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mercoledì 3 giugno 2026

La strage dei braccianti che non vogliamo vedere



Articolo da Radio Onda d’Urto

Sono stati bruciati vivi per “punizione” i 4 braccianti, afghani, uccisi lunedì 1 giugno 2026 ad Amendolara, in Calabria, sfruttati nella raccolta delle fragole, nella vicina Basilicata. I caporali che li sfruttavano, per conto di un sistema di sfruttamento che mescola criminalità organizzata, aziende “legali” e grande distribuzione organizzata, hanno bloccato le portiere del minivan dall’esterno, gettato benzina e dato fuoco al veicolo, uccidendo così i 4 lavoratori, tra i 19 e i 29 anni, che volevano essere pagati per il loro lavoro, nei campi di fragole della vicina Basilicata. S

Sono morti così Ullah Ismat Qiemi, Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad,  braccianti agricoli. Per la strage fermati 2 cittadini pakistani, i loro caporali.

Un solo sopravvissuto, un bracciante afghano che viveva con le vittime a Villapiana, riuscito a fuggire rompendo un finestrino a testate e scappare dal bagagliaio. L’uomo ha riferito che i fermati, caporali, accusati di omicidio volontario plurimo, minacciavano lui e gli altri con coltelli e pistole per farli lavorare senza pagarli: ‘Ci davano cibo e casa, ma non i soldi. Anzi: i caporali pretendevano anche 5 euro per il trasporto da Villapiana alle campagne nei quali dovevamo raccogliere la frutta”, nell’area agricola di Scanzano Jonico.

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Autore: redazione Radio Onda d’Urto

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Articolo tratto interamente da Radio Onda d’Urto 
Immagine generata con intelligenza artificiale


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