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sabato 1 febbraio 2014

Venne infine un tempo...

"Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore."
 
Karl Marx
Post originale pubblicato il 5 maggio 2012




 

Il postino smetterà di suonare?

Poste Italiane - sign
 
Articolo da Attac Italia
 
Dopo aver versato, per non più di un minuto, lacrime di coccodrillo sui dati della disuguaglianza sociale nel pianeta, forniti dal rapporto della ong Oxfam – le 85 persone più ricche del mondo detengono una ricchezza equivalente a quella di 3,5 miliardi di persone; l’1% del pianeta possiede il 50% della ricchezza mondiale- il ministro Saccomanni, presente all’annuale Forum di Davos, è passato alle cose serie e, in un incontro con i grandi investitori stranieri, ha annunciato l’avvio dell’ennesimo piano di privatizzazioni, con in testa le Poste Italiane.

Senza senso del ridicolo, è riuscito a dire che l’operazione, che prevede, per ora, la messa sul mercato del 40% del capitale sociale di Poste, comporterà un’entrata di almeno 4 miliardi da destinare alla riduzione del debito pubblico. Anche ai più sprovveduti credo risulti chiara l’inversione del contesto : Saccomanni dice di voler privatizzare le Poste per ridurre il debito pubblico, mentre è evidente come il debito pubblico sia solo l’alibi –lo shock teorizzato da Milton Friedman- per permettere la privatizzazione di un servizio pubblico universale.

Bastano due semplici operazioni di matematica : la vendita del 40% di Poste Italiane porterebbe il debito pubblico da 2.068 a 2.064 miliardi, con un entrata una tantum non riproducibile, e nel contempo eliminerebbe un’entrata annuale stabile di almeno 400 milioni/anno (essendo l’utile di Poste Italiane pari a 1 mld).

Ma, ovviamente, non c’è dato che conti quando l’obiettivo è quello di dichiarare una vera e propria guerra alla società, attraverso la progressiva spoliazione di diritti, beni comuni, servizi pubblici e democrazia, all’unico scopo di favorire l’espansione dei mercati finanziari.

E, d’altronde, la messa sul mercato del 40% di Poste è la naturale prosecuzione di un processo di trasformazione del servizio, in corso già da quando l’azienda dello Stato è diventata una SpA : da allora abbiamo assistito a più riprese –tutte avvallate dagli accordi sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil di categoria- al progressivo smantellamento del servizio postale universale, con relativo attacco alle sue prerogative di uniformità di servizio su tutto il territorio nazionale, di tariffe contenute e di soddisfacente qualità del recapito.

Ciò che si vuole perseguire, con la definitiva privatizzazione, è lo smantellamento della funzione sociale di Poste Italiane, attraverso la separazione di Banco Posta dal servizio di recapito, trasformando il primo –già oggi ricettacolo di molteplici attività finanziarie- in una vera e propria banca e mettendo sul mercato il secondo.

Con la naturale conseguenza che i servizi postali saranno garantiti da una miriade di soggetti privati, solo laddove adeguatamente remunerativi (grandi città e grandi utenti) e smantellati, o a carico della collettività con aumento incontrollato dei costi, in ogni territorio dove il rapporto servizio/redditività non sarà considerato adeguato.

Senza contare il fatto che, con questa operazione, anche tutta la funzione di raccolta del risparmio dei cittadini, oggi svolta dagli oltre 13.000 uffici postali, che convogliano il denaro raccolto a Cassa Depositi e Prestiti, verrebbe messa a rischio o profondamente trasformata.

Stiamo già sentendo le consuete sirene ideologiche di accompagnamento : la vendita del 40% non intaccherà il controllo pubblico, mentre nel capitale sociale verranno coinvolti i lavoratori e i cittadini risparmiatori, in una sorta di azionariato popolare e democratico.

Credo che tre decenni di privatizzazioni abbiano già fornito gli elementi per confutare entrambe le tesi : l’entrata dei privati nel capitale sociale di un’azienda pubblica ha sempre e inevitabilmente comportato la trasformazione della parte pubblica in soggetto finalizzato all’unico obiettivo del profitto; l’azionariato diffuso tra lavoratori e cittadini, aldilà delle favole sulla democrazia economica, è sempre servito a immettere denaro nell’azienda, permettendo agli azionisti maggiori –i poteri forti- di poterla possedere senza fare nemmeno lo sforzo di doverla comprare.

Ogni smantellamento di un servizio pubblico universale consegna tutte e tutti noi all’orizzonte della solitudine competitiva : ciascuno da solo sul mercato in diretta competizione con l’altro.

Opporsi alle privatizzazioni, oltre a fermare i processi di finanziarizzazione della società, consente di riaprire lo spazio pubblico dei beni comuni e di un altro modello sociale. Perché il futuro è una cosa troppo seria per affidarlo agli indici di Borsa.
 

Fonte: Attac Italia
 
Autore: Marco Bersani
 
Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Italia.


Articolo tratto interamente da Attac Italia

Photo credit User:Mattes (Own work) [CC-BY-SA-3.0], via Wikimedia Commons

 

Il ciclo della natura: giorno dopo giorno


Nature Cycle: Day in Day out from Bora Baysal on Vimeo.

Photo e video credit Bora Baysal caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons

Api time-lapse


Bees from Franco Grisa on Vimeo.

Photo e video credit caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons

Yo Decido: manifestazioni in tutta Europa

Per maggiori informazioni:

http://womenareurope.wordpress.com/

Programma manifestazioni in corso:



 

La tua nostalgia di Edith Irene Södergran


La tua nostalgia

La tua nostalgia è un mare che puoi navigare,
la tua nostalgia è un terreno su cui puoi camminare,
perchè te ne stai allora inerte e scorata
fissando il vuoto?

Verrà un mattino con un orizzonte più rosso
di tutti gli altri,
verrà un vento a porgerti la mano:
mettiti in cammino!

Edith Irene Södergran

 

Citazione del giorno

"Il pericolo non viene da quello che non conosciamo, ma da quello che crediamo sia vero e invece non lo è."
 
Mark Twain