata con intelligenza artificiale


Uno schiavo...

"Uno schiavo che non ha coscienza di essere schiavo e che non fa nulla per liberarsi, è veramente uno schiavo. Ma uno schiavo che ha coscienza di essere schiavo e che lotta per liberarsi, già non è più schiavo, ma uomo libero."

Vladimir Lenin



30 ottobre sciopero generale




Comunicato da USB

L’Unione Sindacale di Base ha proclamato per venerdì 30 ottobre lo sciopero generale di tutte le categorie del lavoro pubblico e privato ed invita a costruire una grande giornata di protesta in tutto il Paese. In gioco c’è l’impennata dei prezzi, a partire dai carburanti, che pesa fortemente sui magri salari di milioni di lavoratori e lavoratrici che ormai non recuperano neanche più l'inflazione, di contro, l’inconsistenza dei provvedimenti assunti dal governo Meloni, schierato apertamente dalla parte delle compagnie petrolifere e delle banche.

Con il prezzo di benzina e gasolio schizzato oltre i 2 euro al litro, l’inflazione dei prodotti della spesa salita in 5 anni dal 30 al 50%, le bollette di luce e gas che subiscono rincari superiori al 30%, la situazione per chi vive di lavoro o pensione è sostenibile solo se c’è un adeguamento delle retribuzioni al costo della vita e se, allo stesso tempo, il governo interviene a calmierare i prezzi o, ancora, ad azzerare l'iva sui beni di prima necessità. Ma il governo Meloni ha deciso di non agire in queste direzioni, lasciando che il paese impoverisca e consentendo alle grandi aziende e alle grandi banche di continuare a speculare sulle nostre vite.
La boutade, assolutamente insufficiente, tardiva e già naufragata, del tetto al prezzo del carburante è la dimostrazione di un governo asservito e complice delle logiche di mercato.
In Europa le proteste divampano, dalla Spagna alla Francia alla Germania. Movimenti giovanili e organizzazioni sindacali stanno promuovendo grandi mobilitazioni per rivendicare diritti sociali e difendere le condizioni di vita e di lavoro. In Italia le grandi organizzazioni sindacali restano a guardare, anzi scelgono di provare a stringere con le organizzazioni padronali un accordo su rappresentanza e salari quando ci sarebbe bisogno di organizzare la protesta.
Diverse organizzazioni sindacali dei lavoratori portuali hanno lanciato per la data del 30 ottobre uno sciopero internazionale contro il traffico delle armi, contro le politiche di riarmo e la militarizzazione dei porti. Si tratta di un evento di portata storica che sta progressivamente coinvolgendo lavoratori e lavoratrici di sempre più paesi, estendendosi oltre il Mediterraneo e raggiungendo il Nord Europa ma anche l’India, il Messico, il Sudafrica e gli Stati Uniti.
I lavoratori dei porti stanno chiamando a mobilitarsi contro la guerra e le politiche di aggressione ai popoli portate avanti dagli Stati Uniti e da Israele e contro la complicità dei paesi dell’Unione Europea.
L’Unione Sindacale di Base considera la lotta contro il carovita e contro la moderazione salariale strettamente legate alla lotta contro il riarmo. L’enorme spesa pubblica messa a disposizione dell’acquisto e della costruzione di nuovi armamenti, con un balzo di decine di miliardi di euro nel bilancio statale per la difesa, cozza con l’indisponibilità a difendere i nostri salari e le nostre pensioni. E invece di pensare a dare una vera politica industriale all’Italia, il governo smantella quello che è rimasto, dall’ILVA all’automotive, e punta tutto sugli armamenti.
In questa situazione nessuno può pensare di salvarsi da solo. C’è bisogno di unire le proteste e costruire una mobilitazione generale che unisca tutte le categorie sociali e del lavoro per rivendicare la messa sotto controllo dei prezzi, il rilancio di salari e pensioni, una spesa pubblica indirizzata verso i servizi sociali e non alle armi.

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Photo credit USB