Articolo da Diario Socialista
Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su Diario Socialista
Le autorità genocide parlano di "rischio terrorismo", mentre le ONG mettono in guardia dal collasso totale della salute e dell'alimentazione.
Il 1° gennaio 2026 è entrata in vigore la sospensione delle licenze per 37 organizzazioni umanitarie internazionali operanti nella Striscia di Gaza, costringendole a cessare le operazioni entro il 1° marzo. Le autorità sioniste giustificano la misura citando "il mancato rispetto dei nuovi requisiti di registrazione" imposti nel marzo 2025, volti a "impedire a elementi terroristici di sfruttare il quadro umanitario". Le ONG interessate, tra cui Medici Senza Frontiere (MSF), l'International Rescue Committee e il Norwegian Refugee Council (NRC), denunciano un sistema "arbitrario e pericoloso" che peggiorerà la situazione già catastrofica nell'enclave.
Le ONG contraddicono questa visione. Claire San Filippo, coordinatrice delle emergenze di MSF, ha avvertito che "il sistema sanitario palestinese è distrutto" e che un ritiro forzato lascerebbe "centinaia di migliaia" di persone senza cure essenziali, acqua o cibo. MSF gestisce ospedali da campo e centri per la malnutrizione infantile grave, servizi essenziali in una Gaza devastata da oltre due anni di genocidio. "Abbiamo presentato la maggior parte delle informazioni richieste e stiamo cercando un dialogo", ha dichiarato San Filippo, respingendo le accuse infondate secondo cui il suo personale sarebbe legato a gruppi armati.
Le Nazioni Unite, attraverso l'Alto Commissario Volker Türk, hanno definito la decisione "spaventosa" e una "restrizione illegale" all'accesso umanitario. Diciotto organizzazioni israeliane per i diritti umani hanno condannato la misura perché "viola i principi di indipendenza e neutralità".
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Fonte: Diario Socialista
Autore: Diario Socialista
Articolo tratto interamente da Diario Socialista







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