venerdì 28 ottobre 2016

Allarme Wwf: l'uomo rischia di causare un'estinzione di massa


Articolo da WWF Italia

Le soluzioni sono nel cambiamento dei sistemi energetici e alimentari, assieme a un Piano Marshall per le specie selvatiche.

Per scaricare il rapporto e seguire lo streaming della presentazione

Mancano meno di 5 anni: entro il 2020 la popolazione globale di specie animali e vegetali potrebbe crollare del 67%. Il peso insostenibile della  mano dell’uomo sulla fauna selvatica  è solo uno dei numerosi segnali negativi che ci manda  il Pianeta Terra, segnali  raccolti dal WWF nel suo Living Planet Report, lanciato oggi in tutto il mondo con eventi speciali in tutti i continenti. A Stoccolma uno degli autori, Johan Rockström, illustrerà il report presso lo Stockholm Resilience Center di cui è direttore, alla presenza del Ministro dell’Ambiente svedese. In Italia è previsto nel pomeriggio un evento presso la  Camera dei Deputati, alla presenza, tra gli altri, della Presidente della Camera, on. Laura Boldrini, il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, l’economista Enrico Giovannini e la Presidente di WWF Italia, Donatella Bianchi. Living Planet Report 2016: Rischio e resilienza in una nuova era è l'undicesima edizione del Living Planet Report, una  pubblicazione biennale del WWF, e analizza oltre 14.000 popolazioni di vertebrati di oltre 3.700 specie dal 1970 al 2012. La presentazione in Italia  è promossa in collaborazione con Sofidel,  sarà seguita in diretta streaming:  bit.ly/LivingPlanetReport_2016

Per la prima volta nella storia l’impatto delle attività umane sui sistemi viventi del Pianeta è stato talmente forte da generare la ‘nascita’ di un nuovo periodo geologico nella storia della Terra, l’Antropocene: il Report WWF ne tratteggia lo stato indicando anche i cambiamenti più urgenti da attuare , a partire da una significativa rivoluzione nei  sistemi alimentari e energetici. Secondo il rapporto le popolazioni globali di pesci, uccelli, mammiferi, anfibi e rettili si sono ridotte del 58 per cento tra il 1970 e il 2012, il dato disponibile più recente. Il declino subito dal mondo selvatico in appena mezzo secolo preannuncia un crollo imminente di almeno due terzi entro il 2020. Ma quell’anno coincide anche con diversi traguardi importanti: nel 2020 entreranno in funzione gli impegni assunti nel quadro dell’Accordo di Parigi sul clima, insieme alle prime azioni ambientali all’interno dei piani di sviluppo sostenibile. Queste misure, se verranno attuate contestualmente agli obiettivi sulla biodiversità che, sempre a livello internazionale ed europeo sono stati fissati per lo stesso periodo, saranno in grado di riformare adeguatamente il sistema alimentare e energetico per  tutelare la ricchezza della vita  selvatica in tutto il mondo.

"Il mondo selvaggio sta scomparendo a un ritmo senza precedenti", ha dichiarato Marco Lambertini, Direttore Generale del WWF Internazionale -  "Non stiamo parlando solo delle specie meravigliose che tutti amiamo: la biodiversità rappresenta la base stessa del buono  stato di salute delle foreste, dei fiumi e degli oceani. Senza le specie animali gli ecosistemi crolleranno e con loro i ‘servizi’ che la natura ci fornisce quotidianamente come la purificazione dell’aria, dell’acqua, il cibo e la difesa dai cambiamenti climatici. La buona notizia è che abbiamo gli strumenti per risolvere questo problema e dobbiamo usarli subito se vogliamo seriamente preservare un pianeta vivente che sostenga la nostra sopravvivenza e il nostro sviluppo".

Il rapporto del WWF utilizza il Planet Index Living, fornito dalla Società Zoologica di Londra (ZSL), per monitorare le tendenze delle popolazioni di fauna selvatica, tendenze che mostrano una riduzione importante della loro dimensione globale. Le specie di acqua dolce sono complessivamente diminuite dell’81% tra il 1970 e il 2012, l’indice marino delle specie mostra  per lo stesso periodo un calo complessivo del 36% . ma accanto alle pessime notizie, ve ne sono anche di positive: è il caso della lince europea, ridotta fortemente nel passato per la caccia e la deforestazione. Leggi di tutela, progetti di reintroduzione e garanzie per la sua espansione naturale hanno fatto sì che questa specie risalisse la china dell’estinzione. Oggi in Europa vivono tra i 9.000 – 10.000 esemplari di lince, il 18% della popolazione mondiale e il suo ritorno è un segnale incoraggiante rispetto alle potenzialità di recupero della natura che possiamo ancora sfruttare.

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Fonte: WWF Italia

Autore: WWF Italia

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Articolo tratto interamente da WWF Italia 



2 commenti:

  1. Caro Vincenzo, io di sicuro non ci sarò ma quanto avverrà sarà veramente
    catastrofico!!! ciao e buona giornata caro amico.
    Tomaso

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  2. come non condividere questo articolo del wwf

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