giovedì 7 luglio 2016

Il razzismo esiste e fa vittime



Articolo da Cronache di ordinario razzismo

Due aggressioni razziste in pochi giorni. Entrambe nelle Marche: a San Benedetto del Tronto (ne abbiamo parlato qui), e a Fermo. Le vittime, cittadini di origine straniera. Gli aggressori, italiani, di giovane età stando alle testimonianze.

Emmanuel, cittadino nigeriano di 36 anni, è stato aggredito nel primo pomeriggio del 5 luglio mentre passeggiava con la compagna, nel centro cittadino di Fermo. “Scimmia”, avrebbero urlato due uomini alla donna, strattonandola e lanciandole altre offese razziste. Emmanuel avrebbe reagito: ne sarebbe scaturita una rissa. L’uomo sarebbe stato colpito più volte anche con un paletto della segnaletica stradale e, una volta a terra, picchiato ripetutamente. Soccorso dalle forze dell’ordine e dall’ambulanza, Emmanuel è stato ricoverato in condizioni disperate. “I medici stanno aspettando le ore 20 per dichiarare la morte celebrale”, ci ha spiegato nel pomeriggio di ieri al telefono Don Vinicio Albanesi, coordinatore del progetto di accoglienza gestito dalla Fondazione Caritas In Veritate, nell’ambito del quale Emmanuel e la compagna erano ospitati, da otto mesi, nel centro “Il seminario”.

Scappati dalla Nigeria insieme alla compagna a causa delle violenze del gruppo terroristico Boko Haram, Emmanuel e la compagna hanno attraversato il Niger, la Libia, il mare. Per le percosse subite durante il viaggio, la donna, che al momento della traversata del Mediterraneo si trovava in stato di gravidanza, ha perso il bambino una volta arrivata in Italia. Nel nostro paese erano riusciti a raggiungere Fermo, dove proprio don Vinicio lo scorso gennaio li ha uniti in matrimonio: una funzione religiosa priva di effetti civili, poiché i due erano ancora in attesa del permesso di soggiorno. Questa è la storia di Emmanuel e della compagna che avevano cercato protezione nel nostro paese. Un diritto che la cieca violenza razzista ha loro strappato via.


“E’ stata una provocazione gratuita, a freddo – ha affermato don Vinicio in una conferenza stampa, in cui ha annunciato che la Fondazione Caritas In Veritate si costituirà parte civile “nella veste di realtà a cui i due ragazzi sono stati affidati”. Durante la conferenza stampa, don Albanesi ha fatto anche riferimento ad alcuni ordigni esplosivi lasciati davanti alle chiese di Fermo. “Ci sono piccoli gruppi di persone che si sentono di appartenere evidentemente alla razza ariana! Fanno capo anche alla tifoseria locale e secondo me si tratta dello stesso giro che ha posto le bombe davanti alle nostre chiese”, ha affermato Don Vinicio, confermandoci telefonicamente che da gennaio a marzo sono state rinvenute alcune bombe davanti alle parrocchie della città: episodi su cui sono state avviate delle indagini.

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Fonte: Cronache di ordinario razzismo

Autore: redazione Cronache di ordinario razzismo

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Articolo tratto interamente da Cronache di ordinario razzismo  



4 commenti:

  1. Se mi vuoi bannare falo pure Vincenzo ma quello che penso te lo dico lo stesso.
    restituire pan per focaccia ai delinquenti

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  2. Sono fatti orribili, non ci sono parole.
    sinforosa

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  3. Mi fa tristezza pensare che quei due poveracci erano riusciti a sfuggire alle grinfie di criminali come i Boko Haram per finire in quelle di un razzista di periferia italiota.
    Adesso mi aspetto le orde dei vari difensori d'ufficio, parenti amici, altri ultrà di calcio e Salivnisti della domenica pronti a prendere le difese dell'assassino, a giustificarlo e a dire banalità del tipo: "ma in fondo è un bravo ragazzo...".
    Li aspetto al varco, li aspetto.

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