mercoledì 21 dicembre 2016

Quando il terremoto non fa più notizia

Castelluccio di Norcia


di @inpuntadisella
(con fotografie di Michele Massetani)

«Sotto a Vetore v’ha un piccol castello
Da zencari fonnato senza fallo,
Che de neve continua gli ha un mantello
E manco a Agosto ce se sente callo;
Da man destra e sinistra è un piano bello
Che quanto val nessun po’ mai stimallo;
Solo ci manca il diletto d’Apollo
Perché ce passa il sole a rompicollo.

Se quivi sgrassatore ovver bandito,
Fosse pure a le forche condannato,
Toccar potesse un albero co’ un dito,
Siria rimesso da colpa o peccato:
Chè un altro luogo sì raso e pulito
Neppur l’avrebbe Bèbbeco fondato
Io te lo lodo e non te lo divieto:
Non l’avria fatto Bèbbeco d’Orvieto.»

(Da La Battaglia di Pian perduto, Berrettaccia di Castelsantangelo, XVI sec.)

La descrizione di Castelluccio di Norcia e del suo altipiano fornita nel XVI secolo da tal Berrettaccia – pastore e poeta del quale non si hanno altre informazioni certe – è probabilmente la più esaustiva e affascinante che sia mai stata realizzata. Nel poema il pastore narra le vicende della battaglia combattuta tra Norcini e Vissani all’ombra del Vettore (1522). Oggi quelle popolazioni sono unite dalla stessa tragedia.

Dal 24 agosto il Monte Vettore con le sue crepe e spaccature è divenuto, suo malgrado, uno dei simboli del terremoto che da quasi tre mesi sta scuotendo le regioni dell’Appennino Centrale. È importante parlare dei simboli utilizzati nel racconto del sisma, perché mai come in questo caso l’aspetto mediatico comporta risultati ed elementi reali. A partire dal 24 agosto e dalla scelta dell’infausto nome «Terremoto Centro Italia» con cui è stato battezzato il sisma, sono stati commessi errori ed imprecisioni che hanno contribuito a confondere le idee su quanto stava accadendo.

A proposito del Vettore e di errori, ecco l’immagine di un articolo del 30 ottobre, piuttosto eloquente. In poche righe possiamo notare che:




Dopo le imprecisioni è arrivato l’oblio. Dal 24 agosto a oggi l’attenzione dei media è andata via via scemando, e neanche le violente scosse del 26 e 30 ottobre – che, fortunatamente, non hanno causato vittime – hanno riacceso a dovere le luci su una situazione invece fortemente aggravata. Situazione che ad oggi coinvolge decine di migliaia di persone su un territorio molto vasto. Sono state messe in onda fino allo sfinimento le immagini del crollo della cattedrale di Norcia, ma non si è mai fatto un quadro realmente esaustivo dello stato delle cose. Con questo non si vuole sminuire l’importanza del crollo della Cattedrale o delle crepe che squarciano la montagna, ma quanto fatto dai media rischia di far diventare quelle immagini dei feticci della situazione reale.

L’attenzione reclamata, per lo più dai piccoli centri, non nasce dalla narcisistica voglia di apparire in televisione. Ci si è invece accorti in fretta che dove non arriva la copertura mediatica non arrivano gli aiuti, neanche a livello minimo. Se non si emerge dalla coltre che copre le zone colpite, si scompare. E questo può capitare anche ad intere aree: basti pensare che del versante abruzzese, meno colpito rispetto ad altri ma comunque fortemente interessato, non v’è quasi traccia da nessuna parte.

Il racconto si fa sempre più saltuario e scarno e si concentra sui sensazionalismi delle strade spaccate e sulle news acchiappa-click dei gattini senza casa. A parte qualche rara eccezione, come lo straordinario lavoro che Loredana Lipperini sta facendo su Radio Tre, non si parla mai della moltitudine dei paesi interessati e delle problematiche quotidiane che vengono lasciate all’autogestione della cittadinanza e ai numerosi volontari. Basta aprire un qualsiasi quotidiano online per notare che il sisma non esiste più o, se esiste, assume toni assurdi: su Repubblica.it mentre sto scrivendo appare solo tra i tag ed esclusivamente come «Sisma Norcia».

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Fonte: Giap - Il blog di Wu Ming


Autore: Wu Ming


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Articolo tratto interamente da Giap - Il blog di Wu Ming



Photo credit Leonardo Passero (Own work) [CC BY-SA 2.5], via Wikimedia Commons



1 commento:

  1. E' il "demone dell'oblio", molto più forte e attivo di quello della rimembranza... E'la bulimia mediatica, che invece di informare trasforma tutto in una sorta di rappresentazione sintetica...

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