Il governo ha tenuto il taglio fino al 3 luglio, poi basta: da sabato 4 luglio si torna a pagare di più per benzina e diesel.
Non chiamatelo “aggiustamento tecnico”: è una scelta politica precisa, fatta sulla pelle di chi ogni giorno si alza presto, fa chilometri, lavora nei cantieri, nei magazzini, nei servizi, e non può certo permettersi di vivere di annunci e conferenze stampa.
Quando c’è da favorire i profitti, le mani sono veloci. Quando c’è da difendere salari e redditi popolari, invece, scattano i rinvii, i compromessi e le lacrime di coccodrillo
La verità è semplice: questo governo fa pagare ai soliti di sempre il costo delle sue scelte, mentre chi ha meno subisce l’ennesimo rincaro. E poi hanno pure il coraggio di parlare di tutela delle famiglie.
Basta accise, basta ipocrisia, basta far pagare la crisi a lavoratrici e lavoratori.
Servono salari più alti, trasporti pubblici veri e una politica fiscale che colpisca rendite e grandi profitti, non chi vive di stipendio e fatica.
Autore: Lupo rosso







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