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venerdì 12 novembre 2010

Si è spento Dino De Laurentiis

Dino de laurentiis crop
Ieri si è spento, uno delle figure storiche del nostro cinema;il produttore Dino De Laurentiis. Per ricordare le sue opere,vi lascio una sua biografia.

Agostino De Laurentiis, noto come Dino (Torre Annunziata, 8 agosto 1919 – Los Angeles, 11 novembre 2010), è stato un produttore cinematografico italiano.
Il giovane Dino, come era soprannominato sin da piccolo, crebbe per le strade di Torre Annunziata vendendo gli spaghetti prodotti dal padre, piccolo commerciante di pasta.
Il suo ingresso nel mondo del cinema avviene, insieme con la decisione di intraprendere la carriera di attore, quando si reca a Roma al "Centro Sperimentale di Cinematografia", appena inaugurato, nel biennio 1937-1938. Fra i suoi esordi come attore vi è quello nel film Troppo tardi t'ho conosciuta del regista Emanuele Caracciolo. Basta poco però, al giovane Dino, per trovare la sua vera strada: "dopo essersi guardato allo specchio" - secondo le sue parole - decide di spostarsi dietro la macchina da presa, intraprendendo la fortunata carriera di produttore.
Anche suo fratello Luigi e il nipote Aurelio sono produttori cinematografici.Inizia subito, dunque, a produrre film. Il primo risale al 1940, L'ultimo combattimento di Piero Ballerini, al quale seguiranno circa 150 film durante tutto il corso della sua lunga e prestigiosa carriera.
Il primo vero successo arriva con L'amore canta, una divertente "commedia degli equivoci", remake di un film svedese.
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Photo credit By Justin Sewell [CC-BY-2.0], via Wikimedia Commons

giovedì 11 novembre 2010

La leggenda di San Martino



Era l’11 novembre: il cielo era coperto, piovigginava e tirava un ventaccio che penetrava nelle ossa; per questo il cavaliere era avvolto nel suo ampio mantello di guerriero. Ma ecco che lungo la strada c’è un povero vecchio coperto soltanto di pochi stracci, spinto dal vento, barcollante e tremante per il freddo. Martino lo guarda e sente una stretta al cuore. "Poveretto, - pensa - morirà per il gelo!" E pensa come fare per dargli un po’ di sollievo. Basterebbe una coperta, ma non ne ha. Sarebbe sufficiente del denaro, con il quale il povero potrebbe comprarsi una coperta o un vestito; ma per caso il cavaliere non ha con sé nemmeno uno spicciolo. E allora cosa fare? Ha quel pesante mantello che lo copre tutto. Gli viene un’idea e, poiché gli appare buona, non ci pensa due volte. Si toglie il mantello, lo taglia in due con la spada e ne dà una metà al poveretto."Dio ve ne renda merito!", balbetta il mendicante, e sparisce. San Martino, contento di avere fatto la carità, sprona il cavallo e se ne va sotto la pioggia, che comincia a cadere più forte che mai, mentre un ventaccio rabbioso pare che voglia portargli via anche la parte di mantello che lo ricopre a malapena. Ma fatti pochi passi ecco che smette di piovere, il vento si calma. Di lì a poco le nubi si diradano e se ne vanno. Il cielo diventa sereno, l’aria si fa mite. Il sole comincia a riscaldare la terra obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello. Ecco l’estate di San Martino, che si rinnova ogni anno per festeggiare un bell’atto di carità ed anche per ricordarci che la carità verso i poveri è il dono più gradito a Dio. Ma la storia di San Martino non finisce qui. Durante la notte, infatti, Martino sognò Gesù che lo ringraziava mostrandogli la metà del mantello, quasi per fargli capire che il mendicante incontrato era proprio lui in persona.

Proverbio del giorno

" Chi vuol far buon vino zappi e poti a San Martino. "

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mercoledì 10 novembre 2010

Vota il romanzo "Dannati Danni"come libro dei libri maratona 2010


Premessa:
Molti di noi conoscono il blog di Vittoria A., l'autrice del romanzo"Dannati Danni".Per chi non conosce il romanzo,vi invito a visitare il suo blog ;inoltre garantisco che non vi pentirete della scelta.Ho chiesto a Vittoria se potevo ripubblicare il suo appello,per votare la sua opera in un concorso.Pubblico qui sotto le modalità:

Appello estratto dal blog Dannati Danni

Il romanzo "Dannati Danni" ha partecipato all'incontro "Il mio libro: maratona di lettura per tutti". Ora è in concorso per l'elezione del "libro dei libri maratona 2010". Il concorso scade il 14/11/2010, votare è anonimo e semplicissimo basta mandare una mail a questo indirizzo:biblioteca@comune.pesaro.ps.itNell'oggetto scrivere il nome dell'evento:"Il mio libro: maratona di lettura per tutti"Nel messaggio:"Vorrei votare il romanzo "Dannati Danni" di Vittoria A.".Trovi le informazioni sul concorso a questo link:http://www.biblioteca.comune.pesaro.pu.it/index.php?id=11792Si può esprimere il voto anche per telefono: 0721 387772Oppure direttamente in biblioteca: "Biblioteca San Giovanni" - Via Passeri 102 - 61121 Pesaro

Grazie di cuore a chi vorrà partecipare alla votazione.

Vittoria A.

Autore post:Vittoria A.


Segnalazione inviata da :Vittoria A.

L’Albero degli Amici


Nelle nostre vite esistono persone che ci rendono felici per la semplice casualità di averle incrociate nel nostro cammino.
Alcune percorrono il cammino al nostro fianco, vedendo molte lune passare, altre che vediamo appena tra un passo e l’altro. Tutte le chiamiamo amici e ce ne sono di diversi tipi. Forse ogni foglia di un albero rappresenta uno dei nostri amici.
Il primo che nasce da un germoglio è il nostro amico papà e nostra amica mamma che ci mostrano com’è la vita. Poi vengono gli amici fratelli, con i quali dividiamo il nostro spazio perché possano fiorire come noi. Passiamo a conoscere tutta la famiglia di foglie che rispettiamo e alle quali auguriamo ogni bene.
Ma il destino ci presenta altri amici, che non sapevamo di incontrare nel nostro cammino. Molti di loro li chiamiamo amici dell’anima, del cuore. Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene, sanno ciò che ci rende felici. E a volte uno di quegli amici dell’anima si installa nel nostro cuore e allora viene chiamato innamorato. Questo amico da luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra, salti ai nostri piedi.
Ma ci sono anche gli amici “del momento“, di una vacanza di alcuni giorni o di alcune ore. Sono soliti collocare molti sorrisi sul nostro volto, per tutto il tempo in cui siamo vicini. Parliamo di quelli vicino, non possiamo dimenticare gli amici lontani, quelli che sono nella punta dei rami e che quando soffia il vento appaiono sempre tra una foglia e l’altra. Il tempo passa, l'estate se ne va, l'autunno si avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono un’altra estate e altre resteranno per molte stagioni.
Però ciò che ci rende più felici è che quelle che sono cadute continuano vicine, aumentando la nostra radice con allegria. Sono momenti di ricordi meravigliosi di quando le incontrammo nel nostro cammino.
Ti auguro, foglia del mio albero, pace, amore, salute, fortuna e prosperità. Oggi e sempre… semplicemente perché ogni persona che passa nella nostra vita è unica. Sempre lascia un po’ di sé, e si porta via un po’ di noi. Ci sarà chi si è portato via molto, ma non ci sarà mai chi non ci avrà lasciato nulla.
Questa è la più grande responsabilità della nostra vita e la prova evidente che due anime non si incontrano per caso.

Nota sull'autore:

Secondo molti queste belle riflessioni non sono attribuibile a J. Luis Borges (come molti scrivono); ma scritte da Paul Montes, un missionario sud-americano.


Alla stazione in una mattina d'autunno di Giosuè Carducci

Dore and Totley railway station 2064024 13e0ab43

Alla stazione in una mattina d'autunno

Oh quei fanali come s’ inseguono
accidiosi là dietro gli alberi,
tra i rami stillanti di pioggia
sbadigliando la luce sul fango!
Flebile, acuta, stridula fischia
la vaporiera da presso. Plumbeo
il cielo e il mattino d’ autunno
come un grande fantasma n’ è intorno.
Dove e a che move questa, che affrettasi
a’ carri foschi, ravvolta e tacita
gente? a che ignoti dolori
tormenti di speme lontana?
Tu pur pensosa, Lidia, la tessera
al secco taglio dai de la guardia,
e al tempo incalzante i begli anni
dai, gl’ istanti gioiti e i ricordi.
Van lungo il nero convoglio e vengono
incappucciati di nero i vigili,
com’ ombre; una fioca lanterna
hanno, e mazze di ferro: e i ferrei
freni tentati rendono un lugubre
rintocco lungo; di fronte all’ anima
un’ eco di tedio risponde
doloroso, che spasimo pare.
E gli sportelli sbattuti al chiudere
paion oltraggi : scherno
par l’ ultimo appello
che rapido suona :
grossa scroscia sui vetri la pioggia.
Già il mostro, conscio di sua metallica
anima, sbuffa, crolla, ansa i fiammei
occhi sbarra; immane pe ‘l buio
gitta il fischio che sfida lo spazio.
Va l’ empio mostro; con traino orribile
Sbattendo l’ ale gli amor miei portasi.
Ahi, la bianca faccia e il bel velo
Salutando scompar ne la tenebra.
O viso dolce di pallor roseo,
o stellanti occhi di pace, o candida
tra’ floridi ricci inchinata
pura fronte con atto soave!
Fremea la vita nel tiepid’ aere,
fremea l’ estate quando mi arrisero;
e il giovine sole di giugno
si piacea di baciar luminoso
in tra i riflessi del crin castanei
la molle guancia : come un’ aureola
più belli del sole i miei sogni
ricingean la persona gentile.
Sotto la pioggia, tra la caligine
torno ora, e ad esse vorrei confondermi;
barcollo com’ ebro, e mi tocco,
non anch’ io fossi dunque un fantasma.
Oh qual caduta di foglie, gelida,
continua, muta, greve, su l’ anima!
Io credo che solo, che eterno,
che per tutto nel mondo è novembre.
Meglio a chi ‘l senso smarrì dell’ essere,
meglio quest’ ombra, questa caligine :
io voglio io voglio adagiarmi
in un tedio che duri infinito.

Giosuè Carducci

Photo credit Ben Brooksbank [CC-BY-SA-2.0], via Wikimedia Commons