giovedì 7 settembre 2017

L'uragano Irma devasta i Caraibi

Hurricane Irma Aqua-MODIS 06Sep2017 over British Virgin Islands

Articolo da La Stampa

Irma, l’uragano più lungo mai registrato a intensità massima, ha letteralmente raso al suolo due isole caraibiche e ancora prosegue il suo cammino di morte e distruzione. Ha già fatto almeno dieci morti, distrutto pressoché per intero le minuscole isole di Barbuda e St.Martin; ed ora, con venti che arrivano a 290 chilometri orari, punta verso l’isola di Hispaniola, dove le coste della Repubblica Dominicana già sentono i suoi effetti, poi arriverà ad Haiti, dove sono previsti allagamenti e smottamenti di terreno, infine alle Bahamas.
Tra le vittime, un bimbo di due anni a Barbuda, una persona ad Anguilla, 6 persone a Saint Martin, 2 a Saint Barthelemy. Ma il bilancio è destinato a crescere, anche perché i soccorsi non sono ancora arrivati e i contatti con le zone colpite sono in molti casi impossibili.

Agenzie Onu pronte a intervenire  

L’uragano sarà probabilmente declassato a categoria 4 passando all’altezza di Cuba, ma dal sud della Florida sono cominciate già le evacuazioni e le riprese dall’alto, registrano sulle autostrade file interminabili di auto. L’Onu ha calcolato che sono 49 milioni le persone sul cammino dell’uragano, di cui 37 milioni a rischi e ha annunciato che le agenzie si preparano a fornire una «risposta umanitaria imponente». Il governo britannico si prepara a inviare navi ed esperti per aiutare i suoi territori d’Oltremare.

Porto Rico al buio e senz’acqua, Barbuda in macerie

A Porto Rico le piogge sono cadute incessanti per ore e ore, quasi un milione di persone è rimasto al buio, 50.000 senza acqua potabile, mentre 14 ospedali continuano a funzionare solo grazie a generatori di corrente di emergenza. È andata peggio a Barbuda: il 95% delle case e degli edifici distrutti, è resa praticamente inabitabile. «Barbuda è letteralmente in macerie», ha raccontato Gaston Browne, il primo ministro, che ha parlato di «una devastazione totale». Il premier ha sorvolato in elicottero l’isola, 1800 abitanti, e ha constatato che praticamente tutte le strutture sono state distrutte. «È un disastro nazionale», ha aggiunto visibilmente commosso. Edifici rasi al suolo, tetti scoperchiati, attualmente sull’isola non c’è né acqua potabile né servizi telefonici: praticamente impossibili i contatti perché i venti hanno spaccato in due una torre per le comunicazioni. Browne ha parlato di danni per 150 milioni di dollari e anni per la ricostruzione.

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Fonte: La Stampa

Autore: redazione La Stampa


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Articolo tratto interamente da 
La Stampa


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1 commento:

  1. Sono sempre più convinto che questo sia il cambiamento climatico in atto. Un saluto.

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