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mercoledì 4 marzo 2026

Ritmi retrò (viaggio nella musica): Futura di Lucio Dalla




Angolo curato e gestito da 
Mary B.

Futura, pubblicata nel 1980, è una di quelle canzoni che sembrano scritte ieri. Non perché il tempo non sia passato, ma perché parla di qualcosa che non smette mai di riguardarci: la paura del presente e il bisogno ostinato di credere che domani possa essere diverso.

La scena è semplice: una notte, due persone, una città che respira male. Attorno c’è tensione, incertezza, un mondo che sembra sul punto di spezzarsi. Eppure, proprio lì, in mezzo a tutto questo, nasce un dialogo fragile e potentissimo. Parlano di una bambina che forse arriverà, di un nome da darle, di un futuro che non esiste ancora ma che potrebbe cambiare tutto.

Dalla non racconta un’utopia. Racconta la vita vera: fatta di dubbi, di esitazioni, di “chissà”. Ma dentro quel “chissà domani” c’è una forza enorme. È la forza di chi, pur avendo paura, sceglie comunque di immaginare qualcosa di bello.

Quando Futura esce, l’Italia è ancora scossa dagli anni di piombo. Paura, violenza, diffidenza. Parlare di futuro, allora, non era un esercizio poetico: era un atto politico, quasi rivoluzionario. Dalla prende quella tensione e la trasforma in una promessa sussurrata. Non urla, non predica. Semplicemente immagina una bambina che un giorno potrà “ballare sopra il mondo”.

È un gesto minuscolo, ma è così che cambiano le cose: con un’immagine, un desiderio, una possibilità.

Futura è una carezza data nel buio. È la voce di chi dice: “Ho paura, ma ci provo lo stesso”. È un invito a non arrendersi, a immaginare un domani che abbia spazio per la tenerezza, per la vita, per un respiro nuovo.

E forse è per questo che continua a commuovere: perché dentro quella bambina immaginata ci siamo tutti noi, con i nostri sogni, le nostre ferite, e quella piccola, ostinata voglia di crederci ancora.

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Immagine generata con intelligenza artificiale


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