Articolo da Rivoluzione
Giovedì 2 aprile crolla il ponte sul Trigno lungo la Statale 16 in Molise dopo l’accumulo di pioggia straordinario dei giorni precedenti. Martedì 7 aprile si riattiva la frana nel Comune di Petacciato (Campobasso) danneggiando l’autostrada A14, spezzata in due, e deformando le rotaie della Ferrovia Adriatica.
Nel giro di una settimana la situazione logistica e infrastrutturale della zona sud adriatica è stata quasi completamente compromessa, mancando percorsi di viabilità alternativa. Inizia l’inferno del controesodo pasquale di molti lavoratori e studenti molisani e pugliesi, bloccati non solo in strada ma anche nelle stazioni a sud di Vasto.
La frana non rappresenta una novità geologica, ma un evento lungamente studiato e conosciuto, con oltre un secolo di attività, uno dei fronti franosi più lunghi d’Europa con un’estensione complessiva di 4 chilometri quadrati. Anche il ponte della Statale 16 era stato chiuso il giorno precedente al crollo. E pensare che sul ponte erano appena stati svolti lavori di manutenzione!
Tutti eventi prevedibili ma mai presi in considerazione. Si parla di una frana che non si fermerà nel breve periodo. È necessaria una soluzione radicale, come uno spostamento delle infrastrutture, che permetta di risolvere il problema nella sua totalità quando invece si sta già puntando a far tornare tutto alle condizioni di viabilità precedenti.
Servirebbero tra i 180 e i 500 milioni per spostare le infrastrutture su un percorso sicuro. Sembrano cifre esorbitanti, ma in realtà stridono con la realtà dei fondi disponibili. Ricordiamo che per il Ponte sullo Stretto sono stati stanziati 13,5 miliardi di euro.
Fonte: Rivoluzione
Autore: Gloria Vinciguerra

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Contro la geologia l'essere umano deve imparare a farsi piccolo ed evitare di edificare e realizzare infrastrutture dove è contro natura, invece di spremere il territorio per lucrarci con gli appalti.
RispondiEliminaTroppa cementificazione selvaggia, per non parlare dell'abusivismo.
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