mercoledì 17 giugno 2015

Miracolo a Le Havre: recensione del film



Miracolo a Le Havre (Le Havre) è un film del 2011 diretto da Aki Kaurismäki.

Trama

Il film racconta le vicende di un lustrascarpe che cerca di salvare un ragazzino africano immigrato illegalmente nel porto francese di Le Havre. Il protagonista, Marcel Marx, è un ex scrittore bohémien divenuto lustrascarpe, sposato con Arletty. I due anziani coniugi conducono una vita dimessa in un quartiere povero di Le Havre. In un'intervista il regista avrebbe affermato che la decisione del nome del protagonista non è casuale: il nome, infatti, richiama ad un importante regista francese dell'epoca classica, Marcel Carné, autore del film Amanti perduti, nel quale la moglie del protagonista è interpretata dall'attrice Arletty che è anche il nome della moglie di Marcel Marx. Il cognome, Marx, sarebbe un riferimento a Karl Marx.

L'arrivo a Le Havre

Come in molti film di Kaurismäki ci troviamo in un porto industriale, tra le banchine cariche di container e gru. È il porto di Le Havre, in Normandia, di fronte alla Gran Bretagna. Un luogo inospitale e freddo, dove un gruppo di clandestini africani, che viaggiano in un container destinato al porto di Southampton, viene sbarcato per errore. Il vagito di un neonato insospettisce alcuni passanti che avvisano la polizia. Intervengono i reparti speciali, armati come la SWAT, per stanare i clandestini, nascosti nel container. Una volta aperto, ne escono alcuni sparuti migranti, che si lasciano deportare senza opporre resistenza. Tranne un ragazzino, Idrissa, che fugge nonostante i mitra puntati delle forze dell'ordine.

Il villaggio nella città

Marcel Marx e Arletty vivono in una periferia di casette colorate, con piccoli giardini ben curati, che sembra un villaggio bretone. "A poor man's paradise" in cui tutti si conoscono e si sostengono a vicenda. Marcel, che gira la città facendo il lustrascarpe, per caso si trova sui moli mentre Idrissa si nasconde, immerso nell'acqua gelida, per sfuggire alla polizia che lo cerca. Marcel gli lascia da mangiare, e se ne torna in quartiere. Il giorno seguente lo incontra di nuovo e decide di nasconderlo in casa, dove nel frattempo è rimasto solo perché Arletty è stata ricoverata con una prognosi infausta. Il commissario, interpretato da Jean-Pierre Darroussin, senza esporsi troppo, protegge la fuga del ragazzino e depista gli agenti ogni volta che questi stanno per mettersi sulle sue tracce.

Un incontro tra due mondi

Il vecchio bohémien e il giovane africano non hanno nulla in comune. Solo il senso della propria vita marginale e minacciata. Marcel dalla paura di restare solo e Idrissa dal fallimento del viaggio che doveva portarlo a Londra dalla mamma. Che lo aspetta e con cui non può mettersi in contatto. Marcel decide di aiutare il bambino, con la complicità di tutto il quartiere. Si reca a nord dove, in un accampamento di clandestini, viene a sapere che il nonno di Idrissa è in carcere. Riesce a vederlo, spacciandosi per suo fratello e minacciando il direttore di rivolgersi alla legge, e da lui riesce ad avere l'indirizzo della madre in Inghilterra. Poi si reca al porto e - grazie all'aiuto di un marinaio, disposto a portare il ragazzino in acque internazionali - organizza la fuga. C'è ancora un problema: la barca inglese che lo porterà sulle coste britanniche vuole soldi. Molti più di quanti Marx potrebbe mai avere.

Il miracolo della solidarietà

Inizia una fitta rete di contatti con i diversi personaggi che animano la vita del quartiere: l'anziana barista che sembra essere stata un'antica fiamma del commissario, il giovane cinese clandestino che in realtà è vietnamita ma ha dovuto accettare la falsa identità cinese che è riuscito a procurarsi, il verduraio e la panettiera che consigliano a Marcel di organizzare un concerto di beneficenza, richiamando uno stagionato rocker, Little Bob. Il concerto ha un grande successo, i soldi sono finalmente arrivati. In un'ultima rocambolesca fuga (dentro il carretto dell'ortolano) Idrissa elude l'inseguimento della polizia e - grazie all'intervento decisivo del commissario, che impedisce la perquisizione di una parte del battello - salpa verso Londra. Arletty guarisce miracolosamente e torna a casa con Marcel.

Un film sui buoni sentimenti, miracolosi di questi tempi. Un apologo sulla carità, anche intesa come carità cristiana, nonostante Kaurismaki, probabilmente, sia ateo. L'intera vicenda aiuterà il protagonista a divenire più maturo e responsabile. Inoltre l'insperata guarigione della moglie e il successo nel ricongiungere il ragazzino alla madre costituiscono per Marcel e l'intero quartiere un duplice miracolo, sottolineato nel finale dalla inconsueta fioritura del ciliegio in inverno.

Curiosità sul film

Il regista pensò dapprima di ambientare la storia a Marsiglia, poi ad alcune città marittime spagnole e portoghesi e infine decise di ambientarlo a Le Havre, che trovò ideale per le riprese.

La mia opinione

Questo film è attualissimo e visto la poca umanità esistente in giro, possiamo definirlo una fiaba dei giorni moderni.  Oltre che a tutti, consiglio la visione di questo film agli egoisti e ai razzisti, nella vita non si guarda sempre al proprio orticello, ma bisogna aprire gli orizzonti della propria mente.

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