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L'alluvione del Piemonte del 2-3 novembre 1968 si è verificata in seguito a fortissime precipitazioni cadute principalmente in Valle di Mosso, nell'allora provincia di Vercelli, causando 72 vittime e l'evacuazione di centinaia di abitazioni.
Dopo un ottobre anomalo, con temperature quasi estive, il 1º novembre 1968 iniziò a piovere ininterrottamente su alcune aree del Piemonte nord-orientale[1][2]. Per via del caldo accumulatosi le settimane precedenti, i rovesci non colpirono solo la pianura o la fascia collinare ma si riversarono abbondantemente anche ad altitudini sopra i 1000 metri[1]. Le piogge del 1º novembre, cadute ininterrottamente per dodici ore, andarono così rapidamente a saturare il terreno[1][2].
Il 2 novembre, a causa delle precipitazioni ininterrotte, i torrenti Strona di Mosso, Strona di Postua, Quargnasca, Ponzone, Cervo ed Elvo strariparono invadendo strade, ferrovie, abitazioni ed impianti industriali. La situazione venne aggravata ulteriormente da una serie di smottamenti e di frane che oltre ad interrompere le varie infrastrutture del territorio andarono a formare anche dei bacini artificiali a rischio esondazione. Ad essere principalmente colpite furono alcune vallate del vercellese, oggi in provincia di Biella, come la valle di Mosso, valle Sessera, Valsesia e valle dell'Elvo. Allagamenti ed inondazioni si registrarono poi anche in altre zone del Piemonte come la val d'Ossola, il Monferrato e le Langhe.
L'eccezionalità dell'evento è testimoniata dal fatto che alcuni pluviometri della zona registrarono quantità di acqua mai vista prima. Dal 1° al 5 novembre a Trivero si segnarono 573,6 mm e ad Oropa 513,4 mm[3]. I soccorsi, in tutta la parte orientale del distretto biellese, uno dei motori dell'economia piemontese, iniziarono ad operare nel pomeriggio del 3 novembre. Fondamentale fu l'aiuto dei tantissimi volontari della zona poi soprannominati angeli del fango. Un grande aiuto alle popolazioni colpite venne dato anche dall'Esercito Italiano, in particolare dagli uomini della Divisione corazzata "Centauro"[2].
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