giovedì 4 febbraio 2016

Trivelle in Adriatico, il paradosso della caccia al petrolio di fronte a una riserva naturale


Articolo da LInfAlab

Il petrolio è un elemento naturale.

Il petrolio esiste nei nostri mari, nei nostri fondali e nella nostra terra da milioni di anni.

Il petrolio è un combustibile fossile e possiede particolari proprietà perché durante le ere geologiche la sostanza organica si è trasformata in questo liquido viscoso ormai noto come “oro nero”, un insieme di molecole formate da idrogeno e carbonio: i famosi idrocarburi.

Sono queste microscopiche e antichissime molecole la fonte di energia nascosta, ma relativamente facile da usare, che l’uomo ha presto imparato a far propria e dalla quale dipendono i grandi conflitti del ventesimo secolo.

Le riserve di petrolio di facile accesso – se facile può definirsi l’estrazione con le trivelle o con impianti off-shore in mare – storicamente presenti in Medio Oriente e in poche altre zone mondiali si stanno via via esaurendo. È forse anche per questo che sempre più spesso l’occhio dell’industria petrolifera sta volgendo verso nazioni che rappresentano solo lo 0,1 % sul totale di giacimenti al mondo (fonte: BP statistical review of world energy). Tra queste anche l’Italia.

Una premessa noiosa quella fatta finora, ma che serve a capire che se il petrolio di per sé è un elemento naturale, quello che invece noi – estraendolo, raffinandolo e utilizzandolo – restituiamo al sistema natura non lo è, sia che ciò avvenga in Paesi sfruttati da decenni per l’estrazione o in casa nostra.

Ne è un esempio quello che sta succedendo con le trivelle nell’Adriatico. Stando alla recente denuncia di Angelo Bonelli (Federazione Verdi), un decreto del Ministero dello Sviluppo Economico ha recentemente autorizzato le ricerche petrolifere davanti alle isole Tremiti. Così, alla modica cifra di circa 2000 euro l’anno versati allo Stato, la società irlandese Petroceltic avrà il permesso di ispezionare i fondali italiani per la ricerca di giacimenti su una superficie di circa 370 km2. La fase esplorativa che riguarda la ricerca di idrocarburi non è, però, esattamente come lo snorkeling con pinne e maschera, ma utilizza sistemi avanzati per la prospezione geofisica come gli air gun.

Questo metodo di ricerca prevede il rilascio rapido di aria compressa che crea una bolla che si propaga nell’acqua e genera onde a bassa frequenza in grado poi di fornire un rilievo dettagliato e affidabile della stratigrafia dei fondali marini. L’esplosione di un air gun produce un rumore circa 100.000 volte più forte di quello di un jet. Questo effetto ha un nome preciso – inquinamento acustico – e delle conseguenze ben note alla comunità scientifica: non solo gli impatti sulla fauna marina possono essere già di per sé molteplici, ma in particolare le ricadute più gravi si hanno sui cetacei, per i quali si spazia da problemi fisiologici, acuti o cronici a quelli comportamentali e percettivi. Disorientamento o danni specifici agli organi uditivi portano poi spesso al decesso dell’animale.

L’Adriatico, così come tutti i mari del Mediterraneo, è una zona di passaggio per diversi cetacei che potrebbero trovarsi nel raggio di azione degli air gun e subirne gli effetti. Questa zona del resto è già messa a dura prova: a pochi km dall’area pugliese delle Tremiti, lungo le coste abruzzesi, c’è il comune di Vasto che da alcuni anni è spettatore di numerosi spiaggiamenti di cetacei (capodogli e delfini) e tartarughe.

La perdita di biodiversità rappresenta uno degli obiettivi a cui porre un freno da molti anni ormai, motivo per cui vengono sempre di più avviate procedure per l’istituzione di riserve marine o parchi. L’arcipelago delle Tremiti ricade sotto l’amministrazione del Parco Nazionale del Gargano e le isole stesse appartengono alla riserva naturale marina Isole Tremiti.

Continua la lettura su LInfAlab

Fonte: LInfAlab


Autore: Giulia Calogero


Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

 

Articolo tratto interamente da LInfAlab



2 commenti:

  1. Ciao Cavaliere, ho seguito a questo proposito una trasmissione Rai...quasi non ci volevo credere...ma sono diventati matti?!

    RispondiElimina
  2. Il petrolio è come se fosse il sangue della Terra, è anche un'ammortizzatore che attutisce i movimenti della crosta terrestre. Il petrolio è anche il motivo di tutte le guerre a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni (insieme al rame- Vietnam- e all'oppio - Afghanistan).. E' davvero una vergogna che ancora tanta gente non l'abbia capito, e queste ingiustizie pericolose prima o poi le pagheremo tutti..

    RispondiElimina

I commenti sono in moderazione e sono pubblicati prima possibile. Si prega di non inserire collegamenti attivi, altrimenti saranno eliminati. L'opinione dei lettori è l'anima dei blog e ringrazio tutti per la partecipazione.