domenica 9 agosto 2015

Una buona scuola per chi?


Articolo da Doppiozero

Della riforma della scuola si è apparentemente parlato molto. In realtà, da un lato siamo stati esposti alla vulgata propagandistica di Renzi, condotta a suon di slogan e lavagnette, dall’altro l’opposizione alla cosiddetta Buona Scuola è stata percepita come una questione di interesse esclusivamente sindacale, a difesa di interessi di categoria. Comunque, un problema di chi nella scuola ci lavora. Non si è invece sentita (sul piano mediatico) una voce di riflessione lucida su cosa questa riforma possa comportare per chi dovrebbe stare al centro di qualunque discorso sulla scuola: gli studenti e le loro famiglie. Di questo vogliamo parlare qui.

Per chi crede che la scuola abbia il compito fondamentale di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale… che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (art. 3 della Costituzione) questa riforma, alla luce del suo iter parlamentare e pur tenendo conto delle modifiche intercorse, pone seri problemi sotto diversi  profili: accresce la disuguaglianza, mette a rischio la partecipazione democratica e la libertà di insegnamento, e ha effetti molto dubbi sulla qualità media del sistema.

Le deleghe in bianco: una questione democratica nel metodo e nel merito

A ben leggere il maxiemendamento approvato il 7 luglio scorso appare evidente che la vera riforma deve essere ancora scritta. Infatti, nel testo definitivo salta all’occhio la mole delle materie oggetto di delega in bianco al governo, elencate in un unico articolo (il 178) lungo oltre quattro pagine.

Ciò costituisce un problema di metodo prima ancora che di merito: usare lo strumento della delega, che non ammette discussione né consultazione degli organi preposti, su un’ampia gamma di materie, che comprendono tra le altre cose anche la riscrittura del Testo unico dell’istruzione, non lascia spazio a considerazioni positive circa l’iter democratico di questa riforma.

È vero che la legge non affronta direttamente la riforma degli organi collegiali, e che l’articolo 1 del maxiemendamento garantisce la possibilità di “partecipazione” (non meglio definita) di tali organi alle decisioni della vita scolastica. Però tale partecipazione potrà essere annullata, riformulata o contenuta con la riscrittura di alcuni articoli (8,9,10) del Testo unico dell’istruzione che normano la partecipazione democratica alla cosa pubblica all’interno delle scuole. E qui studenti e genitori, è evidente, hanno davvero molto da perdere: i loro rappresentanti da controparte attiva possono diventare semplici figuranti. La riscrittura del Testo unico dell’istruzione è davvero un nodo delicato perché è il documento che disciplina e dà disposizioni legislative in materia di istruzione, per scuole di ogni ordine e grado.

“Senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”: i finanziamenti privati e la libertà di pensiero

Un altro elemento di forte perplessità è dato dall’incentivazione delle erogazioni liberali che permettono a soggetti privati di elargire fino a 100.000 euro a una singola istituzione scolastica. Nella situazione generale di carenza di finanziamenti pubblici le scuole da parecchi anni si adoperano per rimpinguare i fondi statali (molto spesso insufficienti per le mere spese di funzionamento), appellandosi ai contributi volontari delle famiglie, alle feste di natale e a mercatini di fine anno. Questa modalità autorganizzata e quasi “casalinga” di racimolare qualche denaro in più crea ovviamente notevoli disuguaglianze sul territorio; cosa accadrà con i finanziamenti privati – che non potranno arrivare a tutti? Come saranno scelte le le scuole a cui dare i fondi? Dovremo sperare che la scuola dei nostri figli sia baciata dalla fortuna? La scuola è un diritto fondamentale per tutti i bambini e le bambine ed è lo strumento che dovrebbe combattere disuguaglianza e discriminazione sociale. È  evidente che l’entrata dei privati in modo così pervasivo non potrà che rafforzare il divario tra scuole di serie A e di serie B, dunque ci sarà chi avrà la macchina con tutti gli optional e chi quella con le ruote bucate. Un bambino di prima elementare in base a quale logica di merito dovrebbe avere l’una o l’altra?

L’entrata dei privati, oltre a mettere in evidenza che lo Stato abdica al suo ruolo rinunciando a immettere nella scuola le risorse necessarie (salvo però garantirne di crescenti alle scuole paritarie private!), pone anche un altro problema: la libertà di insegnamento e la possibilità di avere un ambiente scolastico plurale e inclusivo. Gli sponsor privati possono essere fortemente connotati politicamente, ideologicamente e religiosamente e condizionare di conseguenza programmi scolastici e metodi di insegnamento. È legittima la preoccupazione che un assetto in cui il dirigente è responsabile della redazione del Pof (Piano dell’ Offerta Formativa), di trovare gli sponsor nonché di scegliere la “squadra vincente” di insegnanti, comprometta fortemente, rispetto all’oggi, la pluralità di voci trasformando le scuole in unità autoreferenziali ed escludenti. Questo perché la “Buona Scuola” promossa dal Governo Renzi sgretola il sistema scolastico in singole unità creando oltretutto l’impressione alle famiglie di poter scegliere la scuola migliore per i loro figli! Questa è una pura illusione, almeno per quanto riguarda la scuola dell’obbligo.

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Fonte: Doppiozero


Autore: CooGen | Coordinamento Genitori Torino

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Articolo tratto interamente da
Doppiozero

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