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martedì 21 aprile 2026

Partigiani della pace: Torino scende in piazza per il 25 aprile



Articolo da Centro Studi Sereno Regis

Il 25 aprile ricorda e richiama tre eventi fondamentali per il nostro paese: la liberazione dal fascismo, la fine della guerra voluta da Hitler e Mussolini e l’adozione della Costituzione repubblicana, frutto della Resistenza. Sono eventi consegnati alla storia che si incrociano, peraltro, con la realtà attuale.

Il fascismo, sconfitto 81 anni fa, si ripropone nella società, nella politica e nelle istituzioni. Ci sono alcune diversità, inevitabili dato il diverso periodo storico, ma la sostanza è la stessa: il militarismo, il culto della guerra e della nazione, il disprezzo per la cultura, la vocazione autoritaria, la teorizzazione della disuguaglianza, il rifiuto del diverso e dei migranti (versione aggiornata del razzismo e delle sue leggi), l’organizzazione dello Stato in base a cordate parentali e amicali. Il nostro 25 aprile è un impegno per una nuova Resistenza contro la deriva fascista.

La guerra, bandita, dopo la seconda guerra mondiale dall’ordinamento internazionale e da quello del nostro paese (seppur proseguita in diverse realtà del mondo), viene riproposta su scala planetaria come strumento di risoluzione delle controversie e nuovamente celebrata come “igiene del mondo”.

La forza ha sostituito il diritto, soppiantato gli organismi internazionali, “legittimato” ovunque guerre devastanti e prolungate, veicolato la pratica del genocidio del popolo palestinese da parte del Governo di Israele, prodotto sequestri, omicidi mirati e bombardamenti a tappeto di interi paesi (come avvenuto in Venezuela e in Iran da parte degli Stati Uniti), provocato un riarmo generalizzato e addirittura lo sdoganamento delle armi nucleari. Il nostro 25 aprile è una grande mobilitazione per la pace e contro la guerra.

La Costituzione è sotto attacco con il tentativo reiterato di svuotarla dei suoi valori. Non c’è solo la violazione dell’art. 11 e del ripudio della guerra. Sono attaccati i diritti sociali fondamentali (dalla salute al lavoro), il diritto al futuro delle nuove generazioni (con la negazione di fatto della crisi climatica) e le libertà politiche (con decreti e leggi che minano le basi dello Stato di diritto spingendosi a prevedere come delitti l’espressione del dissenso e la resistenza passiva).


Autore: Coordinamento antifascista torinese

Licenza: Licenza Creative Commons

Articolo tratto interamente da 
Centro Studi Sereno Regis 


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