martedì 21 luglio 2015

Riviera del Brenta - La solidarietà concreta dopo il tornado



Articolo da Progetto Melting Pot Europa 

Diario multimediale di una brigata di attivisti dei centri sociali e di rifugiati nelle zone colpite per aiutare la popolazione.

Partiamo molto presto, l’appuntamento è alle 7.00 nel piazzale dello Sherwood Festival. Sono passate poche ore dal tornado che l’8 luglio ha colpito i paesi di Dolo, Mira e Cazzago in provincia di Venezia. Classificato dall’Arpav, in base ai danni provocati, come EF4, ovvero con venti tra 270 e 320 km/h, il vortice ha distrutto tetti e case (400 gli edifici resi inagibili), raso al suolo edifici, sradicato alberi, trascinato via automobili. I danni, secondo una prima stima, sono di cento milioni di euro.
Oltre ai danni materiali, una persona ha perso la vita, 87 sono state ferite e 200 sfollate.
Con due van andiamo a prendere i rifugiati di Casa Don Gallo e i richiedenti asilo ospitati dalla Cooperativa Percorso vita.
Sono una ventina di ragazzi inseriti in "Welcome to Sherwood", un micro-progetto di formazione professionale che abbiamo realizzato all’interno del nostro festival. I ragazzi hanno fatto un corso per pizzaioli, uno per fonici audio, alcuni sono impiegati nel lavoro notturno di pulizia, altri al parcheggio. Due mattine alla settimana seguono anche la scuola di italiano.
In furgone carichiamo una cisterna di acqua, i nostri amici di Mira ci hanno detto che poteva servire alla popolazione. Guanti, badili e magliette del festival le dividiamo fra le macchine e i furgoni, siamo una sessantina tra attivisti dei centri sociali del nordest, collaboratori volontari e migranti.
Le immagini della distruzione provocata dal tornado le avevamo viste in televisione e nei video amatoriali pubblicati sui social network, ma appena iniziamo a vedere i danni capiamo che purtroppo ciò che avevamo visto non rendeva per nulla la gravità della situazione.
L’appuntamento è al Comune di Mira per dare le proprie generalità. I tempi sono un po’ lunghi, oltre a noi, ci son anche tantissimi cittadini, soprattutto giovani, che vogliono aiutare le persone colpite.
Seguendo le indicazioni degli amici che vivono lì, ci dividiamo in due gruppi.
La Protezione civile e le forze dell’ordine controllano la zona colpita, passano solo i mezzi pesanti che hanno iniziato a lavorare per togliere le macerie, i volontari e i residenti. Ci incamminiamo a piedi per qualche chilometro, fa molto caldo, tutti in fila indiana per permettere il passaggio dei mezzi.
Dopo venti minuti raggiungiamo la zona. Affianco alla prima casa distrutta è strano vederne un’altra completamente intatta ma, da quell’edificio in poi, lo scenario è uno scenario di guerra, come un bombardamento.
Nel Brenta vediamo due macchine, di fronte a noi, dall’altra parte della riva, c’è Villa Fini, una storica villa veneta divenuta il simbolo della devastazione che si è abbattuta su questo splendido luogo del Veneto.
Una decina di noi raggiunge una casa a due piani, il piano di sopra era crollato davanti all’abitazione.
"Mia madre e mio fratello sono vivi per miracolo", ci racconta Francesco che ci accoglie, "la mamma è molto anziana e mio fratello è diversamente abile, giocava sempre in veranda". Ora la veranda è accartocciata su se stessa. Per entrare e tirare fuori il mobilio, e tutto ciò che si poteva salvare nel caso di crollo totale dell’edificio, abbiamo dovuto spostare tutte le pesanti macerie.
Sul ghiaino attorno alla casa, o ciò che ne resta, Francesco ci fa vedere il segno del passaggio del vortice e ci dice "Appena abbiamo visto le immagini il primo pensiero è stato sono morti". Ci porta acqua e bibite, il sole picchia molto forte.
L’altro gruppo è più numeroso, dobbiamo intervenire sulla fabbrica del padre di un amico. Vendevano infissi. E’ un vecchio edificio, molto grande e il prato che circonda la struttura è ricoperto da rami, tronchi degli alberi e oggetti di vario tipo che sono stati scaraventati lì dal vento.

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Fonte: Progetto Melting Pot Europa

Autore: redazione Progetto Melting Pot Europa


Licenza: Creative Commons (non specificata la versione)


Articolo tratto interamente da Progetto Melting Pot Europa

Video credit globaltvproject caricato su YouTube - licenza: Creative Commons
 

2 commenti:

  1. Stano diventando sempre più numerose le volte in cui ci troviamo a parlare di giovani che, d fronte ad eventi di eccezionale gravità, si mettono in aiuto di chi questi avvenimenti li ha subiti. E noi? Quasi non riusciamo a capire la differenza di comportamento nelle varie occasioni. I giovani ci stupiscono. E' il loro modo di criticare questi tempi

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  2. Grazie per aver dare risalto alla notizia Cavaliere. A nome di tutta la Riviera colpita. Io ho perso un'auto, altri molto, molto di più. tanti giovani (ma anche meno giovani) volontari ci hanno positivamente sorpreso; la voglia di fare è stata tanta. Ora si pensa alla riscostruzione. Un saluto

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