Articolo da Valigia Blu
Per il secondo anno di fila il governo italiano si trova a essere nel gruppo di paesi che stanno smantellando lo Stato di diritto nell’Unione Europea. A sancirlo è il nuovo Rule of Law Report 2026 dell’ONG Liberties, realizzato con il contributo di quasi 40 organizzazioni in 22 paesi. L’Italia si trova così in compagnia di Bulgaria, Croazia, Ungheria e Slovacchia. Rispetto all’anno scorso è uscita dal gruppo la Romania, sostituita dall’Ungheria che nel 2025 era stata inserita in una categoria a parte.
Il quadro europeo appare segnato da stagnazione, arretramenti e da una capacità molto limitata dell’Unione di trasformare le proprie raccomandazioni in cambiamenti effettivi. Il 93 per cento delle raccomandazioni del 2025 ripeteva quelle degli anni precedenti; tra le 100 raccomandazioni esaminate da Liberties, il 61 per cento non mostra progressi, e un ulteriore 13 per cento registra un peggioramento.
Dietro al gruppo di cui fa parte l’Italia ci sono i paesi considerati
in declino. Paesi dalle solide tradizioni democratiche, ma in cui
tuttavia lo stato di diritto si sta indebolendo in alcune aree, senza
però un disegno politico alla base. Sono Belgio, Danimarca, Francia,
Germania, Malta e Svezia. Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Irlanda,
Lituania, Paesi Bassi, Romania e Spagna sono classificate invece come
paesi dove lo stato di diritto è “stagnante”. Promossa a pieni voti
invece la Lettonia.
Per l’Italia il rapporto parla quindi di
“sistematica e deliberata erosione dello Stato di diritto”, evidenziando
la contiguità dell’operato del governo Meloni, che “ha seguito la
traiettoria avviata nel 2022”. Liberties collega questa traiettoria a
una serie di elementi precisi: la criminalizzazione del dissenso,
politiche migratorie sempre più restrittive, attacchi alla magistratura,
uso di spyware contro attivisti e giornalisti, e più in generale il
clima in cui si trova a operare l’informazione. Sotto accusa anche
l’operato del governo nel caso Almasri, con la violazione degli ordini
della Corte penale internazionale.
L’altro capitolo centrale per l’Italia è quello dei contrappesi democratici. Proprio il decreto sicurezza è uno degli esempi più evidenti. Il provvedimento, secondo il rapporto 2026, ha criminalizzato i blocchi stradali e altre forme di dissenso, rafforzando invece le garanzie per le forze di polizia. Scegliendo inoltre la strada del decreto-legge, il governo ha scavalcato il normale dibattito parlamentare; come se non bastasse, le nuove norme colpiscono forme di protesta pacifica, anche nei CPR e nelle carceri.
Sul fronte della corruzione e della trasparenza, i progressi sono minimi o inesistenti. Nel Corruption Perceptions Index 2024 di Transparency International il paese è sceso a 54 punti su 100, perdendo dieci posizioni. A pesare sono diversi fattori: l’interpretazione più restrittiva del traffico di influenze, l’abolizione dell’abuso d’ufficio, la trasparenza limitata sul PNRR e il ritardo sulle norme che dovrebbero regolare lobbying e conflitto di interessi. Proprio qui si misura uno dei nodi strutturali indicati dal rapporto: alcune riforme vengono avviate, ma poi si fermano o arrivano depotenziate. La proposta sul conflitto di interessi, approvata dalla Camera già nel maggio 2024, è ancora bloccata al Senato, e secondo Liberties non sembra rientrare tra le priorità legislative.
Per quanto riguarda la libertà di informazione, Liberties inserisce l’Italia tra i paesi in cui nel 2025 sono aumentati molestie e attacchi fisici contro i giornalisti. Una delle questioni centrali è il caso Paragon-Graphite: il rapporto parla di un “trend preoccupante” nell’uso di spyware contro i giornalisti e sottolinea che le autorità italiane hanno mostrato scarso interesse nell’accertare quanto accaduto. Sono citati i casi di Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, informato da WhatsApp di essere stato preso di mira, e quello di Ciro Pellegrino, che ha ricevuto un analogo avviso da Apple. Il governo non ha intrapreso le necessarie azioni chiarificatrici, mentre restano aperti procedimenti giudiziari. Nello stesso quadro rientra anche l’attentato contro Sigfrido Ranucci, che il rapporto definisce “la punta dell’iceberg” dello stato della libertà di stampa in Italia.
Continua la lettura su Valigia Blu
Fonte: Valigia Blu
Autore: Valigia Blu
Licenza:
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
Articolo tratto interamente da Valigia Blu







Nessun commento:
Posta un commento
I commenti sono in moderazione e sono pubblicati prima possibile. Si prega di non inserire collegamenti attivi, altrimenti saranno eliminati. L'opinione dei lettori è l'anima dei blog e ringrazio tutti per la partecipazione. Vi ricordo, prima di lasciare qualche commento, di leggere attentamente la privacy policy. Ricordatevi che lasciando un commento nel modulo, il vostro username resterà inserito nella pagina web e sarà cliccabile, inoltre potrà portare al vostro profilo a seconda della impostazione che si è scelta.