Cinquant’anni fa, il 2 novembre 1975, Pier Paolo Pasolini veniva trovato senza vita all’Idroscalo di Ostia. Aveva solo 53 anni. Da allora, ogni anno, ci ritroviamo a fare i conti con la sua assenza. Ma anche con la sua presenza, perché Pasolini non è mai davvero andato via.
Era un uomo scomodo. Un poeta che non si accontentava delle verità ufficiali. Un regista che raccontava gli ultimi, i dimenticati, i ragazzi di borgata. Un intellettuale che non aveva paura di dire quello che pensava, anche quando faceva male.
Pasolini ha vissuto intensamente, tra poesia, cinema, politica, amore e rabbia. Ha scritto con la carne, ha filmato con l’anima. Ha cercato Dio nei volti dei poveri, ha denunciato il potere con parole che bruciano ancora oggi.
La sua morte è stata violenta, misteriosa, ingiusta. Ma il suo pensiero è rimasto vivo. E oggi, nel 2025, ci interroghiamo ancora: cosa direbbe Pasolini dell’Italia di oggi? Della società, dei giovani, della cultura?
Forse ci direbbe di non smettere mai di pensare. Di non lasciarci anestetizzare. Di cercare la verità, anche quando fa paura.
In questi giorni, in tutta Italia, lo si ricorda con mostre, film, letture, incontri. Ma il modo migliore per ricordarlo è leggerlo. Guardarlo. Ascoltarlo. E lasciarsi provocare.
Pasolini non voleva essere amato. Voleva essere capito. E forse, oggi più che mai, ne abbiamo bisogno.
“Io so. Ma non ho le prove. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che si scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace.”
Grazie, Pier Paolo. Per non aver mai avuto paura.
L'autore di questo post, si è riservato il diritto di restare in anonimato, quindi non verrà rivelata l'identità e la fonte.







Non possiamo dimenticarlo!
RispondiEliminaConcordo!
EliminaBeh a parte qualche sua affermazione sul '68, per il resto concordo.
RispondiElimina👍
Elimina