mercoledì 29 marzo 2017

Volpi di città


Articolo da OggiScienza

SPECIALE MARZO – Sempre più persone scelgono la vita in città per godere di servizi, attività culturali, per rimanere più vicine al luogo di lavoro. Ma la city life non riguarda solo la nostra specie: sempre più censimenti, studi e progetti di citizen science mostrano come gli animali si avvicinano e si stabiliscono nei centri abitati. Non solo pipistrelli, roditori e ricci, ma falchi pellegrini (come quelli che abitano a Manhattan) e creature ancor più grandi come le volpi (Vulpes vulpes), che anche in città continuano comunque a condurre una vita “riservata” e a evitare, quando possibile, i contatti con noi.

Disboscamento e attività minerarie non sono infatti le uniche modalità con le quali modifichiamo l’ambiente; anche l’urbanizzazione gioca un ruolo sempre più importante e spesso ha effetti negativi sugli animali selvatici, perché porta a una degradazione o a una frammentazione dell’habitat. Così sempre più specie sono costrette a spostarsi dalla loro casa, bloccate da grandi strade e infrastrutture, assordate dal traffico o esposte a fonti di cibo alternative (come le discariche) che finiscono per alterarne il comportamento e la biologia.

Altre, come la volpe, se la cavano invece piuttosto bene: essendo predatrici generaliste hanno accesso a nuove possibilità alimentari, non solo rifiuti e scarti di cibo umani ma un gran numero di piccioni e ratti. Allo stesso tempo possono trovare rifugio nei giardini e, a conti fatti, sopravvivere con meno fatica rispetto a quella che richiederebbe sostentarsi con la sola caccia in natura. Niente attività industriali o agricole a disturbarle, niente (o quasi) pesticidi a ridurre il numero di lombrichi nel terreno e temperature tendenzialmente più calde rispetto al resto del territorio. Ma quante sono le volpi cittadine?

Mentre nuove città si attrezzano per tenere d’occhio la propria popolazione di volpi – come ha fatto di recente anche Vienna – la più studiata è probabilmente quella inglese.

Nel 2013 un gruppo di ricercatori guidati da Dawn Scott, biologa ed esperta di conservazione dell’Università di Brighton, ha sfruttato l’approccio della citizen science per quantificare il numero di volpi urbane. Attraverso annunci televisivi, hanno chiesto ai cittadini di diventare “avvistatori di volpi” e raccolto così i dati. Oltre a farsi un’idea della popolazione di questi mammiferi nelle aree di città, il loro obiettivo era anche identificare eventuali legami tra determinate caratteristiche urbane e la presenza e densità delle volpi. Nel giro di un paio di settimane hanno ricevuto quasi 17 500 segnalazioni. Il risultato? Sorprendente, nonché fotografia di un grosso cambiamento in corso, ma iniziato negli anni 1930, con i primi avvistamenti di volpi in città.

La distribuzione delle volpi tra Inghilterra e Galles è cambiata sensibilmente nel corso di poco più di un ventennio, con oltre il 90% delle aree un tempo senza o quasi senza volpi, circa 65 città e dintorni, che ormai erano tappa abituale dei piccoli canidi. Più parchi e zone verdi c’erano in una determinata porzione di territorio, maggiore era la densità di volpi avvistate. In mancanza di dati davvero aggiornati sulla presenza di questa specie in qualsiasi città britannica, scrivevano i ricercatori, è necessario elaborare metodi per un monitoraggio più preciso.

Tra il 2013 e il 2015 Scott e colleghi hanno portato avanti il loro lavoro sulle volpi urbane e a dicembre dell’anno scorso, a un incontro della British Ecological Society, la scienziata ha presentato i dati preliminari delle ultime indagini. Sfruttando la combinazione tra sondaggi, tag sugli animali e modelli per la stima della densità, la quota di volpi odierna in Inghilterra si aggirerebbe intorno ai 150 000 esemplari. Circa cinque volte maggiore rispetto alle stime degli anni Novanta del secolo scorso.

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Fonte: OggiScienza


Autore: 
Eleonora Degano

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Articolo tratto interamente da
 OggiScienza




5 commenti:

  1. Molto interessante, ho visto anche un servizio in tv sulla presenza dei cinghiali in città, precisamente a Genova...certo che a forza di disboscare, da qualche parte devono pur andare!

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  2. Il problema è che in molte aree due grandi citta sono caratterizate da un continum urbano, nel qualche non c'è spazio verde, cosi gli animali si adeguano a vivere nelle aree urbane o meglio suburbane, su quelo che una volta era il loro territorio le volpi come i cinghiali o i lupi, che sono sempre più frequenti nei centri urbani

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  3. Ne avevo sentito parlare delle volpi che vivono nelle città. Molto interessante l'articolo sia per come spiega il fatto sia per le spiegazioni che fornisce sui metodi di censimento di queste simpatiche volpi.

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  4. Tutto sta cambiando in natura...purtroppo !

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  5. Caro Vincenzo, spesso mi domando se tutto quello che leggi sia solo un sogno e non vera realtà
    Ciao e buon pomeriggio caro amico con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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