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sabato 11 aprile 2026

L’eclissi del pensiero: analisi del declino intellettuale italiano




Articolo da La Città Futura

La definizione della cultura secondo l’UNESCO. Produzione e fruizione della cultura in Italia e diminuzione progressiva della formazione culturale. Mancanza di autonomia culturale e subordinazione agli Stati Uniti d’America.

Non esiste una definizione unica di “cultura” che sia condivisa ossia accettabile da tutti e che sia di riferimento alla fase in corso con un quadro di riferimenti sociopolitici verificabili e ovviamente dinamici. Quindi, ognuno può in teoria delineare un quadro di possibili significati culturali e condividerli, chiaramente, varie poi possono essere le interpretazioni. L’UNESCO, “Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura”, ha adottato la seguente definizione: 

«La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze» [1]. 

È stata approvata nelle conferenza mondiale sulle politiche culturali: ”Rapporto finale della conferenza internazionale organizzata dall’UNESCO a Città del Messico dal 26 luglio al 6 agosto 1982”.  È un testo che è largamente condiviso ma oggi, dopo 44 anni andrebbe aggiornato in quanto delinea un quadro che non tiene conto delle condizioni sociali attuali in quanto, soprattutto per l’Italia, presenta una distanza siderale perché milioni di cittadini non vengono neanche sfiorati dai processi culturali e quindi si determina che il diritto alla cultura non è riconosciuto per tutti e non si affronta il tema della produzione della cultura stessa. La produzione della cultura in Italia e della sua fruizione è soltanto per pochi, a parte che la cultura in Italia per quasi tutti i settori è ferma da anni, quando c’è, è una produzione mirata solamente alla fruizione da parte della borghesia.  

In Italia a parte gli anni Settanta e Ottanta che sono stati anni che hanno ritmato delle fasi irripetibili per la fruizione culturale per tutti e in tutti gli ambiti, successivamente fino ad oggi la produzione culturale nei diversi ambiti è continuata ad essere attiva ma in modo discontinuo e comunque la fruizione non è stata, e continua ad essere, non per tutti. La fruizione per tutti nella fase in corso è al livello più basso da quando la Costituzione è entrata in vigore, primo gennaio del 1948, in concreto continua ad essere soltanto per pochissimi anche se i libri che rappresentano, come dire, la base dei processi culturali, continuano ad essere pubblicati anche a basso prezzo, ma soltanto per alcuni, ed anche gli spettacoli in presenza come ad esempio le commedie che sono continuamente rappresentate nei teatri hanno una fruizione molto ridotta, e non sono per tutti sia per i costi dei biglietti e sia per i processi complessivi della formazione culturale che non coinvolge pienamente il grande pubblico. Il tema della formazione culturale in Italia è stato sempre ignorato dai governi, ma per l’attuale governo di destra estremista semplicemente non esiste.

In prospettiva  i costi dei biglietti d’ingresso ai teatri non diminuiranno e per quanto riguarda i processi di formazione culturale è tutto da inventare: non ci sono riferimenti e ognuno si attiva a livello personale. Non ci sono strumenti attivi o quasi, ed è necessario considerare che la comunicazione a livello culturale nonostante che le tecnologie di comunicazione online siano standardizzate e facilmente utilizzabili non vengono quasi mai adoperate dagli enti culturali e dalle grandi Associazioni culturali, a parte qualcuna è da intendersi, e le ragioni sono diverse, ma in parte sono legate al fatto che la cultura in Italia non deve essere per tutti perché l’Italia è un paese liberista e comandano, non governano (si dimostri il contrario) quelle famiglie che detengono la maggioranza della ricchezza nazionale formato dalle proprietà immobiliare e mobiliari che rappresentano queste ultime i pacchetti corposi delle azioni delle società nazionali ed estere e governano i flussi delle operazioni nei mercati finanziari. Queste famiglie seguono un imperativo politico soprattutto quelle di destra: I noti personaggi della borghesia italiana utilizzano le immagini rappresentative degli eventi culturali che loro stessi producono per evidenziarsi mettendo sempre in mostra il loro impegno (a volte quasi zero) e che è in prevalenza di presenza sia per evidenziarsi nel panorama politico dei partiti e movimenti e sia nelle loro relazioni sociali in generale, e lo fanno monopolizzando il sistema delle televisioni e complessivamente dei media. 

In Italia abbiamo un blocco culturale operato da queste famiglie con barriere ideologiche non removibili e gli incontri e le manifestazioni culturali in presenza sono il loro campo di azione. Gli incontri in presenza  hanno sempre il loro fascino ed hanno sempre un ruolo di rilievo a livello sociopolitico. I partecipanti con l’attenzione dei media si scambiano tra di loro osservazioni e soprattutto giudizi che diventano notizie che hanno l’obiettivo di ombreggiare i reali problemi del momento soprattutto quelli di economia e le guerre in corso e chiaramente gli incontri in presenza sono importanti, per loro s’intende, anche per la nascita delle relazioni correnti che agevolano il rilancio continuo della formazione delle scelte politiche che sono sempre gestite da loro, ma tutto questo a livello online è quasi inesistente, o meglio dire non favorisce nessun valore aggiunto e comunque se a volte si manifesta, è marginale. Non fare uso delle moderne tecnologie di comunicazione a distanza online non favorisce il rilancio dei processi culturali, naturalmente la cultura continua ad essere per pochi e di fatto non decolla e spesso è per una fruizione soltanto privata  anche se viene finanziata con soldi pubblici, quindi la definizione della cultura dell’UNESCO è davvero inadeguata rispetto alla fase storica che stiamo vivendo, ovviamente non è che deve essere cancellata ma dovrebbe quantomeno essere aggiornata e affermare che la cultura deve essere per tutti indipendentemente dai redditi, dai titoli di studio e dalle posizioni che si occupano nella società. Le élite governano le produzioni culturali e di fatto sono sempre le stesse che ne fruiscono ed hanno fatto diventare l’Italia un deserto culturale.

La non autonomia dell’Italia per il campo della cultura la si coglie bene in un comunicato presente sul sito del ministero della cultura, ecco cosa si legge: “Gli Stati Uniti sono un partner privilegiato dell’Italia  non solo in campo politico e commerciale, ma anche per la cultura e la creatività contemporanea. Condividiamo radici, valori e progetti per il futuro. In questi giorni in America ho potuto constatare che c’è ancora tanto spazio per rafforzare la nostra collaborazione” [2]: chi scrive è il ministro della cultura Alessandro Giuli. Questa è la prospettiva dell’Italia anche in campo culturale e grazie sempre al governo di destra estremista di Giorgia Meloni, nella pratica corrente non abbiamo nessuna autonomia nei campi dell’economia e neanche a livello culturale in quanto siamo legati agli Stati Uniti d’America. Non abbiamo autonomia culturale e si può affermare che rispetto alle fasi storiche del secolo scorso c’è un’innovazione negativa che pesa quanto un macigno che è di fatto anche anticostituzionale. Si prenda atto che il primo comma dell’articolo 9 della Costituzione impone che “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”. Quale promozione culturale c’è in Italia? Non si fa nulla! È un interrogativo che non ha mai risposte perché non ce ne sono, attenzione, questo non vuol dire che non si produca nulla, attenzione, ma quello che si produce, che sia interessante o meno, è riservato soltanto alla fruizione di pochissimi e cioè per le élite della borghesia e il risultato è: L’Italia è un deserto culturale!  

È chiaro che rispetto al quadro sommariamente descritto, è necessario che si prenda atto che c’è nel sistema culturale italiano se non proprio una stasi quanto meno che la cultura è ferma, almeno per tutti, perché comunque anche se è attiva lo è soltanto per le élite borghesi e viaggia comunque con lentezza entro canali non trasparenti e peraltro è ben legata agli USA e coinvolge sempre soltanto un pubblico ridotto. Aspettare che in Italia la cultura si rimetta in moto per tutti è sbagliato perché finché in Italia ci sarà un governo di estrema destra nulla cambierà e le elezioni politiche che si svolgeranno il prossimo anno se non forse prima, con i problemi economici che abbiamo il rilancio della cultura sarà l’ultima delle priorità. La cultura va sì, considerata in generale, ma poi deve essere approfondita nei suoi ambiti e nelle articolazioni dei singoli settori, i quali vanno distinti da quelli dell’ambito formativo, che in Italia non è neanche teorizzato, e da quelli di spettacolo, al riguardo in Italia ci sono cittadini che non hanno mai assistito ad una rappresentazione dal vivo di una commedia in un teatro e sono soltanto spettatori dei programmi televisivi ed è noto che le televisioni hanno soltanto l’obiettivo di produrre in continuazione e mettere in onda spot pubblicitari. La contraddizione è che a pagare le tasse, compreso il canone Rai, siamo tutti, e chi non scappa sono i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, che sono quelli che di fatto fruiscono di meno dei servizi in generale, ma da quelli culturali non vengono neanche sfiorati, cioè la cultura che comunque si produce gli passa sopra la testa.  

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Licenza: Copyleft 


Articolo tratto interamente da La Città Futura 


4 commenti:

  1. Sono concorde solo in parte. Anche l'individuo, il basso, ha la sua parte di colpa. La cultura se la si può permettere anche da soli. Esistono biblioteche, librerie, non solo Wikipedia. Io a 73 anni continuo a frequentarle, a seguire conferenze, a partecipare a gruppi di lettura, ultimamente sto studiando il portoghese, a visitare mostre...
    Non è tutta colpa dei "grandi" che ci comandano. Ciao

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    Risposte
    1. Ognuno è sempre libero di pensare con la propria testa, senza essere assuefatti da chi ci vuole ignoranti e servi.

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    2. Pienamente concorde. Quindi il problema di fondo non dipende da chi ci comanda ma da noi stessi del popolo.

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